Berlusconi: la politica è impotente davanti alle toghe

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Nuovo affondo del premier contro i giudici. In collegamento telefonico al convegno Rete Italia organizzato da Formigoni, il presidente del Consiglio rilancia la riforma della giustizia. Sul fonte immigrazione ribadisce: lunedì sarò in Tunisia

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Comincia con un nuovo affondo contro i giudici la settimana calda di Silvio Berlusconi sul fronte della giustizia. "In Italia il potere giudiziario è diventato un contropotere e la politica è resa impotente e messa in un angolo", ha affermato il premier, che ha poi rilanciato la riforma della giustizia perché "il nostro è l'unico paese della democrazia occidentale in cui il potere dell'esecutivo è sovrastato dai poteri delle Camere, dal potere giudiziario e dalla Corte Costituzionale chi si oppongono al cambiamento".
Questo, in sintesi, l'intervento telefonico del presidente del Consiglio durante il convegno di "Rete Italia" a Riva del Garda, organizzato dal governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni.
Intervento durante il quale il premier ha toccato anche il tema dell'immigrazione facendo il punto sulla situazione a Lampedusa e i rapporti con il governo di Tunisi per fermare l'ondata di sbarchi.

Emergenza immigrazione - "Ciò che sta avvenendo in questi giorni ripropone la validità dei nostri valori a cui si ispira il nostro impegno politico" ha affermato il premier parlando delle migliaia di immigrati che arrivano in Italia (VAI ALLO SPECIALE). Il presidente del Consiglio, che ha sottolineato come i migranti che arrivano nel nostro Paese "siano tutti spinti da un'ansia di libertà e giustizia" ha poi ribadito che nelle prossime ore si recherà in Tunisia per "cercare una soluzione", anche se il governo di Tunisi "non è forte in quanto non legittimato dai cittadini. Vedremo - ha aggiunto - se potrà trovare il modo per opporsi alle partenze". Insomma, la situazione a Lampedusa "è difficile, ma in via di risoluzione".

La riforma della giustizia è indispensabile - Il premier ha poi parlato del piano di governo per i prossimi due anni. "Andiamo avanti con la nuova maggioranza", ha dichiarato, spiegando che "sono finiti i veti di Fini e Casini" e quindi è possibile "il varo della riforma dell'architettura istituzionale, della giustizia e delle tasse". E ancora: "In due anni riusciremo a modernizzare il paese".
"Il vero discrimine - ha poi precisato - non è più tra destra e sinistra ma tra i conservatori e chi vuole il cambiamento". Silvio Berlusconi ridisegna la geografia politica, perché le vecchie formule non sono più attuali. Quello che serve, dichiara, è "il riformismo" e tutti devono unirsi nel nome di questa bandiera per completare "la rivoluzione che non è più necessaria, ma indispensabile".
Il ragionamento del premier, durante un collegamento telefonico con un convegno di "Rete Italia", è tutto mirato alla realizzazione, nei prossimi due anni, di "riforme che non
sono più rinviabili". Il capo del governo è chiaro: "Il nostro Paese è nell'ambito delle democrazie occidentali l'unico in cui il potere esecutivo è sovrastato dai poteri delle Camere, dal potere della magistratura e della Corte costituzionale, tutte corporazioni - osserva Berlusconi - che si oppongono al cambiamento".
Berlusconi cita la riforma della giustizia per "riequilibrare i poteri dello Stato", la riforma costituzionale e la riforma del fisco. Il presidente del Consiglio attacca soprattutto le toghe, "un potere pervasivo che è diventato un vero e proprio contropotere". Ebbene, osserva il cavaliere, "noi siamo diventati dei parafulmini del malessere della società", oggi "in Italia la politica è impotente, debole, messa all'angolo" da questo potere che "non gode della legittimità popolare: i cittadini in democrazia devono avere il diritto di decidere del proprio futuro". Berlusconi, infine, se la prende con l'opposizione che "semina odio contro di me" e utilizza il problema dell'immigrazione per cercare di far cadere il governo.

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