Giustizia, via libera alla riforma. L'Anm: "Meno garanzie"

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Il Cdm approva la riforma. Il presidente del Consiglio: la volevo dal '94. Confermata la separazione delle carriere e due Csm. Alfano: non riguarda i processi in corso. L'opposizione insorge. Ora il testo va in Parlamento

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(in fondo al pezzo i video sulla riforma della giustizia)

Rappresenta "un punto di svolta", è "organica, incisiva, chiara", non è una legge ad personam  "contro qualcuno", non riguarda i processi in corso. Silvio Berlusconi presenta così il disegno di legge costituzionale per la riforma della giustizia varato dal Cdm. Il Cavaliere si presenta 'incerottato' per i postumi dell'intervento alla mandibola di lunedì scorso, ma è sorridente ed esulta per il testo appena approvato all'unanimità. Al suo fianco c'è il Guardasigilli Angelino Alfano, che assicura: "Non è un quinto vangelo, sentiremo tutte le voci".
Il Guardasigilli sintetizza la nuova giustizia con queste parole: "Il giudice in alto, con il pm e il cittadino allo stesso livello". Silvio Berlusconi esulta: l'aspettavo dal 1994, il caso Ruby non c'entra assolutamente. Anzi, "è un punto qualificante della nostra azione di governo, una riforma organica, di prospettiva e di profondo cambiamento che non ha nulla a che fare con i processi in corso". Aggiunge il premier che tra i punti salienti vi sono l'inappellabilità delle assoluzioni in primo grado e la parità tra accusa e difesa nel contraddittorio. Insomma, il "giusto processo".
Il Cavaliere, poi, apre all'opposizione: "Faremo di tutto per discutere queste norme con tutti, a cominciare dall'opposizione". Si tratta di una riforma, assicura, che se fosse stata introdotta 20 anni non avrebbe mai reso possibile il verificarsi dei fatti di Mani Pulite: "Avrebbe evitato l'esondazione, l'invasione della magistratura nella politica e quelle situazioni che hanno portato nel corso della storia degli ultimi venti anni a  cambiamenti di governo, ad un annullamento della classe dirigente nel '93", e soprattutto avrebbe scongiurato "il tentativo che è in corso attualmente di far cadere il governo per via giudiziaria".

Riforma della giustizia - Il testo approvato è esattamente quello proposto dal ministro della Giustizia e discusso il 9 marzo nel corso di un colloquio di  quasi due ore al Quirinale con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. Il presidente del Consiglio annuncia che ci sarà una "forte  comunicazione a sostegno della riforma" e garantisce che andrà nelle aule di tribunale il lunedì per spiegare alla gente come stanno davvero le cose", così si "toglierà tante soddisfazioni".
Separazione delle carriere requirenti e giudicanti, per realizzare una effettiva "parità tra accusa e difesa" sopra alle quali si erge il giudice. Questo, in sintesi, il cardine della riforma costituzionale messa a punto dal Guardasigilli Angelino Alfano e approvata in Cdm. Carriere separate e, di conseguenza, due Csm, presieduti entrambi dal Capo dello Stato. Questa la riforma nel dettaglio, la quale però non riguarderà i processi in corso alla data della sua entrata in vigore. (LA SCHEDA
Il testo adesso avrà bisogno di due passaggi parlamentari in ciascuna delle Camere.
Per la prima volta nella storia della Repubblica è stato elaborato "un testo di riforme costituzionali completo, organico, chiaro e convincente: lo portiamo all'attenzione del Parlamento che lo discuterà e che lo approverà" ha dichiarato il premier durante la conferenza stampa a palazzo Chigi.

Anm: riforma punitiva - Una "riforma punitiva", fatta "contro i giudici" e che "riduce le garanzie per i cittadini". Così il presidente e il segretario dell'Anm, Luca Palamara e Giuseppe Cascini, definiscono il ddl costituzionale.  Il "disegno complessivo" della riforma "mina l'autonomia e l'indipendenza della magistratura" e "altera sensibilmente il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato" hanno dichiarato in una nota.

Berlusconi: da ora i pm dai giudici col cappello in mano - Il Cavaliere, invece, soddisfatto della riforma, ribadisce che "per la prima volta nella storia della nostra Repubblica presentiamo un testo di riforma completo, organico, convincente. Lo portiamo all'attenzione del Parlamento che lo discuterà, lo approverà e intendiamo sostenere  questa riforma con una larga comunicazione. E' una riforma che va  nell'interesse dei cittadini. Sono già pronte dieci leggi di attuazione, che presenteremo in successione al Parlamento". E aggiunge: "E' dal 1994 che volevo questa riforma, è dai tempi della nostra discesa in campo, finalmente riusciamo a realizzare un punto fondamentale del nostro programma".
Poi ostenta ottimismo sulla tenuta della maggioranza: "Abbiamo una maggioranza solida e contiamo di arrivare a 330 deputati a  Montecitorio". Poi si sofferma sul ridimensionamento del ruolo del pubblico ministero, uno dei punti che sta più a cuore al Cavaliere: "Il pm per parlare con il giudice dovrà fissare l'appuntamento e  battere con il cappello in mano e possibilmente dargli del lei".
Con la riforma, precisa il presidente del Consiglio, è prevista la "separazione delle carriere con due ordini separati e anche uffici diversi. Il pm per parlare con il giudice deve comportarsi come l'avvocato della difesa: fissare un appuntamento, entrare con il cappello in mano nel suo ufficio e magari dargli del lei".

Il presidente del Consiglio: il giusto processo è un diritto dei cittadini - "Il giusto processo non solo deve essere portato a termini in tempi ragionevoli, deve garantire un contradditorio tra le parti e deve essere garantito da una parità tra accusa e difesa - ha dichiarato Berlusconi - . E' questa la filosofia principale della riforma. Il giusto processo è un diritto dei cittadini". E ha aggiunto: "Questa riforma innalzerà il grado di civiltà del nostro Paese".

L'opposizione protesta - Antonio Di Pietro non accetta l'idea, perché a suo dire la riforma è  roba da apartheid, un'idea "così antidemocratica da stravolgere lo stato di diritto, noi presenteremo un solo emendamento, completamente abrogativo". Il Pd fa sapere di continuare a ritenere l'impianto del provvedimento tale da asservire i giudici all'esecutivo, mentre dal Terzo Polo il finiano Benedetto Della Vedova promette: "Esamineremo i testi e poi faremo le nostre valutazioni senza pregiudizi".
"E' difficile qualsiasi discussione seria su temi della giustizia se non è preceduta dalle
dimissioni di Berlusconi" ha invece commentato Massimo D'Alema. "Berlusconi in questi anni è stato il principale ostacolo a qualsiasi riforma della giustizia - ha sottolineato il
presidente del Copasir - mancandogli una condizione di serietà che è fondamento dell'autorevolezza politica, senza la quale è impossibile qualsiasi riforma".
Il 9 marzo, dopo l'incontro con Alfano, Giorgio Napolitano auspicava dialogo e attenzione. Il futuro dirà è stato ascoltato.

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