Manifesti anti-pm, Roberto Lassini fa un passo indietro

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Il presidente dell'Associazione autrice delle scritte "Fuori le Br dalle procure" in una lettera si scusa con Napolitano e interrompe la campagna elettorale. Ma l’opposizione replica: impossibile ritirarsi ora dalle liste. VIDEO

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Roberto Lassini ha fatto un passo indietro, chiesto scusa al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i manifesti con scritto 'Fuori le Br dalla procura', e in una conferenza stampa nella serata di martedì 19 aprile, dopo un incontro con il coordinatore regionale del Pdl Mario Mantovani, ha annunciato la sua "rinuncia irrevocabile" alla candidatura alle comunali di Milano, dove è stato messo in lista dal partito di Berlusconi. L'ex sindaco di Turbigo, indagato per vilipendio dell'ordine giudiziario, ha interrotto quindi la campagna elettorale e smantellato il comitato elettorale. Resta da vedere se potrà effettivamente togliersi dalla lista.

Tecnicamente, si apprende al Viminale, dopo la presentazione ufficiale delle liste, ciò non è possibile. "Il sindaco Moratti ha detto che è possibile" ha spiegato Mantovani. La dichiarazione fatta da Lassini, in pratica, varrebbe come una rinuncia se eletto al posto in Consiglio. Quel che è certo è l'aut aut del primo cittadino a Lassini: "La mia candidatura a sindaco è incompatibile con la sua presenza nella lista del Pdl"ha detto Letizia Moratti. Nei giorni scorsi, il sindaco uscente di Milano aveva parlato di un'autosospensione del candidato, ipotesi poi nettamente smentita dal diretto interessato; dal canto suo, il coordinatore regionale del partito Mantovani, dopo aver detto che sulla questione avrebbero giudicato gli elettori, aveva esplicitamente chiesto un passo indietro a Lassini.
Intanto, Il presidente del Consiglio tace, lascia fare il Pdl anche se qualche dirigente del partito ammette che se fosse stato per il premier "Lassini avrebbe dovuto resistere". Un concetto che spiega, sempre secondo gli stessi dirigenti, l'atteggiamento espresso in privato del Capo del governo sulle polemiche che hanno coinvolto l'estensore dei manifesti anti-toghe rosse.

Prima del sindaco anche il presidente del Senato, Renato Schifani, aveva chiesto al Pdl una condanna "senza se e senza ma" di Lassini da parte del partito. E dopo poco ha definito la rinuncia una "scelta giusta". Lunedì 18 aprile era intervenuto anche il presidente Napolitano condannando gli "ignobili manifesti sulle Br in procura".
Proprio al Capo dello Stato si è rivolto Lassini con una lettera di scuse dicendo di essere stato "profondamente toccato" dalle sue parole.
Lassini ha spiegato di essersi reso conto che "il messaggio espresso in quel manifesto, da me in qualche modo patrocinato, tradiva una rabbia personale con cui ho convissuto per anni e non teneva in giusta considerazione il dolore di altri italiani e l'attacco non voluto al nostro Stato".
"E' giusto che renda conto di quello che ho fatto a quel popolo italiano verso cui ognuno di noi ha doveri inalienabili - ha aggiunto -. Voglia accettare le mie scuse più sentite, che rivolgo anche e soprattutto a tutte le vittime del terrorismo e ai loro famigliari che con il dolore devono convivere". L'ex sindaco, però, ha ribadito che la riforma della giustizia va fatta.

"Ho sposato questa causa del Governo Berlusconi - ha sottolineato - e l'azione dell'Associazione andrà avanti". Non è però solo Lassini l'unica 'vittima' dei manifesti.
Un altro indagato per vilipendio dell'ordine giudiziario, Giacomo Di Capua, ha presentato le dimissioni dal ministero dove era capo segreteria di Mantovani, che ha ribadito comunque l'estraneità del Pdl dalla vicenda.
La rinuncia di Lassini, però, non basta secondo l'opposizione. "Quello di Lassini - ha commentato il leader dell'Idv Antonio Di Pietro - è stato un abile e criminale spot per accreditarsi: ormai è scaduto il termine per rinunciare quindi resterà candidato del Pdl alle amministrative di Milano. Tutto ciò alla faccia della Moratti che dice di non volerlo e che, probabilmente, se lo dovrà tenere per i prossimi cinque anni a meno che non ci pensino gli elettori a mandarlo a casa".

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