Politica e legalità, è scontro tra Vendola e Formigoni

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Il leader di Sel: "La Lombardia è la regione più mafiosa d'Italia". Dura replica del governatore lombardo: "Parla sotto l'effetto di sostanze. Risponda piuttosto sul perché non è in galera". Castelli: "Fuori i calabresi dall'Expo". VIDEO

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L'intervista di Sky.it a Nichi Vendola

Il federalismo, la missione in Libia, l'emergenza sbarchi. E soprattutto le infiltrazioni mafiose in Lombardia. Il giorno dopo le dichiarazioni del procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatore sull'allarme omertà nel Settentrione, Nichi Vendola dice la sua sul binomio Nord-criminalità organizzata. Con parole destinate a suscitare polemiche: "La Lombardia è la regione più mafiosa d'Italia".
"Non abbiamo avuto la fortuna di vedere sui tg nazionali i volti di Letizia Moratti e di Roberto Formigoni associati alle vicende della cronaca giudiziaria che racconta quale sia il livello di pervasività dell'organizzazione 'ndranghetista che nella regione controlla le Asl, che ha i boss che organizzano le riunioni negli ospedali e che ha un circuito di appalti che ruota attorno a tutte le pubbliche amministrazioni di questa regione. Sarebbe interessante - conclude - affrontare questo nodo".

Formigoni: "Vendola è un miserabile" - Non si fa attendere la risposta di Formigoni, secondo cui Nichi Vendola "è un miserabile, lo sapevamo e lo conferma. Tra l'altro ripete le stesse parole che ha detto venti giorni fa. Quindi probabilmente è sotto l'effetto di qualche sostanza". Formigoni rilancia la polemica e attacca: "Vendola risponda piuttosto alla domanda che gli porgo da oltre un mese: come mai il suo ex assessore Tedesco non è stato messo in galera? Non è in galera solo perché il Pd lo ha messo a senatore, e Tedesco ha detto con chiarezza che gli stessi reati commessi da lui li ha commessi anche Vendola? Come mai due pesi e due misure? Risponda Vendola come mai non è in galera in questo momento, poi potrà dire qualcosa su una Regione che è l'esempio per la sanità, non solo per la Puglia ma per tutte le Regioni".

"Io drogato? Basta che si guardi intorno" -  "Formigoni non si è  arrabbiato, ha letteralmente perso le staffe - ha commentato Vendola rispondendo alle dichiarazioni del governatore della Lombardia - se cerca qualcuno dedito all'uso di sostanze stupefacenti non si deve rivolgere a me, ma può guardarsi attorno". Secondo Vendola alla base di tutto c'è il fatto che il governatore lombardo "vuole evitare il merito della questione che ha posto. Non c'è nessuna imputazione da parte mia nei suoi confronti su reati. Non faccia il pubblico ministero. Pongo solo un problema: non si è accorto di quale fosse il livello di penetrazione della 'Ndragheta nell'economia, nella società, nelle pubbliche amministrazioni della Lombardia? Formigoni non è mai convocato a dire una parola sul fatto che le Asl lombarde sono 'ndranghetizzate? E sul fatto che uno dei capi della 'ndrangheta era il direttore generale che lui aveva scelto per dirigere una Asl? Sono tutte domande lecite". E sulla questione dell'assessore pugliese arrestato, Vendola risponde: "Io, quando hanno iniziato a indagare qualcuno nella mia giunta ho cacciato tutti ho azzerato la giunta. Lui, quando hanno arrestato Prosperini ha manifestato solidarietà nei confronti del suo assessore fino a quando, questi ha patteggiato la pena, riconoscendo il reato. Su di me hanno indagato per tre anni i magistrati, non trovando neanche una parolaccia nelle intercettazioni telefoniche e ambientali. Per quello non sono in galera".

Castelli: "Fuori i calabresi dall'Expo"
- Sulla querelle è intervenuto anche il viceministro alle infrastrutture, il leghista Roberto Castelli. Contro il rischio delle infiltrazioni mafiose nei lavori per l'Expo 2015, Castelli chiede di tener fuori dalle gare per gli appalti le ditte calabresi. E' quanto scrive 'La Padania' che, nel numero in edicola sabato 26 marzo, dedica la foto-notizia della prima pagina alle "preoccupazioni del viceministro sugli appalti", titolando: "Expo, Castelli: fuori i calabresi".

"Da Saviano a Gratteri a Vendola, ormai sembra un'abitudine sparare sul Nord - afferma Castelli nell'intervista - si dà per assodata per i grandi lavori dell'Expo 2015 la minaccia di infiltrazioni mafiose. Per questo lancio una proposta: evitiamo per decreto che a partecipare siano aziende che possano essere collegate con la 'Ndrangheta. In poche parole escludiamo le ditte calabresi".

Libia, "c'è una terza via" - In mattinata, il leader di Sinistra e libertà, intervenendo a margine della 'Fabbrica dell'economia' a piazza Affari a Milano, aveva spazziato anche su altri temi. Parlando della guerra in Libia, Vendola aveva detto che "l'occidente ha esibito divisioni ridicole e volgari su chi deve comandare la coalizione con l'evidente intento di ipotecare gli affari di domani".
"Io - ha osservato ancora - dico no a Gheddafi e no alla guerra. Considero insopportabile l'argomento di chi, dopo una lunga e colpevole inerzia, propone come unico sbocco la guerra. Tra la guerra e tenersi i dittatori c'è una terza via. La terza via si chiama forza di interposizione di pace, corridoi umanitari, cessate il fuoco, politica e diplomazia che noi occidentali, che traffichiamo molto con Gheddafi e i rais dell'area mediterranea, ci siamo ben guardati di fare".
Vendola ha toccato poi il tema del pacifismo e delle responsabilità politiche, anche della sinistra: "E' giunto il tempo, questo è un problema di tutta la politica, ma soprattutto della sinistra, di pensare alla pace come a una politica e non come a una ispirazione dell'anima, a una utopia o un idillio. La sinistra deve mettere in campo una gigantesca fabbrica della pace".

"Faremo la nostra parte, ma il governo non bari" - La guerra in Libia porta però con sé anche un'altra emergenza, quella umanitaria, con gli sbarchi a Lampedusa che vanno avanti senza sosta. La Puglia non si tirerà indietro sull'accoglienza umanitaria - garantisce Vendola - ma a patto che vengano rispettati gli accordi presi con il governo la settimana scorsa a Roma. "La Puglia farà la sua parte - dice il governatore - a condizione che il governo non bari. Se lo farà la nostra reazione sarà molto dura".
Vendola si riferisce in particolare a notizie dell'ultima ora che parlano dell'intenzione del governo di realizzare una tendopoli in una ex base militare, nel tarantino, tra Oria e Manduria. Un'ipotesi sulla quale Vendola è nettamente contrario "la mia Regione ha già tre centri di accoglienza per richiedenti asilo - ha spiegato - e due di identificazione e espulsione dei cosiddetti clandestini. In questo momento mi è arrivata una notizia dalla Puglia secondo cui c'è l'idea di montare una tendopoli per chiudere una certa quantità di clandestini. Se fosse così il ministro Maroni non avrebbe detto la verità nella riunione avuta con noi e saremo di fronte ad un atteggiamento provocatorio". "La Puglia - ha ricordato - è stata candidata al premio Nobel per l'accoglienza agli albanesi quando il loro Paese si squagliò. E siccome a casa mia si accoglie e non si fa razzismo, noi anche in questo caso, abbiamo esibito la voglia di fare la nostra parte ma questo a condizione che il governo non bari".

"Macché federalismo, questa è una porcheria" - Spazio poi al federalismo, passato in commissione bicamerale il 24 marzo: "Non è federalismo ma una porcheria". "Politicamente considero un'avventura e, forse, una sciagura un federalismo che nasce male - ha osservato Vendola - che nasce parlando di fisco, di denaro. Non un federalismo che nasce dalle fondamenta, cioè da un patto che può tenere unita l'Italia".
A giudizio di Vendola "il rischio è che ci troviamo di fronte a una secessione di fatto. Le aree più ricche del Paese già camminano a velocità divaricata: il rischio è che ci troviamo a calcolare, dopo, i danni". "Io sono a favore del federalismo ma questo non è federalismo ma una porcheria che nasce dalla predicazione antimeridionale su uno stereotipo malevole che vede il nord laborioso e sano che ha sulle proprie spalle un sud parassitario e mafioso".

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