Libia, Bersani: "Verificare la maggioranza in Aula"

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Il leader del Pd a SkyTG24 commenta così le divergenze tra Berlusconi e Bossi sulla gestione della crisi libica. Poi torna a bollare come "un imbroglio" la scelta del governo di stoppare il nucleare solo per aggirare il referendum. L'INTERVISTA

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"Davanti a contingenze così rilevanti non abbiamo una maggioranza, né un governo che tiene la  barra. E pertanto bisognerà riverificare in Parlamento lo stato delle cose". Sono queste le parole del segretario del Pd Pier Luigi Bersani che a SkyTG24 commenta così la spaccatura all'interno del Pdl tra Berlusconi e Bossi sul nodo Libia.
"Siamo una colonia della Francia" ha infatti tuonato il leader della Lega; "Berlusconi si inginocchia a Parigi", titola in prima pagina il quotidiano la Padania in edicola mercoledì 27 aprile. Al centro della polemica, infatti, c'è la decisione presa dal governo italiano di partecipare ai bombardamenti contro Gheddafi, impegno ribadito anche davanti al presidente francese Nicolas Sarkozy dopo il vertice di martedì 26 aprile.

Sulla Libia occorre votare in Parlamento - Il leader del Pd, nel corso dell'intervista, torna a far balenare l'ipotesi di una verifica in Parlamento, alla luce dei forti distinguo della Lega, sulla tenuta della maggioranza di fronte alla gestione della crisi libica.
"Se io fossi il presidente del Consiglio prima di tutto verificherei di avere una maggioranza - osserva Bersani - perché non si fanno delle scelte senza una maggioranza di governo". "Dopodiché - aggiunge - mi sarei strettamente attenuto a scelte riferibili a decisioni dell'Onu, che sono rivolte a usare mezzi militari per fermare possibili massacri di Gheddafi sui ribelli. E invocherei al più presto possibile il passaggio dagli interventi militari all'azione diplomatica e politica, e sarebbe interessante conoscere questa a che punto è".

Nucleare, lo scippo del governo - Ma è polemica anche sul nodo nucleare alla luce delle  dichiarazioni rilasciate dal premier che si è detto convinto della necessità di ricorrere all'energia nucleare, ma ha anche ammesso che la moratoria del governo è stata decisa per evitare il referendum.
"Sono affermazioni irresponsabili, in cui c'è il tradimento completo delle ragioni dei referendarie", dice il segretario del Pd che torna così a bollare come "un imbroglio, uno scippo" l'operazione del governo.

Sì a convergenza con il Terzo Polo -
Il pensiero, poi, va alle amministrative previste per il 15 e 16 maggio. "Non saranno una spallata per il governo - chiarisce Bersani - ma dal voto potrà arrivare la richiesta di un cambio di agenda del governo, perché non possiamo continuare a stare sui problemi di una persona sola. Ovvero, Silvio Berlusconi”. Insomma, bisogna guardare oltre, e per il bene del Paese "siamo aperti a convergenze con il Terzo polo perché c'è un'esigenza di ricostruzione, per fare cinque, sei, sette cose che meritano convergenze anche tra forze disposte a ricostruire anche se diverse tra loro”. .

Siamo il partito dei riformisti -
Il leader del partito rivendica, infine, il percorso fatto dal Pd. "Quando Veltroni lasciò non eravamo al 33%, la fase di arretramento era già cominciata e quando io ho preso il partito non eravamo al 33% ma ora abbiamo le condizioni per rimetterci in movimento”. Insomma, "siamo troppo giovani per aver finito di costruire questo progetto e troppo vecchi per aver fallito. Ci siamo, siamo il partito dei riformisti e costruiremo una democrazia in cui non ci sia spazio per il 'ghe pensi mi' e per il disastro di questi dieci anni senza nessuna riforma, non vogliamo tornare alla partitocrazia ma neanche vogliamo cedere alla logica di una persona sola al comando”.

L'intervista si chiude poi con una battuta del segretario dell'opposizione a proposito del confronto tv tra leader. "Quando ci sarà una democrazia normale, si farà". E aggiunge: "Io dubito che il padrone di turno si presti al faccia a faccia. Chi glielo fa fare? Gli bastano i videomessaggi, senza  contraddittorio, come faceva Mubarak, il famoso zio...".


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