Immigrati, Frattini: “Soldi a chi rimpatria". Ed è polemica

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Il ministro propone di dare una dote ai clandestini che decidono di tornare nel loro Paese. Ma a SkyTG24 chiarisce: "Si tratta di denaro dell'Ue, l'Italia si limiterà ad anticipare". Bossi: "Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro"

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Una 'dote' di 2.000 - 2.500 dollari per ogni immigrato arrivato in Italia con i barconi provenienti dalla Tunisia che accetti volontariamente di rientrare nel suo paese. E' la proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini. Tutti soldi che, assicura il titolare della Farnesina ai microfoni di SkyTG24, arriveranno dall'Ue. Ed è subito polemica.

Frattini a SkyTG24: soldi per il rimpatrio arrivano dall'Ue - La 'dote' che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell'Ue, che al massimo l'Italia si limiterà ad anticipare. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ai microfoni di SkyTG24. "L'Italia ha già attuato negli anni passati progetti di questo tipo verso immigrati di Paesi dell'Africa sub-sahariana, per esempio nigeriani e in questo caso furono soldi anticipati dall'Unione Europea", ha spiegato Frattini. "E' possibile che stavolta sia lo Stato ad anticiparli, ma comunque il rimborso finale è sempre e comunque dell'Unione Europea, che ha proprio un fondo 'ad hoc'".
Nell’intervento telefonico il ministro degli Esteri è poi intervenuto sul silenzio del presidente del Consiglio sulla questione libica: “Berlusconi condivide l’azione che io ho compiuto sotto il profilo diplomatico e condivide la scelta che grazie al contributo decisivo dell’Italia che si è coagulata intorno al ruolo della Nato”. E ha concluso: “Non siamo assolutamente irritati con la Francia, abbiamo semplicemente non condiviso l’ipotesi francese di un comando di una coalizione di volenterosi”.

La Lega dice no - "Ma che pagare, io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro" tuona Umberto Bossi sottolineando che non solo bisogna trattare i migranti da clandestini , ma che, se pure tornassero, l'obbligo del governo sarebbe quello di spedirli di nuovo nel loro paese. "Un'idea assurda, non so a chi possa essere venuta, tornerebbero tutti indietro per prendere altri 2.500 dollari", lo spalleggia  Roberto Calderoli. La linea dura con gli immigrati tunisini trova un inaspettato alleato in Pierferdinando Casini. "Abbiamo sempre detto che i rifugiati, quelli che scappano dai paesi in guerra, vanno accolti - sottolinea il leader dell'Udc - I tunisini non mi pare invece siano a rischio e vanno rispediti al mittente".
Il leader della Lega boccia anche la proposta del Pd di un ministero dell'Immigrazione: "Ci penso io e vedete che va tutto a posto" dice ai cronisti.
In realtà l'uscita del Senatur, che ha parlato con il ministro dell'Interno Roberto Maroni, più che ad aprire uno scontro nel governo sembra volta a garantire l'elettorato del Carroccio  che la Lega non mollerà su questo fronte. E, soprattutto, che i migranti che in queste ore stanno sbarcando a migliaia a Lampedusa non andranno nelle regioni del nord.

Critiche dall'opposizione - L'offerta dell'Italia per fermare l'ondata di migranti, non riguarda solo i rimpatri assistiti. Nell'incontro del 25 marzo a Tunisi, Frattini e Maroni hanno infatti messo sul piatto un consistenze pacchetto di aiuti.
Tutte mosse che l'opposizione contesta. "Abbiamo una politica dell'immigrazione che, ostruendo i canali di quella legale, genera clandestinità e produce insicurezza - critica il presidente del Copasir Massimo D'Alema - Serve perciò una profonda rivoluzione delle politiche con cui si decide chi può rimanere in Italia". D'Alema avanza anche una proposta: considerare "tutti rifugiati" i 20mila arrivati in questi primi mesi dell'anno dal nord Africa. "Accogliamoli regolarmente e poi negoziamo il rientro in patria, anche semmai assistito da noi, dal punto di vista economico". Anche perché vedere quanto sta accadendo a Lampedusa non è degno di un paese civile. "A volte - è la spiegazione del presidente del Copasir - viene persino il sospetto che la visione di tutta quella gente ammassata lì non dispiaccia per ragioni propagandistiche. Se li avessero accolti decentemente non si sarebbero neanche visti. Ma poi magari non si poteva fare propaganda". Contro l'idea di favorire i rimpatri con il versamento di una piccola somma si scaglia il presidente del Pd Rosy Bindi, secondo la quale si tratta di "un obolo insufficiente e offensivo".

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