Bocchino: Di Pietro voleva fare il ministro di Berlusconi

Di Pietro insieme all'allora capo del pool di Milano Borrelli
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In "Una storia di destra" (Longanesi), il vicepresidente di Fli rievoca la nascita nel 1994 del primo esecutivo dell'attuale premier: il pm "era iperallettato" all'idea di farne parte, ma prima avrebbe dovuto sentire il parere del pool, che disse no

di Italo Bocchino

Ma riannodiamo le fila e torniamo al 1994. All’indomani delle elezioni vinte, ci ponemmo il problema se fosse opportuno o meno far nascere questo governo legandolo in qualche modo al pool Mani pulite.
Berlusconi aveva cavalcato mediaticamente Tangentopoli, insieme a Fede, Brosio, Funari e le televisioni in genere, per cui la sua tesi – anche per accondiscendere a una volontà popolare – fu di tentare la nomina di Di Pietro al ministero dell’Interno.

Così si trovarono nello studio di Previti Tatarella, Berlusconi, Letta e naturalmente lo stesso Previti per incontrare Di Pietro e illustrargli la loro proposta.
Io ero presente a quell’incontro. Di Pietro era iperallettato dall’idea di fare il ministro, ma prima avrebbe dovuto sentire il parere di Borrelli e gli altri del pool.
Tornò a Milano e dopo un po’, seguendo anche i consigli degli altri magistrati, decise di rifiutare l’offerta.

Ci fu poi un secondo tentativo, stavolta fu La Russa che propose a Piercamillo Davigo di fare il ministro di Grazia e Giustizia, ma pure lui declinò.
In quel momento Tatarella ebbe il primo sentore che il governo non avrebbe avuto vita lunga.
Dal mio punto di vista, gli uomini del pool si negarono all’esecutivo anche perché avevano già iniziato a indagare su Berlusconi.
Tuttavia ho sempre avuto la sensazione che se il centrosinistra avesse vinto quelle elezioni, la disponibilità dei magistrati di Milano a far parte della compagine di governo sarebbe stata ben diversa.
Longanesi & C. © 2011 – Milano

Tratto da Italo Bocchino, Una storia di destra, Longanesi, pp.303, euro 16

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