Nucleare, anche dal Senato stop alle centrali

Il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani
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L' Aula approva, con il sì della maggioranza e il no di Pd e Idv, l'emendamento del governo al decreto omnibus che abroga le norme necessarie per la realizzazione degli impianti. Romani: "Il referendum è superato"

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Stop alle centrali nucleari. Dopo lo stop annunciato martedì 19 aprile dal governo e dopo le polemiche e le reazioni apparse sui giornali anche l'aula del Senato ha approvato l'emendamento del governo al dl omnibus che sancisce il blocco del programma sul nucleare. L'emendamento, infatti, sostituisce la moratoria di un anno, prevista dal decreto, e abroga tutte le norme relative alla realizzazione di nuovi impianti nucleari.
La modifica è passata con 133 sì 104 no e 14 astenuti. Hanno votato contro Pd e Idv; a favore la maggioranza; astenuti Api e Svp.
Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare - si legge nell'emendamento all'articolo 5 del dl omnibus - sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

In questo modo, il referendum promosso dall'Idv sul nucleare, fissato per giugno, verrebbe di fatto superato.
E questo è anche quanto dichiarato in Aula dal ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani nel corso del suo intervento al Seanto prima del voto.
Il ministro ha poi sottolineato che "occorre ridefinire la strategia energetica nazionale. "Abbiamo rivisto l'impostazione sul nucleare data nel 2009 e rinviamo una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede europea".
Dopo la decisione di bloccare la costruzione delle centrali nucleari, l'Italia "vuole partecipare a pieno titolo alla stesura dei nuovi standard di sicurezza" europei e per questo "siamo definendo gli aspetti organizzativi dell'agenzia per la sicurezza del nucleare" ha continuato Romani. E ha spiegato come il nuovo programma vedrà "la partecipazione nella nuova costruzione dei nuovi standard Ue, la presenza industriale nella filiera e uno sforzo scientifico di approfondimento per il nuovo nucleare europeo".

Romani: "Il nucleare tornerà quando lo dirà l'Europa" - L'atomo in Italia tornerà "solo con una decisione coordinata di tutta l'Europa". E' quanto affermato, prima dell'intervento al Senato, dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani in una intervista al Sole 24 Ore in cui definisce lo schema di decreto sulle rinnovabili "una buona mediazione, condivisibile da tutti".
"Garantiremo al Paese - spiega - un consistente sviluppo dell'energia fotovoltaica in un momento in cui il nucleare ha forti  problemi". Vero obiettivo è "arrivare a 25mila megawatt installati al 2017, quando la grid parity del fotovoltaico sarà raggiunta e gli incentivi non saranno più necessari". Da qui al 2016 "spenderemo a regime e tra i 6 e i 7 miliardi, contro gli 11 o 12 miliardi del  tendenziale a regole precedenti".

Il peso dei sondaggi nella decisione del governo - Intanto, secondo il quotidiano La Stampa, dietro la scelta della maggioranza di accantonare il progetto del nucleare non ci sarebbe solo l'effetto Fukushima (la centrale giapponese esplosa dopo il terremoto dello scorso marzo), ma anche l'esito di alcuni sondaggi. Secondo il giornale torinese il premier Berlusconi, infatti, avrebbe in mano un sondaggio che parla di un’affluenza alle urne pari al 60%. "Ma il punto - chiosa La Stampa - è che questo 60% di italiani andrebbe a votare anche per gli altri due referendum in pista: quello sulla gestione privata dell’acqua e quello sul legittimo impedimento".
Anche gli altri quotidiani dedicano ampio spazio alle presunte motivazioni del dietrofront del governo e parlano di una mossa antiquorum per boicottare il referendum sul legittimo impedimento.

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