Libia, Maroni duro: "Incomprensibile la mossa del premier"

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Tensione nel governo, salta il Cdm. Il ministro dell’Interno contro la scelta di Berlusconi di partecipare ai bombardamenti: "Presa senza consultare nessuno, serve passaggio parlamentare". Frattini e La Russa in Aula: "Senza raid lasciamo morire i civili"

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Si fa sempre più duro lo scontro tra il Pdl e la Lega Nord intorno alla questione libica. Dopo la bocciatura da parte di Umberto Bossi degli accordi raggiunti nel vertice con Nicolas Sarkozy ("Siamo diventati una colona francese" ha detto il Senatur, rilanciato dall'organo ufficiale di partito La Padania) è arrivata anche la doccia fredda di Roberto Maroni, che ha giudicato la posizione di Berlusconi incomprensibile. Eppure in mattinata, dopo le dichiarazioni in aula di Franco Frattini e di Ignazio La Russa, sembrava che il clima tra i due alleati si andasse stemperando, con il capogruppo della Lega Nord a Montecitorio, Marco Reguzzoni, che rassicurava: "Noi stiamo con il governo". (GUARDA IL VIDEO)

L'attacco di Maroni - Chiave di volta della giornata è stato il ministro dell'Interno, che uscendo dalla sede del partito in via Bellerio dopo un incontro con Umberto Bossi, ha dichiarato che la posizione del Cavaliere "è incomprensibile". "Non si riesce a capire perché una decisione così - si è sfogato Maroni - che era già stata contrastata da lui in Consiglio dei ministri, sia stata presa senza consultare nessuno, inopinatamente". Maroni ha ribadito il "no della Lega alla guerra e al bombardamento". "E' una decisione sbagliata - ha osservato - che avrà come conseguenza certa un'ondata di immigrati mandati da Gheddafi, o che scappano comunque dalla guerra e, come conseguenza del tutto incerta, la fine del regime". "Peraltro - ha insistito - siamo rimasti sorpresi, perché, nell'ultimo Consiglio dei ministri, Berlusconi aveva tenuto proprio questa posizione". "Noi non cambiamo idea da un giorno all'altro - ha chiarito - i bombardamenti per definizione non sono intelligenti, perché una bomba non può essere intelligente". "Mi sembra inevitabile che ci sia un passaggio parlamentare su una cosa così rilevante", ha aggiunto il ministro dell’Interno.

Il rischio di uno scontro in aula - A preoccupare la maggioranza è soprattutto l'intenzione del Carroccio di arrivare a un voto in Parlamento su una mozione che, viene spiegato, metta nero su bianco i limiti dell'intervento militare italiano in Libia. In particolare, Bossi - sottolineano fonti interne al Pdl - vorrebbe che nel documento da sottoporre al voto parlamentare sia indicato senza giri di parole che i soldati italiani non possono intervenire via terra e che non si possano utilizzare armi di attacco, quindi niente bombardamenti, anche se mirati e circoscritti a obiettivi militari. Una linea che mette in difficoltà il Pdl e il governo, che invece vorrebbero evitare un pronunciamento dell'aula, che metterebbe in evidenza la spaccatura sulla politica estera. Per questo, riferiscono fonti parlamentari del partito di via dell'Umiltà, si starebbe tentando una mediazione, che porti ad una mozione unitaria più morbida e possibilista. Ipotesi che, tuttavia, non fa intravedere molte speranze.

Frattini: ecco perché occorre andare sino in fondo  -
In mattinata il ministro degli Esteri aveva cercato di spiegare le motivazioni per un maggiore impegno italiano in Libia. "Sappiamo oggi che la volontà del colonnello Gheddafi e dei suoi figli è di vendicarsi contro il suo popolo, questo mette a rischio la popolazione... o colpiamo i carri armati o lasciamo uccidere i civili a centinaia o forse a migliaia", ha spiegato Frattini. Per il responsabile della politica estera italiana, "la situazione è difficile sul terreno, ecco perché occorre andare sino in fondo".  La decisione italiana, ha aggiunto il ministro degli Esteri Franco Frattini, è dunque "il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo. Riteniamo quindi di operare pienamente all'interno delle linee fissate dal Consiglio supremo difesa, già confortate da un ampio consenso parlamentare". Frattini ha detto che anche i raid aerei italiani si svolgeranno "nel perimetro delineato dalla risoluzione dell'Onu 1973, il cui mandato esclude solo una ipotesi, l'uso delle forze di terra sul territorio libico".

La Russa: subito pronti a colpire - Di fronte alle commissioni di camera e senato, sempre in mattinata, il ministro della Difesa (ASCOLTA UN ESTRATTO DELL'INTERVENTO), ha spiegato i mezzi che il governo ha intenzione di schierare nel paese nordafricano. L'Italia parteciperà ai raid aerei mirati sulla Libia con otto dei 12 velivoli già messi a disposizione della coalizione a guida Nato, che sono da ora pronti a colpire. "I velivoli e gli equipaggi sono già pronti e al termine di questa informativa saranno messi a disposizione della Nato per essere impiegati", ha detto La Russa ai deputati e senatori delle Commissioni Esteri e Difesa dei due rami del Parlamento. "A giorni" partiranno per Bengasi i 10 istruttori delle forze armate che completeranno l'impegno italiano a difesa della popolazione civili in Libia, ha aggiunto il ministro, parlando degli aiuti italiani agli insorti.

Salta il Consiglio dei ministri di venerdì - Intanto il Consiglio dei ministri previsto venerdì per dare il via ai bombardamenti mirati, ma anche al rimpasto dei sottosegretari, pare destinato a slittare alla prossima settimana. E tra i Responsabili aumenta il malumore: "Non aspettiamo oltre - sbotta uno di quelli che attendono da mesi la promozione - questo tira e molla inizia ad assumere il sapore di una presa in giro...". Ma Berlusconi li rassicura: le nomine ci saranno. In giornata Denis Verdini, che negli ultimi due giorni ha incontrato i vari Responsabili per ricevere i loro desiderata, ha sottoposto al premier una bozza di proposta, che però potrebbe scontentare qualcuno: tra gli stessi Responsabili oggi si mormorava che il nome di Francesco Pionati (fino ad oggi dato in pole per il posto di sottosegretario alle Comunicazioni) non comparirebbe nella rosa in mano al coordinatore del Pdl. Per quel posto, si ragionava in Transatlantico, c'è la Bernini. Tra i candidati alla promozione, Calearo, Cesario, Belcastro, Polidori, Misiti, e la LibDem Melchiorre. Forse, se i mal di pancia degli ex An sempre rimasti fedeli saranno superati, una poltrona potrebbe toccare anche a due ex Fli, Bellotti e Rosso.

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