Quote rosa: dal 2015 il 30% di presenza femminile nei Cda

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Per la commissione Finanza del Senato i consigli di amministrazione delle aziende quotate in borsa dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. Ad oggi sono solo il 4%

Le quote rosa nei Cda delle aziende quotate in Borsa andranno a regime con almeno un 30% di presenza femminile dal 2015.
Si è sbloccata così in Commissione Finanza al Senato l'empasse creata martedì 8 marzo dal governo che era contrario all'entrata a regime dal 2015.
Il governo ha ora ha ritirato il parere negativo all'emendamento Germontani sui cui si riconosce l'intera Commissione e questo ha consentito di approvare il ddl sulle quote rosa che ora andrà in aula.

In altre parole, i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate, in base all'emendamento della relatrice Maria Ida Germontani, accolto stamani dal Governo, dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015.
Quindi, d'ora in poi le quote rosa entreranno a regime nel triennio del mandato dei Cda 2015-2018. La Commissione Finanze ha quindi approvato tutto l'articolato del provvedimento che è pronto per l'Aula, ma si attende la decisione della presidenza del Senato e dei capigruppo su un possibile via libera in sede deliberante che consente così di saltare il passaggio in Aula.

"Ringraziamo il Governo - commenta la relatrice Germontani - per aver rispettato il lavoro della Commissione. Si sono presi del tempo ma, alla fine, hanno dato l'ok al nostro emendamento". La Commissione però ha dovuto cedere sui tempi di entrata in vigore della legge che era il secondo nodo da sciogliere nel braccio di ferro tra Commissione e Governo. Da quando la legge sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, entrerà in vigore dopo un anno invece che dopo sei mesi.

Le donne nei Cda sono solo il 4% - Ad oggi, intanto, le donne in Italia nonostante siano in media più istruite rispetto agli uomini hanno molte più diffcoltà ad arrivare ai vertici delle aziende e in particolare delle società quotate in Borsa. A rivelarlo è il rapporto di  Manageritalia "Donne ai vertici dell'economia italiana". L'indagine infatti evidenzia come le donne siano prime per laurea nella fascia 30- 34 anni, il 23% è donna rispetto al 15% uomini. Ma figurano ultime come dirigenti con il 12% rispetto al 33% in Europa. Quanto  alla presenza come membri nei cda delle 248 società quotate in Borsa le italiane sono al 4,8% e le imprenditrici il 23,3%.
Nel 2010 infatti, solo 4 donne (3,7%) su 107 ricoprono la carica di presidente, solo 5 (3,8%) su 131 ricoprono la carica di amministratore delegato e solo 2 (4%) su 50 quella di direttore  generale. Inutile dire che considerando sempre le società quotate il confronto con l'Europa è impietoso: siamo al quart'ultimo posto con un misero 3,2% rispetto a una media dell'Europa a 27 dell'11,4% e alle vette superiori al 20% di Finlandia e Svezia e all'inarrivabile 42%  della Norvegia.

Fanalino di coda dell'Europa - Anche come dirigenti in generale, le donne italiane con il 12% di media rappresentano, per numeri, il fanalino di coda in Europa superate da tutti, anche da Turchia (22,3%) e Grecia (14,6%). E il confronto con i paesi più avanzati e vicini ci vede perdenti alla grande: Francia 37,4%, Regno Unito 34,9%, Germania 29,3%.
A livello nazionale le regioni con una più alta presenza femminile sono Calabria (16,2% le donne dirigenti), Lazio (16%) e Lombardia (13,4%). A livello di singole città e province prevalgono Catanzaro (26,8%), Vibo Valentia (21,7%), su Roma (16,4%), Palermo (16%), Nuoro (15,8%) e Milano (14,6%).

Donne e istituzioni, l'Italia è sotto-rappresentata - Sono ancora troppo poche, inoltre, le donne in Parlamento. Dal rapporto di ricerca "Le donne nelle istituzioni rappresentative dell'Italia repubblicana: una ricognizione storica e critica", presentato alla Camera, che fa una comparazione dei dati sul numero di donne nel Parlamento negli ultimi sessanta anni circa emerge quanto segue: 21 donne facevano parte della Costituente nel 1946, nel 1948 le senatrici erano l'1,7% e il 6,19 le deputate,; nel 2008 18,32% le senatrici e 20,95 % le deputate. "I sistemi politici nei quali le donne sono sotto-rappresentate sono da ritenersi sistemi democratici incompiuti", si legge nel rapporto, per il quale, nonostante un "sostanziale" aumento della presenza femminile in Parlamento, "le donne si trovano oggi ad esigere diritti già ottenuti, anche se messi a rischio dalla crisi economica e svalutati per via di nuovi patti politici che le escludono dagli 'affari' politici quanto privati".

Solo il 10% delle donne nei vertici delle autonomie locali -
847 donne sindaco su oltre 8mila Comuni italiani, solo tredici presidenti nelle 110 Province, appena due governatrici tra i venti presidenti di Regione. Arranca intorno al 10% la rappresentanza femminile nelle  autonomie locali. Secondo l'ultimo rapporto "Le donne e la rappresentanza" di Cittalia - Fondazione Anci Ricerche e Anci, del luglio 2010, le donne rappresentano il 18,2% degli oltre 118mila amministratori comunali italiani. Secondo l'elaborazione di Cittalia sui dati del Ministero dell'Interno e sulla rilevazione di Anci-Cittalia, le donne sindaco sono poco più del 10% del totale dei sindaci eletti: 847 contro i 7.154 uomini. Non va certo meglio per quanto riguarda la posizione di vicesindaco, ricoperta da 885 donne mentre i colleghi sono ben 4.953. Ma il gentil sesso non spopola neppure in giunta: 5.123 le donne, contro 21.089 assessori.

 


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