Manifesti anti-pm. Moratti: "Io e Lassini incompatibili"

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Nella bufera il candidato a Milano nella lista del Pdl. Il sindaco pone un aut aut al partito per chiedere l'esclusione della sua candidatura alle comunali. Lui: "Se mi fanno arrabbiare vuoto il sacco"

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Si fa sempre più forte l'assedio del Pdl a Roberto Lassini, il presunto autore dei manifesti "Via le br della procure", apparsi nelle vie di Milano lo scorso venerdì 15 aprile. Lassini, sostiene di essere il presidente onorario dell'Associazione dalla parte della democrazia, ed è candidato nel Pdl al consiglio comunale di Milano. La procura di Milano ha aperto un fascicolo su di lui per vilipendio dell'ordine giudiziario. Ciononostante nei giorni scorsi Lassini ha ribadito la sua intenzione a non ritirare la propria candidatura, ma ora, dopo che anche il Capo dello Stato è intervenuto sulla vicenda definendo i manifesti "un'ignobile provocazione", a chiedergli di fare un passo indietro interviene anche la candidata sindaco Letizia Moratti che in una lettera gli chiede "ufficialmente il ritiro della sua candidatura presso la Segreteria del Comune di Milano".

Un'altra lettera è stata inviata da Mario Mantovani ,coordinatore regionale del Pdl: "Quella da lei intrapresa non è la strada giusta e la provocazione da lei promossa, facendo riferimento alle Br, risulta essere inaccettabile e pertanto da respingere fermamente: noi siamo per la libertà e per il rispetto assoluto della persona e riteniamo che sia il confronto democratico l'unica sede per far vincere le nostre idee e realizzare le nostre speranze". E aggiunge: "Sono certo che anche lei concorderà con questa tesi e per questo sono a chiederle ufficialmente il ritiro della sua candidatura presso la Segreteria del Comune di Milano". Un cambio di rotta del coordinatore regionale che nei primi giorni dello scandalo aveva escluso il passo indietro di Lassini dichiarando che sarebbero stati gli elettori a giudicare il fatto. Intanto però, secondo il Corriere della Sera, uno dei tre indagati per vilipendio dell'ordine giudiziario sarebbe Giacomo Di Capua, 30 anni, che secondo il sito del governo è il capo della segreteria di Mario Mantovani.

A dissociarsi arriva anche la Lega. Da Roma il capogruppo del Carroccio Marco Reguzzoni fa sapere che "non ci piace il livello di scontro raggiunto" sul tema della giustizia. "Il monito del Colle - spiega - è giusto per la vicenda dei  manifesti a Milano che considero un fatto eccessivo". Mentre a Milano Matteo Salvini scarica Lassini sostenendo che "fatto una cazzata se si ritira bene, ma comunque non prenderà voti".

Sul tema interviene, con una lettera al Corriere della Sera, anche Umberto Ambrosoli, figlio del liquidatore del Banco Ambrosiano Giorgio Ambrosoli ucciso da un sicario a Milano nel 1979, che invita la Moratti a lanciare un aut aut al suo partito. "Mai come ora il sindaco di Milano può imporre la propria posizione e vivere la propria responsabilità - scrive Ambrosoli, secondo cui il candidato sindaco deve chiedere "caro Pdl, fai fare un passo indietro all'autore di quei pensieri deliranti [...] altrimenti il passo indietro devo farlo io".

Ma Lassini sembra tutt'altro che intenzionato a fare un passo indietro. In un'intervista su Repubblica davanti alle accuse del Pdl sostiene: "Se mi fanno arrabbiare vuoto il sacco".


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