Il Pdl lombardo a Lassini: "Se eletto dovrà dimettersi"

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L'autore dei manifesti anti-pm incassa con il silenzio il diktat che gli è arrivato dal coordinatore della Lombardia Mario Mantovani, il quale promette: "In ogni caso non farà parte del gruppo consiliare del partito"

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"Il caso Lassini è chiuso". Dopo le dichiarazioni del sindaco di Milano Letizia Moratti sul caso dell'autore dei manifesti anti-pm, Mario Mantovani, coordinatore lombardo Pdl e Viviana Beccalossi, vicecoordinatore vicario, tornano a ribadire che anche se "la legge
elettorale non ha consentito la cancellazione di Lassini dalla lista del Popolo della Libertà presentata nel capoluogo lombardo, come ha rinunciato irrevocabilmente alla candidatura, coì auspichiamo si dimetta da consigliere della città, qualora eletto". "E comunque - aggiungono - non farà parte del gruppo consiliare del Popolo della Libertà".

"Il Popolo della Libertà - proseguono i due parlamentari - è un grande partito ed è naturale e positiva la dialettica interna: ora, tuttavia, è necessario chiudere il dibattito e
concentrarsi sulla Milano del futuro e sull'arrivo del presidente Silvio Berlusconi, il 7 maggio prossimo, in città per lanciare l'ultima settimana di mobilitazione elettorale con
i Team della Libertà che, ad oggi, sono già 500 e consolidare così - concludono - il percorso di cambiamento e di innovazione realizzato da Letizia Moratti negli ultimi cinque anni, per portare Milano e le sue eccellenze ad essere città del nuovo secolo".

"Non rilascio alcuna dichiarazione. Non voglio commentare. La prego di prendere nota di  quanto ho detto". Così Roberto Lassini, presidente dell'Associazione dalla parte della democrazia, candidato nella lista del Pdl alle prossime elezioni amministrative a Milano, declina la richiesta di un commento alle parole di Mario Mantovani.

Il caso Lassini - Lassini si è assunto la paternità dei manifesti che accostavano i giudici alle Brigate Rosse, contro i quali ha reagito il procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, dando il via a polemiche durate per giorni. Le polemiche hanno visto anche  l'intervento del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha definito i manifesti una "ignobile provocazione".

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