Napoli, l'ombra del voto inquinato

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C'è la figlia di un boss mafioso, chi è imputato per violenza privata e chi per concorso in devastazione. I Verdi avvertono: "Ci sono arrivate segnalazioni per 170 candidati discutibili". Questo lo scenario che grava sulle amministrative in Campania

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C'è un imputato per violenza privata e un altro per concorso in devastazione. C'è, poi, la figlia di un boss, e anche di chi ha favorito la latitanza di Giuseppe Setola capo dell'ala stragista dei Casalesi. E c'è anche chi, sul profilo Facebook, ha festeggiato il compleanno di Hitler. Candidati 'discussi'. E un'ombra che, su tutto, sulle elezioni amministrative di Napoli e provincia, rischia di diventare una cappa: quella del voto inquinato.

I Verdi avvertono: "Ci sono arrivate segnalazioni per 170 candidati discutibili". La Prefettura spiega: verifiche in corso su oltre 10 mila casi. Due giorni fa sono stati arrestati due candidati per il Pdl al Consiglio comunale di Quarto (Napoli) con l'accusa, pesante, di essere vicini al clan Polverino. Intanto, nelle liste, qualcuno che ha avuto qualche problema con la giustizia c'è, eccome: ci sono nomi ormai famosi, ma ci potrebbero essere anche tanti altri 'anonimi', cittadini che nelle liste di comuni e municipalità portano i voti della camorra.
Marco Nonno è una delle 'pecore nere' di questa tornata elettorale, visto che è uno dei candidati imputati. Lui si dice "orgoglioso di esserlo", e spiega anche perché. "Non sono certo stato accusato di essere vicino alla camorra - dice Nonno, candidato al Comune di Napoli per il Pdl - sono imputato per aver difeso la mia popolazione, quella di Pianura. Hanno detto che io ordinavo di bruciare i bus durante la rivolta contro la discarica. Se avessero trovato legami con i clan non mi sarei mai candidato".
Altro imputato, altra storia. Quella di Achille de Simone. Per lui l'accusa è di violenza privata: fu arrestato nel 2009 nell'ambito di una indagine sul clan Sarno, per essere stato presente a una riunione in casa della moglie di un boss dove era stato convocato suo nipote che intendeva aprire un'associazione antiracket. La donna diede il suo ok all'apertura, a patto che al clan venissero riferite le denunce dell'associazione, che poi rinunciò. Capolista dell'Alleanza di Centro per le comunali a Napoli, 70 anni, cambi nette di casacche, bolla tutto come "false accuse". Guai, poi, a chiedergli se intende ritirarsi: "Non esiste proprio". C'è poi Maurizio Matacena, commercialista, candidato Pdl e indagato nell'inchiesta che vede il senatore del Pdl, Vincenzo Nespoli, accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e reimpiego di denaro di provenienza illecita.

Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, si sa. Ma a far discutere sono anche due figlie, Nunzia Stolder e Jessica Improta. La prima, che quando si candidò tempo fa fu chiamata 'lady camorra', in corsa alla municipalità San Lorenzo-Vicaria, fa parte di una potente famiglia di boss con la quale sottolinea comunque di non avere più rapporti da tempo. La seconda è figlia di Giorgio, ieri tornato in carcere: su di lui pesa l'accusa di aver favorito la latitanza di Setola. E lei, 23 anni, candidata nella lista dell'Udeur per la prima municipalità di Napoli, dice: "Sono una persona perbene, pronta a tirami indietro".
Poi c'è Enrico Tarantino. Responsabile di CasaPound Italia Napoli e candidato alla terza municipalità con la lista 'Liberi per Lettieri', ha festeggiato sul suo profilo Facebook il compleanno di Hitler. Gli studenti di sinistra lo hanno definito neonazista, quelli di destra si sono offesi. La conclusione? Una rissa, quattro accoltellati e aggressioni al candidato sindaco Gianni Lettieri, 'colpevole' di non aver escluso dalle liste "un sostenitore del regime".

Accuse, dubbi e violenze, dunque, in questa campagna elettorale. Il procuratore Giovandomenico Lepore chiama in causa la "responsabilità di chi compila le liste e conosce i candidati e i loro eventuali legami". Il comandante provinciale dei carabinieri, Mario Cinque, dice che il rischio del voto inquinato "c'è dovunque ci sia una forte presenza della criminalità organizzata". Di sicuro, quindi, l'ombra c'è. Che poi diventi cappa è tutto ancora da vedere.

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