Amministrative: provocatori e trash, è sfida tra manifesti

Uno dei manifesti elettorali di Giacinto Marra, detto Giangi, candidato sindaco a Torino
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I candidati alle prossime elezioni se le suonano a colpi di slogan. C'è chi cita Cetto La Qualunque e chi usa la metafora greve delle "palle". Ma c'è pure chi evoca il Duce. E intanto anche "big" come Fassino sfoderano l'arma dell'ironia

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di Serenella Mattera


Classici, istituzionali. Ma anche ironici, evocativi, a volte un po’ pacchiani, altre volte irrimediabilmente trash. Ai tempi della politica 2.0, sempre più praticata anche a livello locale, non accenna a tramontare la tradizione dei manifesti elettorali (guarda la fotogallery). Che tappezzano in questi giorni spazi (autorizzati e non) sui muri cittadini. Ma se i candidati sono centinaia e di volti in giro se ne vedon tanti, qualcuno avverte la necessità di emergere dalla mischia, di farsi notare e magari anche votare. E allora largo alla fantasia. C’è chi gioca sul suo nome e chi cerca l’originalità in una foto. C’è chi azzarda lo slogan e chi le prova proprio tutte.

Il campione di questa tornata elettorale sembra essere un imprenditore pugliese trapiantato in Piemonte: Giacinto Marra, per gli amici Giangi. Candidato sindaco a Torino con la lista ‘Azzurri italiani’, ruba spazio mediatico ai candidati di punta con manifesti sempre più arditi. Le vette più alte? Sembrano raggiunte con il poster in cui Giangi, che si autodefinisce “leader-professionista del pulito”, si fa ritrarre con una scopa con setole tricolore in mano e affianco la scritta ambigua: “Scopiamo?”, in caratteri grandi e più piccolo, a precisare, “…via la vecchia politica”. O l’altro, in cui compare sorridente con due palle in mano e si diverte a sfoderare doppi sensi: “Per cambiare…chi le ha?”, “Per cambiare bisogna averle!”.

Ma non è l’unico, Marra, ad aver pensato alla sottile metafora delle palle per farsi rappresentare. Sergio Papa, che a Ragusa si candida con l’aspirante sindaco di centrodestra Nello Dipasquale, compare sui manifesti 6x3 seduto alla scrivania e circondato da palle da basket, da tennis, da biliardo e da ping pong, per dire: “Questa città merita un buon consiglio…votiamo gente con le palle!”. E poi sotto: “…io ‘ci’ voto”, a specificare che Papa si sente incluso nella categoria.

Ironia, ma con toni molto più raffinati, per il candidato sindaco di Torino Piero Fassino. In ossequio allo slogan della sua campagna elettorale, "Gran Torino", Fassino ha infatti pubblicato sul suo sito un manifesto in cui la sua faccia compare sul corpaccione di Clint Eastwood, sulla locandina del noto film dell’attore-regista.

C’è poi tutta una collezione di manifesti elettorali che giocano sul nome del candidato. A partire da un altro torinese, Maurizio Marrone (Pdl), che ha pensato bene di sfruttare il cognome per far passare il messaggio: “Torino è in rosso, cambia colore”. Mentre a Milano il leghista Massimiliano Bastoni si fa ritrarre con al fianco un asso di bastoni e sorridente invita: “In Comune cala…l’asso. Vota Bastoni”. E ancora, nell’anno dell’esordio al cinema del personaggio di Albanese Cetto La Qualunque, sono in tanti a evocare il suo “Partito du pilu”. “Più Pilo per Milano”, proclama un candidato che di cognome fa proprio Pilo. Mentre a Oria, nel brindisino, si è presentata una lista P.i.l.u. (che sta per Persone indipendenti libere unite). E i giovani Ugl di Reggio Calabria hanno impostato una campagna sul voto pulito sulla dichiarazione: “Io non ‘Cetto La Qualunque”.

E proprio a Reggio Calabria, il Pdl è incappato in uno spiacevole incidente, quando ha fatto affiggere enormi manifesti 6x3 che invitavano a votare alla provincia Demetrio Arena, il quale, però, è in realtà candidato al Comune, come sindaco. Mentre non di errori, ma di scelte volute e duramente criticate, si è trattato in altri casi. E tralasciando l’ormai famigerato “Via le Br dalle Procure” comparso a Milano, fa scandalo a Pomezia Gianluca Caprasecca, candidato per la lista Città nuove, movimento che fa riferimento alla governatrice Renata Polverini, che ha messo sullo sfondo dei suoi manifesti un’immagine di Benito Mussolini e sopra la scritta: “Lui ha fondato Pomezia. A noi il compito di farla crescere. Rispetto e Onore”. La Polverini si è infuriata e ha assicurato che i manifesti sarebbero stati immediatamente tolti, ma Caprasecca su Facebook si difende: “Non è apologia, ma è storia”, “Pomezia e tutte le città dell’agro pontino sono figlie del Duce, queste sono le nostre radici e noi abbiamo il Dovere di onorarle”.

Ma se qualche effigie di Mussolini compare quasi a ogni tornata elettorale, inedita è la polemica scatenata a Treviso dalla comparsa di poster con lo slogan “Veneto terra dell’abbondanza…rubata” e la foto di una giovane donna con seno prosperoso in vista e, a fianco, una ragazza anoressica. Sotto la prima foto c’è la scritta “Senza la politica romano-padana”, mentre sotto l’immagine della donna magrissima, con su una spalla il sole celtico leghista, appare la dizione “Con la politica romano-padana”. Il messaggio anti-leghista, insomma, è chiaro. Non altrettanto chiaro, però, è chi sia l’autore della provocazione. Anche perché il principale indiziato, la lista autonomista Veneto Stato, nega. E sostiene trattarsi di “manifesti contraffatti, probabilmente a opera di militanti leghisti, delusi dalle promesse tradite dai propri rappresentanti”. 

A Bologna, invece, sono Lega e socialisti a sfidarsi a suon di manifesti. Il Carroccio ha affisso i suoi con lo slogan “A Bologna, prima i bolognesi” e sopra il disegno di di persone in fila al Comune. Ci sono una serie di immigrati e dopo di loro un nonnino e un bimbo: “Indovina chi è l’ultimo…”, scrivono i leghisti. Ma la replica è arrivata dalla lista di centrosinistra “Rosa per Bologna”, che ha pubblicato, su sfondo verde-leghista, l’immagine di quattro omini, tutti bianchi e uno con i colori del Carroccio, sotto una lente d’ingrandimento. E in alto la scritta: “Indovina chi è il razzista”.

Fuor da polemica, il giovane candidato del Pd a Catanzaro, Salvatore Scalzo (27 anni). Si è fatto ritrarre sorridente in una foto segnaletica e la scritta: “Colpevole: ama Catanzaro”. Una scelta che ricorda la campagna di Toscani con i giovani calabresi e lo slogan: “Terroni? Incivili? Inaffidabili? Sì, siamo calabresi”.

Provocatorio, ma in tutt’altro modo, infine, il candidato dell’Idv a Napoli Umberto Donadio, che sul suo volantino elettorale ha pubblicato frasi per niente lievi: “Loro a fare il Bunga Bunga con le squillo di lusso e voi…sempre con l’abbonamento a Superpippa”. Oppure: “Loro sempre in vacanza ai Caraibi e voi sempre al lido Mappatella” (striscia di spiaggia sul lungomare napoletano, ndr). E ancora: “A voi…il Grande Fratello e loro con tua sorella”.

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