1 maggio, Napolitano ai sindacati: "Troppe divisioni"

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Il presidente della Repubblica celebra la festa del lavoro e lancia un nuovo monito sulle sfide economiche che attendono l'Italia. Lamentando il "fastidio" e "l'ipocrisia istituzionale" con cui vengono accolti i suoi appelli. VIDEO

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lancia un nuovo deciso appello sulle sfide che attendono l’Italia, per il pareggio del bilancio del 2014 e per creare le condizioni della ripresa economica e dell'occupazione. E nel farlo, al Quirinale, per celebrare la Festa del lavoro del 1 maggio, il capo dello Stato lamenta che i suoi appelli siano accolti quasi con fastidio o "ipocrisia istituzionale".

Il capo dello Stato è anche tornato a insistere sulle condizioni lavorative dei giovani tra 15 e 29 anni. "E' allarmante - ha detto - il dato dei quasi due milioni di giovani fuori da ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o addestramento. Quest'area, definita con l'acronimo NEET, è composta di circa 700.000 disoccupati e in misura quasi doppia di inattivi", ha detto il presidente della Repubblica.

Se si vogliono aprire nuove prospettive di occupazione in tutto il Paese, ha detto Napolitano, "è dunque imperativo riuscire a intervenire sulle cause strutturali di ritardo della nostra economia". Poi dal presidente una stoccata alle divisioni dei sindacati. "La nostra storia, a partire dal  1944 e nonostante periodi di rottura e divisione, - ha detto - ci dice quel che l'unità sindacale ha dato ai lavoratori, alla democrazia, al paese. La rinuncia a sforzi pazienti di ritessitura quando si producano  lacerazioni e diventino indispensabili dei ripensamenti, può portare  solo al peggio, dal punto di vista del peso e del ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze". Il capo dello Stato, si è così rivolto "agli amici delle  organizzazioni sindacali", per esprimere la sua "preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti" che tra i sindacati "possono sempre sorgere e di motivi di competizione che non debbono stupire, in contrapposizioni di principio, in reciproche animosità e diffidenze, in irriducibili ostilità".

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