Giustizia, Berlusconi: "Evitare la dittatura dei giudici"

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Il premier in un messaggio ai Promotori della Libertà torna sul tema della riforma presentata il 10 marzo: “Se fosse stata fatta per tempo, la storia recente dell'Italia sarebbe stata diversa. Questa voltanon si torna indietro”. VIDEO

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"Tra tutte le dittature, la peggiore è quella dei giudici": cita Alexis de Toqueville Silvio Berlusconi mentre conferma l'irremovibile proposito di riformare la giustizia ed "eliminare finalmente una patologia grave della nostra democrazia".
Di farlo costi quel che costi, perché "indietro non si torna". Lo sappiano quelle correnti politicizzate della magistratura che hanno trasformato il Csm "in una specie di terza camera politica". Lo sappia "l'opposizione conservatrice, che non fa l'interesse del Paese per fare il male di Berlusconi".
E pure Gianfranco Fini, che finora ha "vanificato" ogni sforzo riformatore e che "con i suoi, giustizialisti e statalisti, si è sempre messo di traverso, in accordo con le correnti di sinistra della magistratura". E lo sappia la maggioranza tutta: "Chi questa volta si tirerà indietro - avverte il premier - non avrà nessuna giustificazione".

"Stavolta non si torna indietro" - A grattare appena la superficie, toni tanto roboanti non smentiscono però la volontà del Cavaliere di tentare l'offensiva del dialogo per portare a casa la riforma costituzionale, che lui per primo sa di non poter fare in solitudine. "Questa volta indietro non si torna, anche se noi, - tende infatti la mano a modo suo il premier - con lo spirito liberale che ci muove saremo sicuramente aperti a integrazioni e miglioramenti che potranno anche esserci suggeriti dai nostri oppositori, purché non si snaturi l'impianto complessivo della riforma".
Berlusconi attacca ma intanto spinge sulle caute aperture che arrivano dal Terzo Polo e da qualcuno nel centrosinistra, convinto di aver calato l'asso vincente: un "testo molto equilibrato, che metterà alla prova l'effettiva credibilità della sinistra e la sua disponibilità al dialogo"; una riforma in grado di ridare ai cittadini la fiducia nella giustizia "ormai a zero"; un cambiamento che "non è una legge ad personam, ma una riforma per gli italiani rispettosa dei principi costituzionali".

Udc e finiani: "Vediamo" - Pur nella sua diffidenza, Pier Ferdinando Casini dice 'vedo': "La costituzione non è un tabù, ma guai agli apprendisti stregoni", non chiude il leader Udc. Anche Fli - nonostante l'attacco diretto a Fini - dal falco Bocchino alle colombe Urso e Ronchi non si sottrae ad un confronto non punitivo per i giudici.
Più fredda la replica del segretario del Pd Pier Luigi Bersani: "Se Berlusconi vuole tirare sassi nel vuoto per le sue esigenze politiche o personali, non ci stiamo. Discutiamo se si tratta di norme per i cittadini. Si cambi schema di gioco, se si vuole discutere con noi".
"E' prigioniero di Di Pietro", allarga le braccia il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Come che sia, il Cavaliere si prepara alla battaglia campale e annuncia che stavolta non arretrerà. "Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane - pronostica - dovremo rispondere ai numerosi attacchi che la sinistra e le toghe rosse hanno già iniziato a rovesciarci addosso nel tentativo di ostacolare ed evitare questa riforma".
Ma il premier conta di spuntarla. "Sappiamo di avere argomenti molto validi per ribattere ad ogni critica e, ripeto, una maggioranza coesa e determinata in Parlamento. Noi siamo un grande partito riformatore che si deve confrontare con una opposizione conservatrice, che non fa l'interesse del Paese per fare il male di Berlusconi".

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