Referendum, alla Camera l’emendamento "congela-atomo"

Manifestazione contro il ritorno al nucleare
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Il 20 aprile il Senato ha votato una modifica al decreto legge omnibus che sopprime tutte le norme sulla costruzione di centrali nucleari. Mercoledì 18 maggio tocca alla Camera. Per il governo la consultazione è inutile. Alla Cassazione l’ultima parola

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Mercoledì 18 maggio la Camera voterà l'emendamento "congela-atomo" al decreto omnibus già approvato il mese scorso dal Senato, ma per evitare il referendum sulle centrali nucleari, già fissato per il 12 e 13 giugno, bisognerà aspettare la decisione definitiva della Cassazione, che potrebbe arrivare nel giro di pochissimi giorni.

La decisione della Corte Suprema, dicono i sondaggisti, potrebbe avere un riflesso anche sugli altri referendum del 12 e 13 giugno, i due sull'acqua pubblica e quello sul cosiddetto "legittimo impedimento".
Stando al governo, la partita sul nucleare sarebbe chiusa già dal 20 aprile scorso, quando il Senato ha votato un emendamento al decreto legge omnibus che sopprime tutte le norme sulla costruzione di nuove centrali. "Con l'emendamento vengono abrogate esattamente le norme che sono oggetto del quesito referendario", spiegava in aula il ministro dello Sviluppo Paolo Romani. Qualche settimana prima, l'11 marzo, in Giappone era scoppiata la più grave crisi nucleare degli ultimi 25 anni, e un successivo sondaggio Ipsos dava al 78 per cento i contrari all'energia dall'atomo. Il governo aveva dunque deciso di non rischiare, anche per l'imminenza delle elezioni amministrative, rimandando a dopo l'estate ogni mossa, come aveva spiegato lo stesso Romani, in attesa di una verifica europea sulla sicurezza nucleare. E lunedì 16 maggio, dalla Sardegna, è arrivato un altro segnale sconfortante per i "nuclearisti": al referendum consultivo regionale che si è tenuto in contemporanea con le amministrative, oltre il 97 per cento dei votanti hanno detto no alle nuove centrali.

La parola alla Cassazione - Una fonte della Cassazione ha detto che "la Corte deciderà in tempi brevi, una volta che il testo sarà stato pubblicato dalla Gazzetta". "In ogni caso, questa è la prima volta che si arriva a un esito del genere", ha detto ancora la fonte. Sarebbe infatti la prima volta che in Italia un governo abroga una legge per cercare di evitare il referendum. In passato alcuni governi avevano tentato di modificare almeno in parte le leggi oggetto di consultazione, facendosi bacchettare dalla Corte Costituzionale. Negli ultimi anni, poi, le forze politiche - soprattutto di governo - contrarie ai referendum si sono mosse soprattutto per impedire che si raggiungesse il quorum del 50 per cento dei votanti più uno, annullando così la consultazione. Dal 1997 a oggi nessun quesito referendario abrogativo ha mai raggiunto la soglia di validità.
I promotori del referendum, presentato all'epoca dall'Italia dei Valori, si preparano adesso alla battaglia per dimostrare davanti ai giudici che la decisione del governo, se la Camera dovesse confermare il voto del Senato, è "un imbroglio" o al massimo "un differimento" e che il referendum si deve fare. A sostenere la tesi dei dipietristi è il professor Alessandro Pace, un costituzionalista di fama, già legale della Cir di Carlo De Benedetti, che ha già difeso di fronte alla Consulta il quesito. Ed è certo che oltre alle questioni più squisitamente giuridiche i difensori del referendum allegheranno anche le dichiarazioni rilasciate da Berlusconi alcuni giorni dopo il voto di Palazzo Madama, quando il premier affermava: "Se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatto chiarezza sulla tecnologia".

Nucleare “dirimente” per gli altri referendum? - Il destino del quesito sul nucleare avrà però un discreto peso anche per gli altri referendum, rilevano gli esperti di sondaggi. "L'affluenza ai referendum sarà alta se ci sarà di mezzo il nucleare, se no, no", ha detto Nicola Piepoli, uno dei più illustri sondaggisti italiani. "È possibile che a livello locale aumentino l'affluenza alcuni referendum locali, come a Milano, ma non credo che cambierà molto". Di avviso simile anche Renato Mannheimer, un'altra autorità in fatto di rilevazioni: "La questione del nucleare è dirimente. Sappiamo che la maggior parte degli italiani è contraria alle centrali. Ma anche se ci fosse il referendum sul nucleare, sarebbe difficile (arrivare al quorum), secondo me. Bisogna aspettare almeno che si pronunci la Cassazione, per capire meglio".
I promotori del doppio referendum sull'acqua pubblica ostentano invece ottimismo. Nei mesi scorsi hanno raccolto un milione e 400mila firme sui quesiti - che chiedono di fatto di abrogare la possibilità di dare in gestione i servizi idrici a privati e di fare dell'acqua un business lucroso - e ora dicono che "la nostra sensazione è che ci sia un grande attivismo sul territorio, una grande sensibilizzazione. C'è una maggioranza culturale già consolidata", ha spiegato Marco Bersani, del comitato referendario. "Il tentativo del governo di depotenziare i referendum sull'acqua sono sostanzialmente falliti. Hanno ammesso che la creazione dell'autorità sull'acqua non impedisce la consultazione. Ed è già partita la propaganda istituzionale alla Rai sulla materia referendaria", ha detto Bersani.
Sullo sfondo resta invece la questione del referendum sul legittimo impedimento, che permette al premier Berlusconi di congelare i processi fino al prossimo ottobre, anche perché la legge è già stata in parte abrogata dalla Corte Costituzionale. Promosso dall'Idv, il referendum è stato di fatto quasi ignorato da associazioni e partiti di centrosinistra, nel timore che diventi un plebiscito pro o contro il premier, mentre sull'acqua e sul nucleare, ha detto Bersani, "c'è trasversalità politica sia tra i favorevoli che tra i contrari".

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