Berlusconi e la passione pericolosa per l'ultimatum

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Gli immigrati a Lampedusa? Via entro 48 ore. I rifiuti a Napoli? Pulizia entro dieci giorni. Il nuovo ministro per lo sviluppo? Non oltre una settimana. Tutte le volte che il premier si è imposto una scadenza. Per poi perdere la scommessa

"Entro 48 ore i migranti saranno fuori da Lampedusa" promette Silvio Berlusconi, sbarcato su un'isola schiacciata dall'emergenza degli immigrati. Una nuova data, un nuovo ultimatum da dover rispettare, una nuova trappola che il premier si è costruito nella quale rischia ancora una volta di inciampare.
Sull'emergenza dei rifiuti a Napoli, per esempio il capo del Governo ha costruito un intero calendario. Giornate da celebrare con una città ripulita, date (quasi) definitive per la soluzione dell'emergenza, rinnovate di conferenza stampa in conferenza stampa.   Addirittura, lo scorso 30 settembre, durante il dibattito per la fiducia al suo governo, il Cavaliere si vantava che "Napoli ha avuto risolto definitivamente il problema dei rifiuti. Ci sono le discariche che possono contenerli. C'è il termovalorizzatore di Acerra che funziona completamente". Era vero? Bastava fare un giro per le strade del capoluogo campano negli stessi giorni, per rendersi conto che i cumuli di spazzatura continuavano a dare il benvenuto a cittadini e turisti.

Scoppia dunque la rivolta dei comuni campani. Il premier prende in pugno la situazione e scende in Campania dove promette: "Entro dieci giorni dalla discarica di Terzigno non proverranno odori o miasmi, che giustamente hanno preoccupato e preoccupano la popolazione". L'autunno caldo della "monnezza" scatena le l proteste durissime della popolazione. Il premier si fa più prudente? Macché: il 26 novembre rilancia: "Via i rifiuti in meno di 15 giorni". Passano i quindici giorni, passano le settimane, i mesi. E i rifiuti, a marzo, continuano a occupare le strade di Napoli.

In Abruzzo non è andata meglio. Ne ha azzeccata solo una: "Entro la fine di maggio riapriremo l'Ospedale" annunciava il 2 maggio del 2009, ed effettivamente, prima della fine del mese l'Ospedale della città abruzzese riapriva i battenti. Ma la maggior parte degli ultimatum che si è imposto si sono trasformati in boomerang. A giugno del 2009 prometteva: "entro settembre più nessuno nelle tendopoli". Con il primo freddo di ottobre le tendopoli, però, stavano ancora là. E solo dopo ulteriori proteste saranno finalmente chiuse il primo dicembre del 2009.

Anche su questioni prettamente politiche il Cavaliere non riesce a trattenersi. Il 5 maggio 2010 Claudio Scajola lascia il Ministero per lo Sviluppo economico. Niente paura, rassicura il premier, entro poco arriverà un sostituto. Passano le settimane, senza che nessuno venga nominato, tanto che il 23 luglio, durante una conferenza stampa con Medvedev, costretto da una domanda si lancia: "Entro una settimana il nuovo ministro". Nulla però accade, tanto da costringere a sollecitarlo sia il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia. Messo alle strette, il 3 settembre Palazzo Chigi emette una nota in cui si annuncia entro la "solita" settimana un nuovo ministro. Bisognerà aspettare un mese: il 4 ottobre Paolo Romani giura come nuovo ministro dello Sviluppo Economico. Sono passati solo 150 giori di interim.

Oggi Lampedusa: problema immigrati risolto entro 48-60 ore. Scatta il countdown.


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