Frattini: "Possibili raid italiani sulla Libia"

La base aerea di Gioa del Colle (Bari) in un'immagine d'archivio
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Lo conferma il ministro degli Esteri ai microfoni di SkyTG24. E aggiunge: "Senza le nostre basi non sarebbe possibile un'operazione della Nato". La Russa: possiamo intervenire in ogni modo, tranne via terra. Evacuata l'ambasciata a Tripoli. FOTO E VIDEO

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Sette basi, almeno cinque navi e cacciabombardieri in grado di distruggere le postazioni antiaeree quando scatterà la "No fly zone" sulla Libia approvata dall'Onu giovedì 17: è questo - escluso ogni intervento di uomini o mezzi via terra - il contributo messo a punto dall'Italia, che intende partecipare "fino in fondo" alle operazioni militari. "Non ci limiteremo a dare le chiavi di casa nostra ad altri perché ne facciano quello che ritengono più opportuno", ha detto in Parlamento il ministro della Difesa, Ignazio La Russa (GUARDA IL VIDEO). Il tutto mentre l'ambasciata italiana a Tripoli è stata chiusa e il personale rimpatriato. E mentre Muammar Gheddafi annuncia un "cessate il fuoco" giudicato dagli insorti solo un bluff. "Le forze armate si trovano alle porte di Bengasi e non abbiamo intenzione di entrare in città", ha detto in una conferenza stampa un esponente del governo libico.

L'intervento italiano - Dunque l'Italia non contribuirà solo con le basi. Il nostro Paese, ha infatti sottolineato La Russa nelle sue comunicazioni alle Commissioni riunite di Camera e Senato, dispone di "una forte capacità di neutralizzare radar e ipoetici avversari" in Libia "e su questo potrebbe esserci una nostra iniziativa: possiamo intervenire in ogni modo", ha detto.

"L'Aeronautica militare è a disposizione per evitare che la popolazione civile subisca bombardamenti". In serata anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ribadito il concetto ai microfoni di SkyTG24 (guarda il video in alto): "la violazione della no fly zone - ha detto - farebbe scattare l'attacco a postazioni radar, o a postazioni militari di contraerea" e, dovendo svolgere questo compito, "i mezzi italiani non sono da meno degli altri".

Come in Kosovo - Si tratta di quella che tecnicamente viene chiamata capacità SEAD, cioè "soppressione delle difese aeree nemiche": è ciò che l'Italia ha già fatto con i raid aerei in Kosovo e che potrebbe apprestarsi a ripetere in Libia. Questa volta non con la Germania, come avvenne nei Balcani, ma insieme ad altri Paesi dotati di "assetti idonei", Usa e Gran Bretagna in testa.

I Tornado Ecr di stanza a Piacenza sono pronti da giorni. Secondo La Russa, l'attuazione di una 'no fly zone' "comporta un dispiegamento di mezzi oneroso e impegnativo da tutti i punti di vista e quindi non può restare estranea la Nato, perché tre o quattro paesi non possono da soli esercitare un controllo capillare della zona".

Portaerei e basi - La portaerei Garibaldi (con a bordo i caccia Av8) è salpata oggi da Taranto per dislocarsi in Sicilia, mentre nave Libra attraccherà domani in un porto libico con aiuti umanitari. Mobilitato anche il caccia Andrea Doria, che si occuperà della difesa aerea, e due unità che sono attualmente inserite nella Snmg1, la forza marittima della Nato: la fregata Euro e il rifornitore Etna.
Tornando alle basi aeree - che secondo Frattini "saranno la chiave" per il successo dell'intervento della coalizione internazionale in Libia - il ministro La Russa ha spiegato che sono sette quelle messe a disposizione dall'Italia: Amendola (dove sono schierati i caccia Amx e i velivoli senza pilota Predator), Gioia del Colle (base dei nuovi caccia Eurofighter, schierati anche a Grosseto), Sigonella e Aviano (due basi che servirebbero essenzialmente ad ospitare 'assetti' di altri Paesi), Trapani (aeroporto specificatamente attrezzato per gli aerei radar Awacs e sede di caccia intercettori F-16), Decimomannu (base logistica) e Pantelleria (la base aerea più vicina alla Libia).

"Possiamo intervenire in ogni modo" - L'Italia, ha detto La Russa, metterà a disposizioni le basi non più solo per operazioni umanitarie, ma per attività militari vere e proprie, "senza alcun limite restrittivo all'intervento, se necessario per far rispettare la risoluzione Onu" e salvaguardare i civili. Su questo, ha osservato, non si può traccheggiare, "non possiamo dire 'facciamo questo, facciamo quello. Vogliamo contribuire a decidere che cosa si deve fare e una volta deciso vogliamo partecipare in pieno all'attuazione di questa decisione". "Possiamo intervenire in ogni modo - ha ripetuto il ministro della Difesa - con la sola tassativa esclusione di interventi via terra. La risoluzione dell'Onu vieta nella maniera più tassativa questa possibilità: quindi non solo per noi, ma per chiunque, non ci sarà concorso di fanteria, di carri armati, di Lince, di mezzi. Sul territorio libico non ci andrà nessuno".

Sì in commissione all'intervento in Libia , la Lega non vota - Dopo un consiglio straordinario dei ministri, da cui è uscita la linea della partecipazione diretta all'intervento, le commissioni Difesa ed Esteri del Senato hanno votato il via libera al governo, in linea con quanto previsto dalla risoluzione votata stanotte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
Alla votazione non hanno preso parte i senatori dell'Italia dei Valori e della Lega Nord, secondo partito della maggioranza.

Rischio ritorsioni per l'Italia? - Secondo il Pd, che ha votato a favore dell'impegno italiano, la situazione attuale comporta comunque "problemi per la sicurezza nazionale", come ha detto l'ex premier ed ex ministro degli Esteri Massimo D'Alema, chiedendo "che si attivi il dispositivo di protezione della Nato, una rete di sicurezza indispensabile, perché va bene la coalizione di volenterosi, ma la Nato è la Nato". (L'INTERVENTO DI D'ALEMA)

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