Maroni tra Libia e caos sbarchi: "Un errore questa guerra"

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni
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Il ministro dell’Interno in un’intervista al Corriere ammette: “Forse chi ha voluto i raid non ha saputo valutare la forza di Gheddafi, ora dobbiamo uscire dal pantano”. Sull’emergenza immigrazione: “Rimpatri forzosi, li mettiamo sulle navi e a casa”

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Mentre continua ad aumentare il numero degli immigrati in arrivo sulle coste italiane dal Nord Africa (a Lampedusa nelle ultime 24 ore si è registrato il record, con 2000 sbarchi) il ministro dell’Interno Roberto Maroni alza la voce. Lo fa in un’intervista al Corriere della Sera in cui minaccia i “rimpatri forzosi”. Mentre sul conflitto in Libia, ammette: “E’ stato un errore partecipare alla guerra, avremmo dovuto comportarci come la Germania”.

Ma prima di tutto viene la questione immigrazione, una vera e propria emergenza per Lampedusa e per tutta l'Italia: “Il problema è estremamente complesso e non esistono soluzioni facili come quella dei mitra evocata dal governatore della Sicilia Lombardo. Mercoledì mattina si riunisce l’unità di crisi a Palazzo Chigi. Io confido che il governo tunisino faccia quello che ha annunciato, però se non ci sarà un intervento vero per fermare le partenze chiederò al governo di attuare la proposta di Bossi e di procedere ai rimpatri forzosi. Siamo attrezzati per farlo. Li mettiamo sulle navi e li portiamo a casa”.

Il ministro dell’Interno quindi collega il problema degli sbarchi anche alla guerra contro Gheddafi. E appoggia in pieno la posizione della Lega: “Avevamo chiesto di comportarci come la Germania. È stato un errore e mi sembra che la soluzione Frattini sia l’unica possibile se si vuole uscire da un pantano che può rivelarsi molto pericoloso”. Poi aggiunge: “Forse chi ha voluto questi raid non ha analizzato le capacità finanziarie illimitate del Raìs, non ha saputo valutare la sua forza…”.

Per quanto riguarda infine il rapporto con le Regioni a proposito degli sbarchi, Maroni è perentorio: "Saranno i governatori delle regioni, in accordo con province o comuni, a decidere dove alloggiare i profughi. Ci sarà un tetto massimo di mille profughi ogni milione di abitanti. Se ci saranno rifiuti, allora saremo noi ad individuare le aree. Sono un fautore della condivisione di queste scelte impegnative, ma se questo non è possibile, saremo costretti ad agire d'imperio".

Ma a smorzare un po' i toni ci pensa il capo dello Stato, che interviene sull'argomento dagli Stati Uniti, dove si trova in visita. "Ci sono ogni tanto delle posizioni, delle reazioni un po' sbrigative a livello di opinione pubblica", ha detto Giorgio Napolitano, aggiungendo anche che bisogna ricordare il nostro passato di paese numero uno in Europa per numero di emigranti.

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