Napolitano: "I manifesti di Milano un'ignobile provocazione"

I manifesti incriminati comparsi a Milano, Fotogramma
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Dure critiche dal Quirinale alle scritte "Via le Br dalle procure". Il Pdl prende le distanze dal presidente dell'associazione, candidato alle comunali e indagato con altre due persone. Ma lui insiste: "Non mi ritiro". FOTO E VIDEO

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"Un'ignobile provocazione". Peggio: "Una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano commenta, in una lettera al vicepresidente del Csm Vietti, i manifesti elettorali con lo slogan "Via le Br dalle procure". Non solo.
Napolitano annuncia che "il prossimo 9 maggio si celebrerà al Quirinale il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Quest'anno, il nostro omaggio sarà reso in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. Tra loro, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse".
Un forte messaggio, da parte del Quirinale, che nella lettera denuncia come "nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull'amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni".

Polemiche a Milano - Nel frattempo Letizia Moratti starebbe prendendo sempre di più le distanze da Lassini, dopo il ping-pong di dichiarazioni e smentite delle ultime 24 ore: il sindaco uscente di Milano dapprima aveva parlato di un'autosospensione del candidato, ipotesi poi nettamente smentita dal diretto interessato. Moratti, di sponda con il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, ha comunque avviato un pressing sul coordinatore lombardo del Pdl Mario Mantovani  per convincere l'autore dei manifesti anti-pm a rinunciare alla sua candidatura nella lista del Pdl alle prossime comunali.
"Lo ha chiesto il sindaco Moratti, il ministro della Difesa, il ministro della Giustizia, il ministro dell'Interno e glielo chiediamo anche noi ufficialmente", ha detto Mantovani riferendosi al 'passo indietro', dopo che qualche ora prima aveva invece annunciato: "Resta in lista, decideranno gli elettori". Ma di fatto Lassini sembra intenzionato a non mollare. "Non intendo rinunciare alla mia candidatura", ha detto infatti, interpellato da SkyTG24.

Lassini indagato insieme ad altre due persone - Intanto, l'ideatore dei manifesti elettorali, comparsi da qualche giorno a Milano, è stato indagato assieme ad altre due persone per vilipendio dell'ordine giudiziario. Nel fine settimana, Roberto Lassini - candidato alle elezioni amministrative con il Pdl - in un'intervista a Il Giornale si era assunto la paternità dei manifesti e ha detto di essere il presidente onorario della misteriosa Associazione dalla parte della democrazia.
Le indagini coordinate dai pm Armando Spataro, Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici, da quanto si è saputo, sono ancora in corso e si stanno effettuando accertamenti anche per individuare altri possibili responsabili. Il reato contestato ai tre indagati è previsto dall'articolo 290 del Codice penale. Per procedere, la Procura deve chiedere l'autorizzazione al Ministero della Giustizia.
Gli inquirenti milanesi stanno completando tutti gli accertamenti necessari, compresa l'identificazione di altre persone e poi inoltreranno la richiesta di autorizzazione al Ministero della Giustizia. Il reato è contestato ai tre indagati "fino al 16 aprile", e le contestazioni riguardano sia il manifesto "Via le Br dalle Procure" che un altro che recitava "Toghe rosse. Ingiustizia per tutti".
Tra le persone ascoltate in merito alla vicenda ci sono anche Fabio Bergomi e Riccardo Falcone, titolari di un'agenzia di pubblicità. Domenica 17 i due hanno confermato a Sky.it di avere attaccato tutti i manifesti firmati dall'Associazione, tranne gli ultimi finiti al centro dell'inchiesta della procura di Milano.

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