Ministeri al Nord, Alemanno: "Così si apre la crisi"

Bossi, Alemanno
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Tensioni all'interno del Pdl per il trasferimento di Dicasteri. Bossi vuole l'Economia a Milano, ma Berlusconi media: solo dipartimenti. Il sindaco di Roma non ci sta e minaccia la rottura

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E' guerra nella maggioranza sulla richiesta della Lega di spostare Ministeri al Nord. La proposta, bandiera della Lega Nord, fa seriamente traballare l'asse tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Il Senatur noncurante della contrarietà dei vertici del Pdl gioca al rialzo annunciano l'ipotesi che a Milano possa "arrivare un ministero di peso, quello che muove l'economia", ma soprattutto mette in chiaro che sulla decisione c'è il placet del premier: "Parola data non torna indietro", avverte il leader del Carroccio.
Scontro, scintille, rottura. Così i maggiori quotidiani italiani parlano delle tensioni all’interno della maggioranza a una settimana dal secondo turno delle amministrative 2011 nelle quali, tra l’altro, si sceglieranno i sindaci di Milano e Napoli. “E se perdiamo anche Napoli implode tutto” ha dichiarato al Corriere della Sera un esponente di spicco del Pdl.

Intanto, però, nella coalizione lo strappo tra la componente leghista e quella romana si è già consumato. Il sindaco della capitale Gianni Alemanno torna a dire il suo no e ribadisce “basta con le balle”. In un’intervista a Repubblica precisa di non voler minacciare le dimissioni, ma aggiunge: “E’ un attacco a Roma, così si apre la crisi nel centrodestra”. Il primo cittadino interviene anche su il quotidiano diretto da Sallusti Il Giornale e avverte: “La sede del governo è qui per Costituzione, lo spostamento non fa parte del programma”.
E' Gianni Alemanno a guidare la rivolta pidiellina. E, con la governatrice del Lazio Renata Polverini, chiede un incontro "urgente" a Silvio Berlusconi. Anche perché, sostiene il primo cittadino, se Umberto Bossi tirasse dritto, rischierebbe di essere messo "in discussione ogni equilibrio e ogni intesa".

Ruggini e tensioni anche tra i big della coalizione. Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni aveva messo in chiaro come l'argomento del trasferimento dei Ministeri non rappresenti "la richiesta più pressante dei nostri imprenditori e dei ceti produttivi". Ancora più netta la presa di distanza dei due capigruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri che al posto del decentramento propongono "conferenze periodiche fatte a Milano e a Roma". Un'offerta che il Carroccio lascia cadere nel vuoto: "Io sono abituato che nel Pdl decide Berlusconi e lui ci ha detto di sì, a me basta", replica tranchant Roberto Calderoli, che aggiunge: "E' finita la cuccagna". Non vuole sentire ragioni nemmeno il Senatur che invita Formigoni a "stare zitto" e gli risponde con una pernacchia. "Non gliela restituisco" replica il governatore dalle colonne del Corriere. Ma nella maggioranza è di nuovo tensione alle stelle.
Guarda il video.

Il premier, dal canto suo, sembra cercare la via di una mediazione, affermando che a Milano "arriveranno probabilmente dei dipartimenti", non gli interi Ministeri. Ma intanto nel suo partito non si riescono più a mettere in sordina insofferenza e tensioni. Verso l'alleato, certo. Ma anche interne.

Così, mentre la schiera di chi ha un piede fuori dalla porta del partito si ingrossa con Michaela Biancofiore, l'opposizione ha buon gioco ad incalzare. E attacca una maggioranza che definisce sempre più "in confusione", "impazzita", "che non esiste più".

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