Beni culturali, Carandini lascia la presidenza: troppi tagli

L'archeologo Andrea Carandini insieme con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
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Dietro la decisione del noto archeologo la “constatazione dell’impossibilità di tutelare il patrimonio con la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio”. Granata: "Il governo trovi le risorse”. Rutelli: “Doveva dimettersi Bondi”

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Con gli ulteriori tagli al settore è impossibile tutelare il patrimonio. E’ questa la motivazione che ha spinto Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, a rassegnare le sue dimissioni. Lo si è appreso dal Ministero dei Beni Culturali. Carandini era stato nominato presidente del Consiglio superiore dei beni culturali dal ministro Bondi il 25 febbraio 2009 al posto del dimissionario Salvatore Settis, che aveva lasciato l'incarico per dissenso sulla gestione e sulla tutela della politica culturale del governo. Carandini è professore ordinario dal 1980 e dal 1992 insegna archeologia presso l'Università di Roma 'La Sapienza' ed è uno dei più illustri e autorevoli archeologi a livello internazionale.

La lettera - La "constatazione dell'impossibilità" da parte del ministero dell'opera di tutela e di sviluppo del patrimonio culturale "stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio": è la motivazione che il noto archeologo ha scritto nella lettera di dimissioni, "irrevocabili", dalla presidenza del Consiglio superiore dei beni culturali che ne ha preso atto Il Consiglio Superiore, "condividendo le considerazioni del Presidente Carandini", ha sospeso la seduta in attesa che il ministro compia "un atto politico responsabile che garantisca il positivo interessamento del Parlamento e del Governo riguardo la drammatica situazione i cui versano i beni culturali".

Giro: “Con sostegno al patrimonio proseguirebbe” - Il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro però sottolinea: "Se da un lato la lettera con la quale il professor Andrea Carandini ha annunciato le proprie dimissioni al cospetto del Consiglio superiore dei beni culturali esprime un netto dissenso rispetto alla riduzione dei finanziamenti destinati alla cultura, dall'altro lato rivela una disponibilità a proseguire il proprio impegno alla guida del Consiglio superiore purché si assumano a breve termine scelte concrete a sostegno del patrimonio culturale nazionale". E aggiunge: "Di questa disponibilità del professor Carandini occorre prendere atto e personalmente mi farò portavoce affinché il governo ponga fra le priorità della propria agenda politica l'urgenza di un rilancio complessivo della tutela e della valorizzazione dei beni culturali in Italia, con uno stanziamento iniziale di 200 milioni necessario per preservare in questa prima fase l'intero sistema dei beni e delle attività culturali".

Polemiche - "Berlusconi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa alla cultura italiana per le dimissioni di Andrea Carandini, grande archeologo e persona perbene che oggi si è ribellato all'assassinio della cultura italiana" ha dichiara il vicepresidente dei senatori del partito democratico Luigi Zanda. "Una scelta di grande dignità" è il commento del leader di Alleanza per l'Italia Francesco Rutelli. "Spero - ha aggiunto - che il governo ascolti la voce di Andrea Carandini perché la tutela del patrimonio non perda l'apporto del meglio della cultura nazionale. Qualcun altro, Bondi, avrebbe dovuto dimettersi per evitare che si dimettesse Carandini". Il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione parla di una “crisi del Ministero dei Beni Culturali è un dato drammatico e reale e che va affrontato al di fuori degli schieramenti di parte e con spirito di servizio per il bene del Paese”. Per Fabio Granata, capogruppo Fli in commissione cultura, “l’abbandono di Carandini rappresenta un altro grido d’allarme sul declino inarrestabile delle politiche culturali in Italia. Dopo Cinecittà, Accademia di Santa Cecilia e altri enti che rappresentano la cultura italiana nel mondo arriva ora questo ulteriore segnale di 'smobilitazione'. Il Governo deve trovare risorse straordinarie immediatamente destinando una parte dei finanziamenti su grandi opere o sul nucleare a questa indispensabile 'infrastruttura immateriale' dell'Italia, per la quale siamo una potenza mondiale, ma una potenza in pieno declino". Critico anche il deputato del Pdl e componente della commissione Cultura alla Camera, Bruno Murgia: "Le dimissioni di Andrea Carandini fanno riflettere, anche perché si tratta di un grande tecnico nominato dal ministro Bondi, dunque super partes". E aggiunge: "Il governo deve raccogliere il grido d'allarme lanciato da Carandini, ripristinando i fondi per valorizzare il vero patrimonio italiano che è il paesaggio con la sua cultura".

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