Mi dimetto. Anzi no. Il rebus delle dimissioni di Mantovano

Alfredo Mantovano
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Il 30 marzo 2011 il sottosegretario all'Interno aveva annunciato di lasciare la carica per la tendopoli di Manduria nella quale erano ospitati migliaia di immigrati. Fino alla decisione di restare, dopo “le recenti decisioni di governo”

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Italiani e dimissioni: il binomio - si sa - è storicamente destinato a diventare un ossimoro, o quantomeno un rebus.
L’ultimo caso riguarda il sottosegretario all’Interno Roberto Mantovano. Dimessosi il 30 marzo scorso per la tendopoli di Manduria, di nuovo in carica il 7 aprile 2011. Con un obiettivo raggiunto: ottenere che gli immigrati provenienti dal Nord Africa siano ospitati non solo al Sud ma anche al Nord Italia.  Proviamo a ricostruire le “dimissioni-non dimissioni” del politico pidiellino, con l’aiuto delle agenzie.

30 marzo 2011. Un lancio dell’agenzia Ansa riporta: "Alfredo Mantovano ha deciso di rassegnare le dimissioni. La decisione sarebbe legata al numero di immigrati previsti per la tendopoli di Manduria”. E aggiunge: “La decisione delle dimissioni è stata presa da Mantovano dopo la notizia che la prima nave passeggeri che trasferirà gli immigrati da Lampedusa porterà a Taranto, e poi a Manduria, oltre 1.400 persone. Nei giorni scorsi Mantovano in consiglio comunale a Manduria aveva annunciato, su indicazione del ministro dell'Interno, Maroni, che la tendopoli avrebbe ospitato 1500 immigrati irregolari.

Ed infatti l’opposizione gongola e solidarizza con l’ex sottosegretario. Il Pd parla di “sussulto di dignità”, Vendola di un uomo onesto e ingannato. Mentre Bossi sarcastico nota: “Peggio per lui”.
Qualche giorno dopo, all’intervista a SkyTG24 di Maria Latella, il diretto interessato conferma il perché della sua decisione: "Il ministro Maroni mi ha autorizzato a dare una cifra limite di arrivo, 1500 persone", dice, cifra che è poi stata smentita dai fatti. "Per un meridionale, la parola data ha un senso. Avrei fatto la stessa cosa anche se Manduria non fosse stato nel mio collegio elettorale".

Tutto chiaro? Sembrerebbe di sì. Fino a quando altri due lanci di agenzia non cambiano lo scenario. La prima, un’Agi delle 15:46 del 7 aprile, riporta una nota del presidente del Conisglio: "Ho chiesto al sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, di ritirare le sue dimissioni, considerando anche il momento delicato dell'emergenza immigrazione. E a questo proposito, gli ho chiesto di entrare nell'Unità di Crisi istituita al Viminale e nella cabina di regia presso la Conferenza unificata. Ho infine sottolineato all'on. Mantovano che gli impegni assunti con lui e con i rappresentanti parlamentari della Puglia, a nome del Governo nei giorni scorsi, troveranno attuazione".

La seconda, un' Ansa delle 16 e 23, trascrive invece una dichiarazione dello stesso Mantovano: "Alla stregua delle recenti decisioni del Governo (l'accordo tra regioni ed esecutivo, ndr) e della conferma degli impegni che ero stato autorizzato ad assumere - osserva - ritiro le dimissioni da sottosegretario all'Interno, essendo venute meno le ragioni che le hanno motivate. In particolare - aggiunge - ho apprezzato la decisione di riconoscere il permesso di soggiorno per motivi umanitari (che Mantovano aveva auspicato, ndr), lo sforzo per una equa ripartizione territoriale dei clandestini, e non soltanto dei profughi, unitamente a concreti segnali di ridimensionamento di alcuni siti individuati nel Sud d'Italia, a cominciare da Manduria, dalla quale già oggi e' stata smontata una parte significativa di tende".

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