Napoli, imputati in liste Pdl. Lettieri: "Non votateli"

Il candidato sindaco del centrodestra a Napoli, Gianni Lettieri, con Silvio Berlusconi
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Fa discutere la presenza di tre inquisiti nelle liste del centrodestra per le comunali del capoluogo partenopeo. Tra le accuse a carico, i rapporti con la camorra e gli scontri di Pianura. Ma il candidato sindaco prende le distanze

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“Che nessuno lo voti”, grida adesso l’aspirante sindaco del centrodestra. “Non esiste proprio”, ribatte l’imputato che figura tra le sue liste, sotto processo per violenza privata aggravata dalla vicinanza a un clan di camorra. A pochi giorni dalla presentazione degli elenchi di candidati per le prossime comunali, a Napoli è già allarme ‘inquisiti’. Tra i sostenitori di Gianni Lettieri, l’uomo con cui il Pdl spera di scalzare la sinistra dal governo della città, si contano tre nomi con processo pendente. Tra di essi un indagato per riciclaggio e il consigliere uscente che fu arrestato per gli scontri alla discarica di Pianura. Presenze scomode, che fanno oscillare il centrodestra tra il tradizionale garantismo (sono imputati, non condannati) e l’esigenza di presentarsi alla città con la ‘faccia pulita’. Mentre loro, gli inquisiti, non accennano a fare un passo indietro.

In una città che ancora oggi annaspa tra i cumuli di rifiuti, fa non poco discutere la presenza nella lista del Pdl di Marco Nonno, definito dai magistrati il “masaniello” di Pianura. Consigliere comunale uscente, Nonno ha passato 15 mesi agli arresti (prima in carcere, poi ai domiciliari) per devastazione e resistenza a pubblico ufficiale, per la guerriglia che fu scatenata nel 2008 a Pianura, contro la riapertura della discarica (fu coinvolto anche l’assessore Giorgio Nugnes, poi suicidatosi).

Nonno affronta adesso il processo (è accusato di essere tra gli animatori della protesta), ma non rinuncia alla ricandidatura in Consiglio comunale. E a chi contesta l’opportunità della presenza in lista, ribatte: “A Pianura ho soltanto difeso a ogni costo la legittima rivendicazione di un territorio. Avrei fatto un passo indietro – dice a Repubblica – se avessi avuto accuse di corruzione o di connivenza con i clan”.

Ed è proprio il nome di un clan, i Sarno, a comparire nel processo in cui è imputato un altro dei candidati nelle liste che sostengono Lettieri: Achille De Simone. Capolista per l’Adc di Francesco Pionati, il settantenne De Simone è consigliere uscente del Gruppo Misto, dove sosteneva il sindaco di centrosinistra Iervolino. Nel 2006 era stato eletto nelle fila del Pdci, benché a Cercola, città dell’hinterland napoletano, fosse assessore con il centrodestra (nel passato decenni di militanza nella Dc e una candidatura al Senato per il Psdi).

La vicenda che rende De Simone un impresentabile, agli occhi dello stesso candidato sindaco Lettieri, è datata 2009. Il consigliere comunale fu infatti arrestato nell’ambito di un’indagine sul clan Sarno con l’accusa di violenza privata. Scarcerato dopo alcuni mesi, De Simone è ora sotto processo e si proclama innocente: “Le accuse che mi vengono rivolte sono infamie e falsità, frutto di gelosie politiche. Non intendo fare un passo indietro perché la mia coscienza è adamantina. Mi affido al giudizio degli elettori, in attesa che il tribunale, nel quale ho piena fiducia, sancisca la mia completa estraneità ai fatti”.

Ma Lettieri, che propone agli altri aspiranti sindaci un "patto per la legalità", non è della stessa opinione: “Non faranno parte della mia maggioranza – proclama, dopo essersi dichiarato all'oscuro della scelta di De Simone – i voti di un candidato inquisito per gravi reati, eletto nel 2006 nel centrosinistra e oggi infilato in una lista di centrodestra. Che nessuno lo voti! Anche perché, se dovessero risultare decisivi i suoi voti, potete già da ora considerarmi un sindaco dimissionario”.

E mentre l'opposizione attacca, anche Pionati, che pure ribadisce il suo “no” a una “deriva giustizialista”, prende le distanze dall’iscrizione di De Simone nelle liste del suo partito (“un errore di distrazione”, lo definisce). “Per me è fuori dalla campagna elettorale dell’Adc”, proclama Pionati. Ma il passo indietro per ora non c’è: il nome di De Simone comparirà sulla scheda elettorale.

Così come comparirà probabilmente anche quello dell’altro candidato contro cui le opposizioni levano la loro voce: il numero 18 della lista Pdl, Maurizio Matacena, ragioniere commercialista quarantunenne, indagato per riciclaggio nell’inchiesta sulla bancarotta dell’istituto di vigilanza “La Gazzella”, che faceva capo al senatore Vincenzo Nespoli. Anche in questo caso, il processo è in corso. E la campagna elettorale pure.

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