Fini a SkyTG24: "Non c'è una dittatura dei giudici"

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Il presidente della Camera replica al premier e sulla riforma della giustizia proposta dal governo dice: "Non è ad personam". "La Costituzione può essere modificata ma non a colpi di maggioranza". L'INTERVISTA INTEGRALE

(in fondo all'articolo l'intervista integrale a Gianfranco Fini)

Diffidente e cauto, ma pronto sedersi "senza pregiudizi" al tavolo del dialogo sulla giustizia Gianfranco Fini riconosce che la riforma varata dal governo "non è ad personam", a differenza del processo breve che invece "avvantaggia il premier".
Per questo il presidente della Camera si dispone a vedere le carte e a "vigilare" perché dalla cornice si passi ai contenuti. E intanto avverte: "Discutere solo di giustizia sarebbe un errore madornale. Si sente l'esigenza di molte altre risposte".
Ma intanto sulla giustizia Fini apre, facendone il primo banco di prova di un dialogo sul quale pesa l'ipoteca della diffidenza. "Alcune questioni vanno chiarite - alza paletti il leader Fli - dalla fine della obbligatorietà dell'azione penale alla responsabilità civile dei giudici".
Fini prende poi le distanze dai giudizi del Cavaliere su Mani Pulite o sullo strapotere della magistratura. "Anche se nobilita la cosa parlando di Tocqueville - punzecchia, riferendosi all'intervento di sabato 12 marzo del premier - Berlusconi parla di una dittatura dei giudici in Italia che non credo ci sia".

Il leader di Fli si lascia invece scivolare addosso le accuse del Cavaliere, che ha indicato in lui il responsabile della mancata riforma della giustizia: "Non mi va di polemizzare, Berlusconi ripete il suo ritornello perché ha bisogno di un capro espiatorio, ma le proposte di allora non facevano l'interesse generale".
Ora - pur prevedendo "tempi lunghissimi" - la terza carica dello Stato parla di un dialogo "giusto" che va allargato ad una platea vasta. "Io non dico che la Costituzione è intangibile e chi lo dice non ricorda che la stessa Carta prevede la possibilità di modifiche - afferma - Bisogna però vedere come avvengono: non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, occorre lo sforzo di maggioranze condivise".
Né per l'ex cofondatore del Pdl è stato un errore scendere in piazza a difesa della Costituzione, come hanno fatto anche diversi dei suoi. "Il corteo di ieri era aperto da un enorme tricolore, che non mi pare sia simbolo di alcun partito - osserva -. E' positivo che si cantasse 'Viva l'Italia'. Se le piazze servono ad esprimere malcontento o volonta' propositive sono positive, perche' esprimono il desiderio di partecipare".
Uno sguardo sul mondo nell'intervista a tutto campo a SkyTG24: a Gheddafi "pazzo sanguinario che deve andare via", al nucleare "sul quale in Italia non si devono fare scelte emotive sull'onda del sisma in Giappone, visto che le centrali qui sarebbero di nuova generazione e piu' sicure". E infine, un lapidario giudizio sulle divisioni dei futuristi: "Ci sono sensibilità diverse, ma francamente non mi appassiona né il dibattito tra falchi e colombe né tantomeno la ricerca del compromesso a tutti i costi".

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