Napolitano: "Dai giudici un esempio di coraggio e fermezza"

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Il Capo dello Stato ricorda i magistrati uccisi da terrorismo e mafia e sottolinea il loro ruolo essenziale nella vita democratica del paese. E ammonisce: "No alla rottura della legalità in qualunque forma"

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Dai magistrati italiani è venuto, soprattutto negli anni del terrorismo, un contributo di fermezza e coraggio nella lotta contro la lotta armata. E' questo il messaggio che Giorgio Napolitano ha voluto lanciare, nell'introduzione del libro "Nel loro segno", che ricorda i 26 magistrati vittime del terrorismo e delle stragi di mafia, che sarà presentato lunedì 9 maggio in occasione della Giornata della memoria.

"No alla rottura della legalità"
- "Negli anni degli attentati terroristici, l'Italia corse rischi estremi. Sapemmo uscirne nettamente, pur pagando duri prezzi, e avemmo così la prova di quanto profonde fossero nel nostro popolo le riserve di attaccamento alla libertà, alla legalità, ai principi costituzionali della convivenza democratica, su cui poter contare" continua il Capo dello Stato nella sua introduzione.  Ebbene, prosegue Napolitano, "quelle riserve vanno accuratamente preservate, ravvivate, e messe in campo contro ogni nuova minaccia nella situazione attuale del paese e del mondo che ci circonda. E' infatti necessario tenere sempre alta la guardia sia contro il riattizzarsi di focolai di fanatismo politico e ideologico sia contro l'aggressione mafiosa". "No - ricorda il Presidente della Repubblica - alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma: è un imperativo da non trascurare in nessun momento, in funzione della lotta che oggi si combatte, anche con importanti successi, soprattutto contro la criminalità organizzata, ma più in generale - rileva - in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile degno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell'Italia".

Napolitano: "Da magistrati contributo di fermezza" - Il Capo dello Stato rileva poi che "già negli anni scorsi, al Quirinale, ho voluto mettere l'accento sul sacrificio di uomini di legge, per sottolineare come da magistrati, avvocati, docenti di diritto venne un contributo peculiare di fermezza, di coraggio e insieme di quotidiana serenità e umanità nello svolgimento di una funzione essenziale per poter resistere all'ondata terroristica e averne ragione: la funzione dell'amministrare la giustizia secondo legge e secondo Costituzione, sempre, contro ogni minaccia e ogni prevaricazione".

Vietti: "No a ignobili paragoni con le Br" - Il messaggio del Capo dello Stato viene poi ripreso da Michele Vietti, vicepresidente del Csm, in un ulteriore testo presente nel volume e riportate alle più recenti vicende. "E' importante evitare ignobili provocazioni che equiparano Brigate Rose e magistrati" scrive Vietti, che sottolinea l'importanza di "coltivare la memoria, non dimenticare mai chi si è battuto ed ha accettato il rischio di sacrificare la propria vita per 'stare dalla parte giusta', evitando confusioni tra chi ha presidiato la frontiera dello Stato e chi ha tentato di abbatterla sull'altro versante, dalla parte sbagliata". "Quando si toccano gangli vitali della vita democratica di un Paese, intrecciati per di più con drammatiche vicende destinate a rimanere ferite aperte nella coscienza collettiva di un popolo e nel cuore dei familiari delle vittime dei nemici dello Stato - ha sottolineato il vicepresidente del Csm - le analogie non possono essere utilizzate ne' per facezia ne' tanto meno per inaccettabili strumentalizzazioni".

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