Tremonti, il Carroccio e i sospetti di cospirazione

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti
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"Protezionista", "socialista", "ministro che si sente premier". Sono numerosi, soltanto nell'ultimo mese, gli attacchi del Giornale al titolare dell'Economia. Sotto accusa per le presunte "ambizioni di potere" e la relazione pericolosa con la Lega

di Giulia Floris

"Altro che Libia e clandestini. Dietro la minaccia di strappo della Lega c’è soprattutto l’ira di Tremonti". Così, dalle colonne del Giornale, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi, il direttore Alessandro Sallusti sferra un nuovo attacco al ministro dell’Economia . Un "ministro che si sente premier", affonda il Giornale, e che aizza la Lega contro Berlusconi per "questioni personali, più che politiche", come la candidatura di Draghi alla Bce e la scalata alla Parmalat di Lactalis. Un affondo da cui Palazzo Chigi prende le distanze con una nota, ma che rappresenta solo l’ultimo di una serie di attacchi del quotidiano fondato da Montanelli contro il titolare di via XX settembre.

Basta guardare l’ultimo mese per trovare numerose tracce della linea sposata dal Giornale, che vede in Tremonti un antagonista del premier, schierato in tutto sulle posizioni della Lega e desideroso, forse, di fare le scarpe a Berlusconi. "Tremonti va ridimensionato", avrebbe detto più volte il premier infatti secondo quanto riporta il Giornale in un articolo dell’11 aprile . E il 20 aprile il quotidiano diretto da Sallusti sottolinea ancora una volta la relazione pericolosa tra Tremonti e la Lega in un articolo dal titolo, significativo, "Giulio il protezionista ora seduce il Carroccio". "Da qualche tempo il potente ministro dell’Economia sembra propenso a non occuparsi più dell’economia pubblica […]. Sembra piuttosto incline a mettere le mani in modo deciso nell’economia 'privata' attraverso interventi legislativi" scrive il Giornale, che accusa il "vulcanico ministro" di voler fare manovre protezioniste gradite alla Lega a scapito del mercato e conclude: “Noi siamo di quelli che credono più al mercato che alla politica, tutto compreso, ma non andiamo più molto di moda. Vedremo".

Da protezionista poi Tremonti diventa "socialista" nella dura intervista al neoministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan del 21 aprile. "Tremonti è un socialista che ci farà perdere voti" attacca Galan, che sostiene la necessità di "arginare lo spettro" del ministro dell’Economia, "che aleggia su qualunque decisione del governo". Intervista corredata da un editoriale di Sallusti, che sembra voler rincarare la dose. "Per la prima volta il mal di pancia di alcuni ministri sulla gestione Tremonti esce dal segreto dei palazzi e diventa pubblico" scrive Sallusti, secondo cui "Galan, e non soltanto lui, vede in Tremonti un tappo rispetto al realizzarsi del progetto liberale". "Sì, c’è la crisi e quant’altro, ma secondo il ministro della Cultura c’è anche una visione politica e culturale di fondo non più conciliabile - continua Sallusti - Se poi ci aggiungiamo le vere o presunte ambizioni di potere del responsabile delle finanze nazionali, ecco che la misura è colma". Sortita su cui ancora una volta Palazzo Chigi è corso ai ripari per ribadire "il pieno sostegno del premier al ministro dell'Economia".

Finora Tremonti ha reagito agli attacchi con il solito aplomb: "Non vedo manovre contro di me" ha detto a Repubblica, dopo l'intervista rilasciata da Galan, e in un faccia a faccia con Berlusconi ha avuto le sue rassicurazioni, senza fare un passo indietro circa la linea del rigore. Sposata, almeno in linea teorica, anche dal presidente del Consiglio, nonostante i ripetuti attacchi del giornale di famiglia.

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