Il Quirinale frena sul rimpasto di governo: troppe spese

Giorgio Napoliano insieme con Silvio Berlusconi
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Fumata nera dopo l'incontro tra il premier e Napolitano. Nessun nuovo ministro e sottosegretario. Sul piede di guerra il gruppo dei responsabili che ha garantito l'appoggio all'esecutivo dopo l'uscita dei finiani

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Saverio Romano era pronto a giurare nelle mani del Capo dello Stato, ma anche stavolta dovrà aspettare. Mercoledì 16 marzo Silvio Berlusconi è salito, come annunciato, al Quirinale, ma è tornato a mani vuote: nessun nuovo ministro, nessun trasloco di Giancarlo Galan dall'Agricoltura ai Beni Culturali. Nulla.
Anzi, ha cambiato idea: anziché procedere per gradi, il rimpasto si avrà in un'unica soluzione per quanto riguarda tutti i posti vacanti (mentre i sottosegretari aggiuntivi dovranno essere nominati successivamente dopo il varo del disegno di legge che consentirà di alzare il tetto del numero degli esponenti del governo).
Ed è quanto dovrebbe aver detto a Saverio Romano in un colloquio serale che ha anticipato l'incontro con i 'Responsabili' previsto per la prossima settimana.
Eppure era stato lui stesso, a confermare ai vertici del Pdl che avrebbe sottoposto solo quei due nomi, Romano e Galan appunto, al presidente della Repubblica. Ed ora la mancata promozione del leader del Popolari per un'Italia di Domani (Pid), rischia di scatenare l'ira dei cinque deputati del gruppo dei Responsabili che fanno capo allo stesso Romano che, tanto per far capire l'antifona, non vota con la maggioranza rischiando di mandare sotto il governo.
Dietro la mancata nomina dell'ex Udc (Galan, essendo già ministro, non è un problema) si rincorrono voci e indiscrezioni.

In ballo la nomina di altri sottosegretari - Ma andiamo con ordine: il presidente del Consiglio sale al Colle accompagnato da Gianni Letta. A far luce sul colloquio, durato circa un'ora, è lo stesso Giorgio Napolitano: "Il presidente del Consiglio mi ha prospettato problemi ed esigenze di rafforzamento della compagine governativa", spiega il capo dello Stato.
Qualche minuto dopo, sempre dal Quirinale, trapelano maggiori dettagli. Il primo, e forse più importante, è che il premier non avrebbe accennato solamente alla nomina di Romano e al 'trasferimento' di Galan, ma avrebbe sottoposto al presidente della Repubblica diverse proposte per il rafforzamento della compagine governativa.
In particolare, oltre ai nomi dei ministri Berlusconi avrebbe sottoposto a Napolitano l'esigenza di mettere mano, aumentandolo, al numero dei sottosegretari.
Intervento che, come sa bene Berlusconi, comporta la modifica della legge Bassanini attraverso un disegno di legge, visto che il Colle ha da tempo fatto sapere che un decreto legge su questa materia non sarebbe opportuno, in quanto non si ravvisano i requisiti di necessità e urgenza.

La nomina di Romano a ministro - Obiezione che il Cavaliere conosce perfettamente: tanto che lui stesso, da Helsinki, aveva chiarito che l'unica soluzione era quella di un disegno di legge, con tempi inevitabilmente più lunghi.
Una ricostruzione che però non coincide con quella fornita dal premier che, ad alcuni ministri e dirigenti del Pdl, ha confidato tutta la sua amarezza (qualcuno parla di irritazione) per il fatto che Napolitano abbia espresso dubbi e perplessità sul nome di Romano.
Dietro il 'niet', sempre secondo questa ricostruzione, le vicissitudini giudiziarie dell'ex Udc. Insomma, due versioni perlomeno differenti. Tanto che qualcuno, soprattutto fra i Responsabili sospetta che Berlusconi, con la scusa del Colle, abbia volutamente agito per rinviare tutto. E le parole del premier all'Ufficio di presidenza ("procederemo in un'unica tranche") confermano questi sospetti.

I "responsabili" sul piede di guerra - Di ragioni per seguire questa strada, del resto, il Cavaliere ne ha più di una: le altre anime del gruppo dei Responsabili, infatti, sono sul piede di guerra. Nei giorni scorsi Luciano Sardelli aveva mandato una lettera al premier per sollecitare "una soluzione complessiva che risponda alle aspirazioni di tutte le componenti". Dando voce a quanti ritengono ingiusto che Romano sia il primo (e per il momento l'unico) ad 'incassare' qualcosa per il sostegno al governo. E in vista di delicati quanto importanti passaggi parlamentari (nonostante la conferma dell'arrivo di Giulia Cosenza) premiare uno per scontentarne molti non sarebbe una mossa prudente.
Inoltre, il 'caso Scajola' è lontano dall'essere risolto e qualcuno a via dell'Umiltà suggerisce che la soluzione più indolore sarebbe proprio quella di farlo rientrare al governo. Ma la situazione rischia di sfuggire di mano al premier. I deputati legati a Romano sono rimasti fuori dall'Aula di Montecitorio e se non era per il radicale Marco Beltrandi la maggioranza sarebbe andata sotto sul delicatissimo tema dell'election day. Non solo, lo stesso Romano ha annunciato che domani terrà una conferenza stampa e molti si aspettano fuoco e fiamme.

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