Referendum, una corsa contro il tempo

Un momento del corteo indetto dal Comitato per l'Acqua bene comune, per manifestare contro il ritorno al nucleare e la cosiddetta privatizzazione dell'acqua, in una foto d'archivio del 26 marzo 2011
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Tocca alla Cassazione annullare il quesito sul nucleare. Il dl omnibus, che potrebbe rendere vano anche quello sull'acqua pubblica, va ancora approvato alla Camera e la Corte non potrà pronunciarsi prima della fine di maggio

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Inizierà dopo Pasqua alla Camera l'esame del decreto legge omnibus che contiene la rinuncia del governo al programma energetico atomico in base a cui verrebbe vanificato il referendum sul nucleare già in programma per il 12 e 13 giugno. E il governo potrebbe scegliere di servirsi di questo stesso decreto, modificandolo a Montecitorio, per far saltare un altro referendum, quello sull'acqua.
I tempi, tuttavia, sono stretti: perché la Cassazione possa decidere di non far tenere uno o due referendum è necessario che le norme a cui essi si riferiscono siano state nel frattempo già abrogate con una legge. Il che vuol dire che finché la legge di conversione del decreto non sarà approvata dai due rami del Parlamento, promulgata dal presidente della Repubblica e pubblicata nella Gazzetta ufficiale, non sarà possibile per gli "Ermellini" tenerne conto.

Approvato a Palazzo Madama lo scorso 20 aprile, il decreto omnibus scade il 30 maggio, ed è stato già trasmesso alla Camera dalla presidenza del Senato. Tuttavia, siccome da allora non si sono tenute sedute dell'Assemblea di Montecitorio, il testo non è stato ancora assegnato alle commissioni di merito competenti. Questo atto essenziale per incardinare il provvedimento non potrà avvenire che dopo Pasqua, mercoledì 27 aprile, quando alla Camera è in calendario la prima seduta dell'Aula.
A quel punto, ci sarà circa un mese per esaminare il decreto, che non è stato ancora inserito nel calendario dei lavori dell'Assemblea: non è tantissimo, considerato che per l'esame dei decreti alla Camera i tempi non sono contingentati.
Di conseguenza l'opposizione, ove intenda far decadere il contestato testo, ha i margini per praticare ostruzionismo: non solo su di esso, perché può far anche perdere tempo sugli altri due decreti che la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha già inserito nell'ordine del giorno: quello sulle assemblee societarie (il cosiddetto decreto Parmalat) e quello per gli assegni una tantum alle forze dell'ordine. Entrambi i decreti scadono nella terza decade di maggio, comunque prima del testo omnibus, e vanno ancora inviati al Senato.

Se il decreto omnibus dovesse essere modificato a Montecitorio, al Senato la maggioranza ritiene comunque di disporre del tempo per la terza lettura. "Bisognerebbe intervenire solo sulle modifiche della Camera. Per quanto possa esserci fibrillazione se arriva la norma sull'acqua, basterebbe lavorare un giorno e mezzo in commissione e un giorno e mezzo in aula", sostiene Franco Tancredi, relatore del provvedimento a Palazzo Madama.

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