Giustizia: nella riforma responsabilità civile delle toghe

Il ministro della Giustizia Alfano e il presidente Napolitano in una foto d'archivio
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I magistrati saranno responsabili delle violazioni dei diritti, al pari degli altri dipendenti dello Stato: lo prevede la bozza presentata dal ministro Alfano a Napolitano. Previsti anche due Csm. Limiti all'obbligatorietà dell'azione penale

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"I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione dei diritti, al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato". E' quanto prevede l'ultima bozza di riforma della giustizia, in 16 articoli, che il Guardasigilli Angelino Alfano ha illustrato al Quirinale e che giovedì saranno presentati in Consiglio dei ministri. Questo significa che le toghe potranno essere chiamate a rispondere di tasca propria dal cittadino che potrà citare direttamente loro in giudizio e non lo Stato come è ora.

Nella bozza, di cui l'Ansa è in grado di anticipare i contenuti, si prevede anche, come aggiunta all'articolo 113 della Costituzione (diventa il 113 bis), che "nei casi di ingiusta detenzione o di altra indebita limitazione della libertà personale, la legge regola la responsabilità civile dei magistrati" la quale "si estende allo Stato". 

Tra le novità della bozza anche che i Csm diventano due: uno per i giudici e uno per i Pm. Entrambi presieduti dal Capo dello Stato. Cade dunque l'ipotesi che a capo del Csm dei magistrati requirenti vada il Procuratore generale della Cassazione eletto dal Parlamento in seduta comune su indicazione del Csm. Parte quest'ultima eliminata nelle ultime ore.

Cambiano anche i criteri per l'esercizio dell'azione penale. "L'ufficio del Pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge", dice la bozza. Ad oggi l'articolo 112 della Costituzione prevede che "Il Pm ha l'obbligo di esercitare l'azione penale". Si tratterebbe dunque di un'azione penale limitata rispetto a quella che oggi può esercitare il Pm.

Stando alle prime ricostruzioni, nel corso del colloquio al Quirinale, il Capo dello Stato ha "preso atto" in maniera "formale" delle intenzioni dell'esecutivo, ascoltando quello che il ministro guardasigilli ha avuto modo di illustrargli, ed ha auspicato, come più volte in passato, che si trovino larghe intese.
Alfano si è dichiarato soddisfatto dell'incontro col presidente della Repubblica: "Ho illustrato al presidente della Repubblica il testo che proporrò al Cdm. Lui ha ascoltato, ha preso atto e ha svolto considerazioni di carattere generale, che io ho recepito con la dovuta attenzione".

Netta la bocciatura da parte del Pd. "Aspettiamo di vedere il testo e lo vaglieremo con molta attenzione, ma le anticipazioni stampa ci preoccupano molto perché‚ il governo sembra intenzionato ad intimidire e depotenziare il sistema giustizia" ha dichiarato in una nota la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. "Non è certo limitando l'obbligatorietà dell'azione penale o introducendo la possibilità di citare direttamente in giudizio un magistrato che ha erroneamente applicato una legge - osserva - che si garantiscono i cittadini da provvedimenti ingiusti o che si accelerano i tempi dei processi".

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