Berlusconi: "Cambiare architettura costituzionale"

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"Porteremo a casa la riforma della giustizia", dice il premier. E aggiunge: "Ho dovuto governare con Casini e Fini che stavano solo dalla parte dei privilegi dei giudici". Nuova gag sul bunga bunga

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Per potere fare le necessarie riforme in Italia occorre cambiare l'architettura costituzionale. Lo ha ripetuto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso di una cerimonia a palazzo Chigi, nella quale il Cavaliere ha fatto una nuova gag sul "bunga bunga".
"Insieme alla riforma della giustizia, lavoreremo anche alla riforma dell'architettura istituzionale che risente del fatto che i padri della Costituzione, venendo dal periodo fascista, non vollero che si potesse ripetere un pericolo come quello passato e quindi negarono ogni potere al governo e divisero il potere fra il capo dello Stato, la Corte Costituzionale e le assemblea. Ciò ha portato al fatto che il governo possa al massimo suggerire dei provvedimenti alle Camere, che cominciano a dibatterle nelle commissioni, nell'Aula poi nell'altra Camera, poi di nuovo in Commissione, il tutto deve piacere al capo dello Stato".

Riforma costituzionale - Insomma, ha aggiunto il premier, un provvedimento che magari quando era uscito dal Cdm era "purosangue, quando viene approvato se va bene si tratta di un ippopotamo: se questa legge non piace ai pm, ai procuratori della Repubblica di sinistra la impugnano davanti alla Corte costituzionale che essendo composta da 11 persone che provengono dall'area della sinistra e da quattro che provengono dall'area di centrodestra, la abroga. Quindi - ha proseguito il presidente del Consiglio - il popolo vota, il Parlamento lavora, discute ma non succede niente. Per arrivare a un paese che sia una vera democrazie dobbiamo cambiare l'architettura istituzionale, quindi una riforma della costituzione".

Contro Fini e Casini - Berlusconi ha poi aggiunto che, ora che il governo dispone in Parlamento "di una maggioranza più esile ma più coesa", l'esecutivo procederà alla riforma della giustizia e a quella del fisco.
"Non ho avuto il 51% del consenso degli italiani, ma ho dovuto governare con una maggioranza di coalizione e con il partito di Fini e Casini che stavano solo dalla parte dei privilegi dei giudici".

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