"Si, no, forse". L'opposizione divisa sulla giustizia

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Giovedì 10 marzo il Consiglio dei ministri dovrebbe discutere la riforma che il premier ha definito "epocale". Con la possibilità di trovare una sponda anche nell'altra parte del parlamento

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Governo e maggioranza non hanno dubbi: la riforma della giustizia ("epocale", l'ha definita il premier) sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì 10 marzo. L'opposizione, di dubbi, ne ha invece parecchi, e si presenta in ordine sparso rispetto alla proposta del governo che secondo alcune indiscrezioni dovrebbe prevedere un doppio Csm, la netta separazione tra pm e giudici e la non obbligatorietà dell'azione penale.
Così se Pd e Idv dicono  no, il Terzo Polo si dice più possibilista.

Come riferisce il Corriere della Sera (guarda la rassegna stampa), Rutelli dice che "se il governo proporrà riforme si può e si deve discutere nell'interesse di tutti". Aperture che arrivano anche dai radicali, eletti nelle ultime elezioni nelle liste del Pd: "Sulla separazione delle carriere - dice il segretario Rita Bernardini - abbiamo persino promosso un referendum".
E Adolfo Urso, esponente di spicco dei finiani, sulla Stampa aggiunge: "Parlando di giustizia, il diavolo si nasconde nei cavilli. Bisogna aspettare i testi, disponendosi senza pregiudizi, con lo stesso atteggiamento che avemmo nei confronti della riforma dell' Università. Naturalmente evitando norme ad personam".

Ma un secco stop arriva invece dall'ex presidente della Camera Luciano Violante, considerato tra gli uomini del Pd più propensi al dialogo: "Le condizioni politiche - dice sempre al quotidiano torinese - impediscono qualunque apertura in questo momento. E questo sia per ragioni legate al contesto, sia per ragioni di merito delle proposte. E poi ci sono le motivazioni morali".

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