Giustizia, il Pdl tira diritto sulla riforma

Il premier Silvio Berlusconi con il Guardasigilli Angeliino Alfano
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Silvio Berlusconi è intenzionato a portare a termine il suo progetto e avverte i suoi: nessuno potrà mettersi di traverso. E per rafforzare la maggioranza è al lavoro per un rimpasto che non scontenti nessuno

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Nel pomeriggio di mercoledì Alfano salirà al Colle per illustrare le linee guida della riforma della giustizia, in serata Silvio Berlusconi riunirà lo stato maggiore del Pdl per limare il testo, poi giovedì alle 9.30 il Cdm straordinario. Conto alla rovescia per "la riforma epocale" che dovrà, nelle intenzioni del Cavaliere, rivoluzionare l'ordinamento giudiziario. Mercoledì si capirà anche l'atteggiamento del Colle che vedrà la bozza a poche ore dalla presentazione nella riunione di governo e già da tempo ha fatto intendere che non accetterà forzature. Il premier ha incoraggiato i suoi: nessuno potrà mettersi di traverso, la riforma - ha dettato la linea il presidente del Consiglio - è un punto fondamentale dell'azione di governo, dobbiamo realizzarla a tutti i costi, dentro e fuori dal Parlamento nessuno può interferire su un provvedimento del nostro programma votato dai cittadini. Berlusconi, quindi, tira dritto: nessun timore sul referendum perché - questo il ragionamento - i cittadini vogliono una giustizia più efficiente e sono dalla nostra parte.

Sul contenuto della riforma si discute da giorni, ma non è passata inosservata nei palazzi istituzionali l'ipotesi - contenuta nell'ultima bozza - di sottoporre in qualche modo l'azione penale a "modalità stabilite dalla legge". Su alcuni punti non è stato trovato ancora l'accordo definitivo, anche perché - ripetono fonti parlamentari del Pdl - il testo potrà essere ritoccato in Parlamento. L'obiettivo è ricercare l'appoggio dell'Udc anche se - ha ribadito il Cavaliere nei vari colloqui telefonici - noi possiamo andare avanti anche da soli. Il premier è sempre al lavoro per allargare la maggioranza che in settimana dovrebbe avvalersi di altri due o tre nuovi deputati. Il Cavaliere vorrebbe accelerare anche sul rimpasto (non ci sarà giovedì) e nominare ministri e viceministri prima di quanto ha ipotizzato Roberto Maroni.

Il responsabile del Viminale ha parlato di alcune settimane, lasciando intendere che l'intesa ancora non c'è. Anche di questo si è parlato ieri ad Arcore e il partito di via Bellerio avrebbe avanzato la richiesta di avere due suoi uomini in ogni Cda delle aziende di Stato in 'cambio' del via libera a Saverio Romano all'Agricoltura. Il presidente di "Popolari per l'Italia domani" inoltre è in qualche modo osteggiato anche dagli altri Responsabili che vogliono un via libera ad un pacchetto completo che riguardi anche i sottosegretari. Il Cavaliere non vuole però giocarsi subito tutte le 'cartucce' e inoltre, riferiscono fonti del Pdl, sarebbero arrivate perplessità sull'urgenza di un Dl per l'ampliamento dell'esecutivo. Berlusconi, al telefono con alcuni esponenti del Pdl, si è soffermato anche sull'iniziativa di raccolta delle firme del Pd consegnate a Letta: sono veramente disperati, ha tagliato corto.

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