Da Fli ai "Responsabili", alle Poste. Siliquini nella bufera

Maria Grazia Siliquini al centro, tra i colleghi del gruppo Iniziativa responsabile
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Con il suo voto, il 14 dicembre contribuì a tenere in piedi il governo. Adesso, la nomina della deputata ex finiana nel Cda dell'azienda pubblica ha scatenato molte polemiche. "Attacchi squallidi" replica lei a Sky.it

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“Siliquini, c’è posta per te. Raccomandata”. Qualche buontempone l’ha scritto sul fac simile di una busta da lettere, lasciata cadere tra i divanetti del Transatlantico della Camera. Un lavoro artigianale, su foglio A4. Anonimo. Ma con un singolare francobollo: il volto sorridente di Silvio Berlusconi con uno sfondo alpino e la scritta “un presidente montanaro”.

Da quando è stata ufficializzata la notizia della nomina della deputata “responsabile” Maria Grazia Siliquini nel consiglio d’amministrazione delle Poste italiane, le cronache da Montecitorio raccontano l’ironia di chi, dai banchi dell’opposizione, insinua o dice apertamente. Cosa? Che la parlamentare torinese sarebbe stata in qualche modo premiata per il voto del 14 dicembre 2010.

Siliquini, nel momento clou dello scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, quando per soli tre voti il governo ha evitato di cadere, decise infatti di abbandonare Futuro e libertà per tornare nelle fila della maggioranza, da Fini a Berlusconi, tra i deputati del nuovo gruppo Iniziativa responsabile (Ir). E così oggi gli ex colleghi finiani chiedono di indagare sulla nomina. Ma la parlamentare “responsabile” si difende: “Il 14 dicembre non ho votato la sfiducia al governo perché sono rimasta coerente verso gli elettori che dal ’94 mi hanno sempre eletto nel centrodestra – dice al telefono a Sky.it – Invito chi mi attacca a leggere il mio curriculum, prima di parlare a vanvera. Certe accuse le trovo indecenti”.

Le accuse, dunque. “Non c’è esempio neanche nella tanto vituperata prima Repubblica di uno scambio così – dice Ettore Rosato (Pd) – La nomina di Siliquini nel Cda delle Poste, dove si dice che l’aspetti addirittura la poltrona di vicepresidente, dimostra che l’acquisto dei parlamentari non ha lasciato nulla di intentato e che Berlusconi sopravvive perché ricompensa con ogni mezzo che può”. Mentre le deputate del Pd Anna Paola Concia e Alessia Mosca, definiscono rispettivamente “uno schiaffo alle donne italiane” e un “atto indecoroso” la nomina “di una deputata che ha il solo merito di aver accettato le lusinghe del ‘capo’”.

Ma è da Fli (e su Internet dal movimento finiano Generazione Italia) che vengono le accuse più veementi: “Come tutti possono vedere, il voto che salvò Berlusconi è stato ricompensato lautamente e gli interessati ci risparmino di rivendicare curriculum e meriti speciali se non quello di avere salvato Berlusconi dalla sfiducia – scandisce il vicecapogruppo Carmelo Briguglio – Altre ricompense saranno date quando si farà il rimpasto con la nomina dei sottosegretari”. Già, perché la promozione a ministro di un altro “responsabile”, Saverio Romano, e adesso la scelta di Siliquini per il Cda delle Poste, sono solo un antipasto, denunciano i finiani, delle “ricompense” che attendono chi il 14 dicembre ha tenuto in piedi il governo.

Così, mentre il deputato Aldo Di Biagio annuncia una “interpellanza” al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, perché “chiarisca e renda pubblici i criteri” della nomina di Siliquini, lo stesso Briguglio annuncia una richiesta di accelerare l’iter della proposta di legge per la costituzione di una commissione d’inchiesta sulla eventuale compravendita di parlamentari. Perché, dice il vicecapogruppo di Fli, “il pagamento è stato effettuato”.

Ma Siliquini rispedisce le accuse al mittente: “Ritengo del tutto fazioso e squallido attaccare una donna che ha competenze, titoli ed esperienze come quelle che i miei colleghi apprenderebbero se solo leggessero il mio lungo e ampio curriculum – dice con voce ferma – Sono orgogliosa di un incarico che tiene conto di un curriculum d’eccellenza che poche donne, ma anche pochi uomini, in Parlamento possono vantare. Per oltre 35 anni ho svolto la professione forense. Sono stata promotrice della prima legge italiana contro l’usura. Per cinque anni sono stata sottosegretario al ministero dell’Istruzione, esercitando tra l’altro la delega sullo stato giuridico ed economico del personale del ministero, cioè di un milione e 200 mila dipendenti… Dedicherò adesso le mie capacità ad un’azienda di grande prestigio come le Poste”.

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