Berlusconi-Bossi scoppia la pace

Berlusconi, pace fatta con Bossi sulla Libia e non solo. Tremonti mediatore
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Libia, amministrative e bilancio sono tre buoni motivi per far scattare la pace tra premier e Senatùr. Ricucito lo strappo anche con Tremonti, lanciato come "erede" per guidare il governo. Non senza suscitare qualche malumore…

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L'armistizio siglato con Giulio Tremonti nel corso di una cena a palazzo Grazioli (presente anche Gianni Letta) e la mozione unitaria sulla Libia che ricompatta le file della maggioranza facendo rientrare, almeno ufficialmente, le tensioni con Umberto Bossi, consentono a Silvio Berlusconi di tirare un sospiro di sollievo.

Una tregua che qualcuno nel partito definisce "armata", un allentamento della "tenaglia" costruita sull'asse "Lega-tesoro" in vista delle rush finale della campagna elettorale per le elezioni amministrative: in ballo tra le varie città anche Milano, roccaforte del Cavaliere.
La pace viene siglata ufficialmente nella serata di mercoledì 4 maggio con l'attesa cena tra il Cavaliere e il Senatur, che vede come invitato speciale proprio Giulio Tremonti: il ministro nei giorni scorsi avrebbe assunto il ruolo di mediatore tra il premier ed il leader del Carroccio.

"Con Bossi è tutto a posto" mette in chiaro il presidente del Consiglio, spiegando che "sull'emergenza Libia c'erano posizioni diverse per certi aspetti, ma poi è stata concordata nella mozione una soluzione che è stata approvata dal Pdl e dalla Lega". E dopo le bordate dei giorni scorsi, a rassicurare sulla tenuta della maggioranza ci pensa anche il leader dei lumbard: "Con Berlusconi siamo amici - dice - abbiamo trovato la quadra".
E se con la Lega il Cavaliere usa toni soft, con Giulio Tremonti la tregua siglata sembra sfociare in una grande sintonia sui traguardi di politica economica: "Ci sono delle situazioni del bilancio che richiedono un assoluto rigore", mette in chiaro Berlusconi sposando in pieno la linea del ministro del Tesoro e accantonando per il momento l'obiettivo di ridurre le tasse: "In questo momento di crisi globale non è possibile per nessun paese europeo farlo". Un riconoscimento al lavoro del ministro indicato dallo stesso Berlusconi come il "possibile candidato alla guida del governo" nella prossima legislatura.

L'idea di Tremonti leader del centrodestra piace ufficialmente al resto degli azionisti della maggioranza, anche se, al di là delle dichiarazioni formali, sono in molti proprio a bocciare l'idea che il successore del premier sia il titolare di via XX Settembre: sarebbe la fine del partito - è il ragionamento di un ministro pidiellino. Anzi i più maligni non escludono che dietro la volata lanciata al ministro dell'Economia ci sia lo zampino del Carroccio. Un'ipotesi che fa trasparire l'insofferenza per l'atteggiamento del super ministro.

I più agitati sono gli ex Fi (anche se mercoledì non è passato inosservato il colloquio tra Tremonti e Claudio Scajola) che impuntano al Cavaliere di essere troppo accondiscendente alle richieste del Carroccio e a quelle del ministro dell'Economia. Un malessere che, stando alle previsioni di alcuni dirigenti del Pdl, potrebbe esplodere nel corso del prossimo Consiglio dei ministri. A porre il problema della collegialità delle decisioni potrebbe essere il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan, tra i più critici verso il titolare del Tesoro.

A rendere più complessa la situazione c'è poi il capitolo "Responsabili". Il Consiglio dei ministri dovrebbe dar via alle tanto attese promozioni nel governo. Una lista in realtà ancora aperta a modifiche e che vede molti dei diretti interessati sul piede di guerra. Quattro sarebbero i posti da assegnare al gruppo (Catia Polidori, Bruno Cesario sarebbero i certi) e poi uno a scelta tra Antonio Milo ed Elio Belcastro. A contendersi una nomina sarebbero anche Francesco Pionati e Massimo Calearo. Nel "pacchetto" figurano, ancora, Aurelio Misiti ex Mpa e Daniela Melchiorre dei Libdem. Due posti sono in 'quota' Senato ed i papabili sono Riccardo Villari ed Antonio Gentile, a carico del Pdl.

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