Latina al voto, tra berlusconiani e fasciocomunisti

Lo scrittore Antonio Pennacchi tra i deputati Italo Bocchino e Fabio Granata, alla presentazione della lista di Fli alle comunali di Latina
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Alle amministrative, a contendere la guida della città pontina alla compagine di centrodestra, c'è una lista "futurista" di Fli, ispirata dallo scrittore Pennacchi. In palio, la roccaforte della destra in Italia. Saprà il Pd trarne vantaggio?

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di Serenella Mattera


Un’operazione futurista, sotto le insegne del fasciocomunismo. A Latina. Dove la destra vince facile, ma un sindaco del Pdl è caduto per il fuoco amico, appena un anno fa. A sparigliare i giochi arriva una compagine che corre sotto le insegne di Fli, ma porta il nome del padre di tutti i fasciocomunisti, lo scrittore Antonio Pennacchi. Che prova a spiegarla così, nella lingua della sua terra: “La situazione di Latina è ‘para para’ quella dell’Italia” e “se c’ha ‘na possibilità sola ‘sto paese de ripijasse nasce da qua”.

Ci sono 13 candidati in lizza per un posto di sindaco, nel capoluogo laziale: 785 gli aspiranti consiglieri, divisi in 26 liste. Ma la partita sembra essere sostanzialmente a tre: Giovanni Di Giorgi, il favorito, sostenuto da Pdl, Udc e La Destra; Claudio Moscardelli, candidato Pd appoggiato anche da Api e Sel; Filippo Cosignani, che guida la lista “fasciocomunista”.

“Pennacchi per Latina – Futuro e libertà”, il nome della lista. Inciso dentro il simbolo di Fli, con i caratteri di stampa cari al fascismo, il font “mostra”. L’ispiratore è Antonio Pennacchi, scrittore con alle spalle trent’anni da operaio e una militanza prima nell’Msi, poi nel Pci, raccontata nel libro autobiografico “Il fasciocomunista” (da cui il film “Mio fratello è figlio unico”). “Qualcuno dice che i fascisti e i comunisti insieme non ci possono stare – ha sbottato lo scrittore, sciarpa rossa al collo, nel presentare la lista – Dicono che se devono o mena’ o spara’. Ma mentre loro se menano, Berlusconi e gli altri si fanno i cazzi loro…”.

Niente peli sulla lingua e un fiume di parole pronunciate sempre con inflessione romanesca, per Pennacchi. In tasca ha una tessera del Pd (“A questo giro mi cacceranno”, dice divertito), ora marcia insieme a Fli, ma non rinnega il fascismo (“toglieva ai ricchi per dare ai poveri”) e non usa mezzi termini per esternare quel che pensa di Silvio Berlusconi. “Se erano ancora quei tempi là, da mo’ che Berlusconi stava al confino… Direte: questi sono paragoni offensivi… Sì, per Mussolini!!”. “Certo, anche Lui andava a mignotte – continua – ma poi non le faceva ministro”. L’Italia di Berlusconi, invece, "è l’Italia di Semiramide”, la regina di cui Dante parla nel canto V dell’Inferno, che fece una legge per permettere a tutti la libido e non essere biasimata per la sua condotta libertina. E quelli che stanno con Berlusconi? “A Gasparri nella divisione dei beni (del fascismo) sono rimaste le leggi razziali e le guerre perse… ci andasse pure a ‘fanculo”.

Pennacchi non si candida (“Sono malato di cuore, morirei…”), ma fa da padre nobile a una lista in cima alla quale compare il deputato siciliano di Fli Fabio Granata, insieme con il collega Claudio Barbaro e poi, tra i nomi noti, lo storico Franco Cardini, i giornalisti Luciano Lanna e Filippo Rossi e l’artista futurista (famoso per aver colorato di rosso l’acqua della fontana di Trevi) Graziano Cecchini.

La lista “fasciocomunista” ha creato non pochi mal di pancia dentro Fli, tra i moderati che temono una svolta a sinistra del partito. E, nel caso di Latina, paventano che si possa sostenere al ballottaggio il candidato del Pd (ipotesi non esclusa: “Siamo aperti a 360 gradi”, dice Italo Bocchino). “L’inciucio con la sinistra” è stato “la goccia che ha fatto traboccare il vaso” per i parlamentari Candido De Angelis e Potito Salatto: si sono dimessi da coordinatori di Fli a Roma e a Rieti, ancor prima dell’ufficializzazione della lista.

Ma Granata e i suoi, al seguito di Pennacchi, procedono per la loro strada, convinti di arrivare con la loro "operazione futurista" al ballottaggio, alla sfida diretta con il candidato del centrodestra, Giovanni Di Giorgi. Su di lui, dopo lungo confronto, un intervento di Renata Polverini e Silvio Berlusconi ha permesso la convergenza di tutte le componenti del centrodestra. La cosa non era scontata, dopo la guerra senza esclusione di colpi tra l’ex sindaco aennino Vincenzo Zaccheo e il senatore Claudio Fazzone (ex Forza Italia). I consiglieri forzisti si erano dimessi un anno fa insieme ai consiglieri del Pd e del gruppo Progetto per Latina, decretando lo scioglimento del comune pontino. A far precipitare la situazione era stato un fuorionda “rubato” da Striscia la notizia tra Zaccheo e la Polverini: il sindaco di Latina invitava la neo-governatrice a “non appaltare più tutto a Fazzone”.

Sistemate le beghe interne, ad ogni modo, il Pdl è riuscito a far convergere su Di Giorgi, e non sul finiano Cosignani, anche l’Udc. E così i partiti del terzo polo nel capoluogo laziale si presentano su tre fronti contrapposti. L’Api di Rutelli sostiene infatti il candidato designato dalle primarie del centrosinistra, Claudio Moscardelli. Con lui il Pd, magari con la complicità dei fasciocomunisti, spera adesso di espugnare la più salda roccaforte della destra in Italia. O almeno andarci vicino. Ma il risultato è ancora tutto da scrivere.

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