Gallarate (Va): è battaglia a tutto campo tra Lega e Pdl

La candidata sindaco Giovanna Bianchi insieme a Umberto Bossi
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Nella provincia di Varese il Carroccio, che corre contro il sindaco del partito del premier, fa la campagna elettorale con lo slogan: "Fuori la mafia dalla città". Roberto Maroni benedice l'operazione e parla di ritorno al futuro

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di David Saltuari

A Gallarate si sperimentano strane e nuove alchimie elettorali. Qui la Lega ha deciso di correre insieme a Futuro e Libertà (che qui si chiama Libertà per Gallarate) e fare campagna elettorale contro il Pdl. Che si è alleato con l'Udc. E così qui i leghisti giocano a fare i moderati, per sfondare al centro, mentre il Pdl si fa intransigente, per intercettare i voti padani. A rischiare di rimandere schiacciato in questo strano laboratorio è la sinistra, a sua volta divisa e che fatica a trovare visibilità (tutti i candidati di Gallarate: la scheda elettorale).

Anche Silvio Berlusconi, in mezzo a tante ambiguità, ha preferito rinunciare all'ultimo momento alla canonica telefonata a sostegno del suo candidato e si è limitato a spedire una lettera per gli elettori. Massimo Bossi, sindaco uscente del Pdl in cerca di conferma, ha trattenuto a stento il fastidio per il forfait dell'ultima ora del premier e sulla sua pagina di Facebook ha cercato di rendere la cosa migliore di quanto sia. "Comunichiamo, ai pochi che oggi non hanno letto i giornali, che SILVIO BERLUSCONI ha scritto di proprio pugno una lettera a sostegno di Massimo BOSSI e del PdL Gallaratese" scrive sul social network e conclude, "così metteremo a tacere i troppi che fanno disinformazione sul territorio. Grazie SILVIO sei SEMPRE nei Nostri CUORI!!!"

I troppi che  fanno disinformazione, questa volta però non sono i giornali di sinistra. A fare disinformazione a Gallarate, secondo il Pdl, sarebbero appunto quelli della Lega. La spaccatura risale a quattro anni fa, quando il Carroccio uscì dalla giunta per dissidi nella maggioranza e da allora ha iniziato a fare un'opposizione durissima al partito del premier, accusando il sindaco e la sua giunta di clientelismo e poca trasparenza. L'apice la Lega l'ha raggiunto qualche giorno fa, quando ha tappezzato i manifesti elettorali del Pdl con la scritta "Gallarate senza mafie". Interpellata dal quotidiano La provincia di Varese, Giovanna Bianchi, candidata del Carroccio, tira un po' il freno a mano: "Non mi permetterei mai di parlare di coppola e lupara" spiega - "noi ci riferiamo ai clientelismi, alla gestione dell'amministrazione uscente che i cittadini hanno percepito come poco trasparente, ai limiti dell'opacità, sia in Comune che, di riflesso, nelle società partecipate".

Le società partecipate di cui parla la Bianchi sarebbe la Amsc, che gestisce tutte le aziende municipalizzate e al cui vertice siede Gioacchino Caianiello, detto Nino, secondo l'Espresso uomo vicino a Marcello dell'Utri, e che aveva già suscitato l'interesse dei media nazionali e della procura di Busto Arsizio. E così, con molta malizia, un altro manifesto della Lega recita "più amministratori in comune, meno amministratori in procura", con il disegno di una volante della polizia la cui sirena fa "Nino, Nino".

"La Lega fa il gioco della sinistra" tenta di rispondere il Pdl,  ma quello che succede a Gallarate non è motivo di imbarazzo per il Carroccio a Roma. Anzi. Per Roberto Maroni, quello che succede qui, "ci riporta alle origini e indica anche una possibile strada per il futuro". La candidata, Giovanna Bianchi, consigliere d'amministrazione della Rai in quota Lega, è stata imposta direttamente da Umberto Bossi. Più moderata rispetto alla prima scelta dei leghisti gallaratesi, cerca di conquistare l'elettorato del Pdl ed è arrivata qui con lo scopo di vincere.  E che il Senatur a Gallarate voglia vincere, lo dimostra anche il fatto che nelle ultime settimane qui si è fatto già vedere tre volte.

E così Massimo Bossi, il candidato del Pdl, si trova costretto, a sua volta, a cercare di pescare voti nel bacino leghista. Oltre a omettere maliziosamente il proprio nome dai manifesti elettorali (Bossi per tutti, si legge entrando nel suo sito), ai primi di maggio ha bloccato a muso duro 48 profughi mandati qui dalla regione Lombardia. Alla notizia dell'arrivo del pullman con i rifugiati, il sindaco ha fatto chiudere le porte del Cpe, costringendo i migranti a passare la notte nel veicolo e a tornare a Bresso il giorno dopo. Un comportamento che ha scandalizzato lo stesso Roberto Maroni e i leghisti locali. Il ministro dell'Interno ha dichiarato che "non farli nemmeno entrare è stato eccessivo", mentre per Stefano Candiani, segretario provinciale del Carroccio, è stato "un gesto assurdo. Innanzitutto queste persone sono qui per i bombardamenti voluti dal Pdl. E non sono nemmeno state accolte nella struttura, ma lasciati sull'autobus, perché il Pdl è in campagna elettorale, ha voluto essere più realista del re ed ha giocato la sua partita sulla pelle di poveracci".

Gallarate del resto non è un caso isolato. Come raccontato da La Stampa, su 36 comuni sopra i 15mila abitanti in cui si  voterà, in ben 19 la Lega corre da sola e contro il Pdl. Una strategia che in via Bellerio hanno studiato con cura, per mettere alla prova la propria forza e provare a correre da soli.

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