Voli di Stato, quando la politica viaggia "per necessità"

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Il Fatto: il ministro La Russa ha usato un aereo dell’Arma per recarsi allo stadio. La replica: "Comportamento irreprensibile”. È solo l'ultimo caso di una lunga serie di denunce, smentite e contestazioni. Da Craxi a Mastella, passando per Berlusconi

di Filippo Maria Battaglia

L’ultima denuncia arriva dal Fatto quotidiano. Il ministro Ignazio La Russa – scrive Gianni Barbacetto – ha usato “l’aereo di Stato come fosse un taxi”. “Lo ha fatto martedì 5 aprile per andare da Roma a Milano, dove giocava la sua Inter, e poi tornare in nottata nella capitale”.
Una brutta giornata per La Russa: per la debacle della Beneamata (ed infatti il coordinatore Pdl non lesina critiche per “l’atteggiamento tattico” della sua squadra) ma anche per la lettera di censura della Camera (dopo l’insulto a Fini durante la discussione del processo breve).
Questa, la ricostruzione del Fatto. Quasi immediata, la replica: "Per qualunque movimento io faccia, ahimè motivi di sicurezza mi impongono anche contro il mio volere di non usare voli di linea", dice il ministro, annunciando che, visto il "comportamento irreprensibile", riferirà in parlamento come chiesto dall'Italia dei valori.

I precedenti - Politica e voli di Stato hanno comunque da tempo un lungo e consolidato rapporto. Resta negli annali, ad esempio, la perfida battuta di Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, durante il primo governo a guida socialista, che in prossimità di una trasferta con l’allora premier commentò caustico: “Vado in Cina con Craxi e i suoi cari...”, a sottolineare l’affollata e variegata delegazione che seguì il leader del Garofano a Pechino.
Tra Prima e Seconda Repubblica cambiano i politici, i partiti e i sistemi elettorali. Ma non cessano i (frequenti) viaggi di ministri, viceministri e sottosegretari, in gran parte con voli di Stato. E soprattutto non si placa la ricorrente indignazione popolare per quell'uso.
Tra i casi più celebri, la bufera che investe l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella nel settembre del 2007. Un Airbus dell'Aeronautica militare trasporta da Milano Linate il vicepremier Francesco Rutelli e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. Vanno tutti al Gran premio di Monza, compresi gli uomini di scorta e uno dei figli ddi Mastella.  Obiettivo? Rappresentare il governo al Gran premio d' Italia di Formula Uno. Più che su Rutelli (che da vicepremier premia i vincitori e che comunque querela l’Espresso), la bufera si scaglia sul Guardasigilli, che indignato replica: “Che fastidio dava mio figlio su un aereo che tiene cento persone!”.
È bagarre. La Procura apre un’indagine (poi archiviata), il centrodestra va giù a muso duro contro “i costi della politica”.

Da par suo, Prodi, a capo del governo di centrosinistra, prova a correre ai ripari. E qualche giorno dopo, insieme con il sottosegretario alla presidenza Enrico Micheli, vara una direttiva decisamente rigorosa. L’uso degli aerei blu è vietato per viceministri e sottosegretari. E i ministri lo possono prendere solo se “sussistano comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all'esercizio delle funzioni istituzionali” e “non siano disponibili voli di linea né altre modalità di trasporto compatibili con dette funzioni istituzionali neppure con diversa programmazione del viaggio”.
Il giro di vite riguarda anche il presidente della Repubblica in carica (le cui esigenze sono considerate “prioritarie”), i suoi predecessori, i presidenti delle Camere, il premier e il presidente della Corte costituzionale “per lo svolgimento di compiti istituzionali”. I conti, in effetti, sono salati: nel 2005, ultimo anno del secondo governo Berlusconi, il conto dei voli tocca una cifra stratosferica: 65 milioni e mezzo di euro, l'equivalente - come ha fatto notare Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera - di 2.241 biglietti andata e ritorno Milano-Londra con Ryanair.

Sembra la pietra tombale contro sprechi e abusi di ogni sorta. E invece no: le polemiche sono destinate a replicarsi qualche mese dopo, ma stavolta a parti invertite. Nel mirino finisce un volo dell' Aeronautica Militare del 24 maggio 2008. Immortalato al suo arrivo ad Olbia da una serie di scatti del reporter sardo Antonello Zappadu (lo stesso delle controverse foto di Villa Certosa).
A bordo, il premier. Insieme a lui, tra gli altri, il cantante Mariano Apicella e una "bella ballerina di flamenco". Anche qui voci indignate (stavolta dal centrosinistra), anche qui un’indagine (poi archiviata).
I voli che finiscono nel mirino sono quattro: il tribunale liquida l’ultimo, quello del 17 agosto, con una manciata di righe. Come mai? Il nuovo governo ha fatto già in tempo a varare una nuova direttiva che permette di imbarcare persone estranee purché accreditate.
La motivazione dell’archiviazione per gli altri voli somiglia invece a un’amara presa d’atto: “Non vi è dubbio - scrivono i magistrati - che il trasporto a bordo degli aeromobili di soggetti estranei alle delegazioni può configurare una violazione della direttiva emanata il 21 settembre 2007”. E tuttavia la materia – aggiungono i giudici - “è interamente regolata da direttive della presidenza del Consiglio dei ministri”: nessuna violazione di norme di legge e di regolamento, dunque, e pratica archiviata.

Eppure, tra un volo di Stato e l’altro, qualche buona e inaspettata notizia può persino arrivare. 9 febbraio 2011: il ministro dell’Economia Giulio Tremonti è a Sapri, in provincia di Salerno, insieme ai sindacalisti Bonanni e Angeletti.
Deve andare a Reggio Calabria. Non prende l’auto blu e decide di fare il viaggio in treno. Niente Fraccia Rossa, si tratta di un Intercity di seconda classe, frequentato più che altro da studenti ed extracomunitari.
Appena sa della sua presenza, il numero uno di Trenitalia, Mauro Moretti, lo chiama, gli dà il benvenuto e gli chiede: "Tutto bene?". La replica del ministro è al vetriolo: "Mica tanto. Manca l'acqua in tutte e due i bagni della carrozza. Se ci fosse sarebbe meglio''.
Poi aggiunge: ''Temevo peggio, è anche abbastanza pulito''. E conclude: ''Che casino abbiamo fatto...''.
Tutta un'altra storia rispetto all'equipaggio e al volo blu.

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