Ruby, la Camera sfida i pm: sì al conflitto di attribuzione

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La proposta della maggioranza passa per 12 voti: ora deciderà la Consulta se sottrarre ai magistrati di Milano il processo per concussione e prostituzione minorile contro il premier, che si apre comunque mercoledì. Bersani: "Umiliati davanti al mondo"

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La Camera ha deciso con una maggioranza di 12 voti (guarda il video in alto) di sollevare davanti alla Corte costituzionale un conflitto di attribuzione nei confronti dei magistrati di Milano, nel tentativo di togliere loro il processo a Silvio Berlusconi per il caso Ruby, che si apre mercoledì 6 aprile. Il conflitto di attribuzione è passato con 314 voti a 302, uno scarto inferiore alle attese, soprattutto se si considera che il parterre di ministri votanti era quasi al completo (GUARDA LE FOTO) e due deputati dell'opposizione, i liberaldemocratici Daniela Melchiorre e Italo Tanoni, hanno votato con la maggioranza, più Aurelio Misiti, eletto con l’Idv ma passato al gruppo misto.

La maggioranza di centodestra sostiene che uno dei due reati contestati al premier, la concussione, sia di natura ministeriale e, pertanto, l'inchiesta dovrebbe ricominciare quasi da zero davanti al tribunale dei ministri, annullando buona parte degli atti compiuti finora dai pm e dal gup di Milano, che ha rinviato Berlusconi a giudizio immediato. Inoltre, di fronte ad un reato di natura ministeriale contestato ad uno dei membri del governo, il Parlamento potrebbe negare l'autorizzazione a procedere. La Camera chiede quindi alla Corte costituzionale di avallare questa tesi.

L'accusa dice che Berlusconi abbia avuto rapporti sessuali a pagamento con la giovane marocchina Karima el Mahroug, detta Ruby, lo scorso anno, quando era minorenne, e che abbia cercato illegittimamente di ottenerne il rilascio dalla questura di Milano, dove era stata fermata per furto, con l'obiettivo di occultare la sua relazione con la ragazza.

La maggioranza alla Camera si è schierata con la tesi che la presunta concussione fosse "ministeriale", perché telefonando in questura, il premier avrebbe agito nell'esercizio delle sue funzioni di premier; infatti, pensava che la ragazza fosse la nipote dell'ex presidente egiziano Hosni Mubarak, una tesi considerata ridicola dall'opposizione.

Il tribunale di Milano ha detto di non sentirsi vincolato alle tesi della Camera e che il processo andrà avanti. La Corte costituzionale dovrebbe decidere nei prossimi mesi se accogliere il ricorso ed eventualmente poi decidere nel merito entro un anno dalla sollevazione del conflitto.

Alla Camera la prova di forza della maggioranza sulla giustizia non è comunque finita. Entro la fine della settimana dovrebbero cominciare le votazioni sul disegno di legge sul processo breve, che contiene una norma sulla prescrizione per gli incensurati di cui potrebbe beneficiare Berlusconi per ottenere il proscioglimento nel processo Mills entro giugno.

Il voto in Aula è arrivato mentre in piazza a Montecitorio si svolgeva il "Democrazia Day", un sit-in di protesta organizzato da Popolo Viola, Libertà e Giustizia e Articolo 21, andato avanti fino a notte. (GUARDA LE FOTO). E si mobilita anche il Pd che si è radunato in piazza del Pantheon: "Quella maggioranza sta di fatto decidendo che Ruby è la nipote di Mubarak", ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, così, ha proseguito, "ci mette davanti al mondo in una condizione di umiliazione, di diminuzione e di vergogna perchè solo i disonesti non arrossiscono di fronte a delle cose così".

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