Amministrative 2011, è sfida anche a colpi di tweet

La pagina del sito laDemocrazia.it, con la classifica dei candidati più attivi su Twitter
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Il sito laDemocrazia.it monitora la presenza sul Web dei candidati nelle province e nei comuni capoluogo. Il 25% è totalmente assente da Internet, gli altri fanno campagna elettorale anche su Facebook e Twitter. Il primo per "cinguettii" è De Magistris

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Attivi, attivissimi alcuni. Anche con i tweets scandiscono il ritmo della loro campagna elettorale. Presenti, ma solo formalmente, altri. Mettono la loro bandierina su Twitter, a testimoniare di aver colto l’onda della politica 2.0, ma poi non lanciano neanche un messaggio. Presenti, comunque. Anche solo il tempo di una campagna elettorale. Perché per vincere la poltrona di sindaco le armi del Web possono aiutare. E anche se coloro che non hanno né un sito, né un account su un social network sembrano essere ancora una percentuale significativa, tra i candidati delle città più grandi il porta a porta virtuale è sempre più terreno di confronto.

Il sito internet laDemocrazia.it monitora il fenomeno, nelle province e le città capoluogo che il 15 maggio andranno alle urne. E produce statistiche, in continuo aggiornamento. Con una vera e propria classifica della presenza attiva su Twitter. Se si misurano i messaggi in 180 caratteri diffusi da ciascun candidato ogni settimana, primo è l’idv Luigi De Magistris, in corsa per diventare sindaco di Napoli (50,71 tweets in media). Subito dietro, è testa a testa tra i due sfidanti per la poltrona di sindaco di Bologna Virginio Merola, del Pd (37,48 tweets) e Manes Bernardini, della Lega (36,85 tweets). E poi, ancora, quarto e quinto, gli altri due candidati di punta a Napoli, Gianni Lettieri, del Pdl (31,76 tweets) e Mario Morcone, del Pd (30,42 tweets). Quasi come se ciascuno tarasse la propria presenza sul social network, su quella dei suoi avversari. Anche a Milano, infatti, i tre candidati di punta sono appaiati e Manfredi Palmeri (Terzo polo), con i suoi 22,02 tweets settimanali batte di poco Giuliano Pisapia (centrosinistra) con 21,52 e Letizia Moratti (centrodestra) con 21,31.

Tutt’altra storia se si struttura la classifica per numero di followers (ovvero coloro che seguono ciascun candidato). In questo caso, infatti, il tempo di presenza sul social network ha il suo peso e chi ha aperto un profilo solo in corrispondenza con la sua candidatura, risulta molto indietro rispetto a chi un profilo ce l’aveva già da prima. E così De Magistris, che in questa classifica sarebbe primo, con quasi 21 mila followers personali, arranca con il profilo aperto per la candidatura a sindaco, seguito da 33 persone soltanto. E allora in cima alla classifica si piazza Piero Fassino, che corre per il Pd a Torino (5756 followers), seguito dal milanese Pisapia (783, contro gli appena 64 della Moratti) e dal candidato torinese del Pdl, Michele Coppola, che in 53 giorni è riuscito ad arrivare a quota 461.

Tra gli altri, si segnalano i tre grillini Roberto Fico (Napoli), Massimo Bugani (Bologna) e Mattia Calise (Milano): tutti molto alti in classifica per numero di followers (anche se Fico da quando si è candidato a Napoli, non ha twittato neanche una volta). In fondo alla classifica, invece, si nota la presenza di Clemente Mastella, in corsa nel capoluogo partenopeo: iscritto a Twitter da 29 giorni, l'ex ministro è seguito da un solo utente e non ha “cinguettato” neanche una volta.

Guardando più in generale alla presenza su Internet, sui 170 candidati monitorati da laDemocrazia.it fino al 30 aprile, poco meno della metà (il 46,9%) risulta avere un sito Internet o un blog. Mentre il 35,8% ha una pagina Facebook o un account privato sul social network più diffuso in Italia. Il 23,5% è presente su Twitter. Mentre il 25,1% del Web non sa che farsene e risulta totalmente assente.

Se ci si limita, poi, ai candidati che hanno un sito, si può rilevare che è Facebook lo strumento social che inseriscono più di frequente tra le loro pagine (nel 51,2% dei casi), seguito a ruota da Youtube (50%) e Twitter (35,7%). Poco usati Friendfeed e Foursquare, entrambi presenti solo nel 2,4% dei siti web elettorali. Quanto invece agli strumenti di mobilitazione messi a disposizione dei sostenitori, c’è al primo posto il classico materiale elettorale (volantini, santini, manifesti) da scaricare (33,3%). Ma il 32,1% degli aspiranti sindaco o presidente di Provincia, invita anche a partecipare alla scrittura del suo programma. E il 27,4% ha scoperto che può usare la Rete per la raccolta fondi.

Insomma, se il modello Obama appare ancora un miraggio, la politica 2.0 prende lentamente piede anche tra i nostri aspiranti sindaci. Cosa succeda poi ai loro siti e profili a urne chiuse, è tutt'altra storia.

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