Friuli, bufera sul nuovo servizio "dillo alla Lega"

La sede della regione Friuli Venezia Giulia
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Numero verde per segnalare se un neo residente in regione passa avanti in graduatoria. Per il Pd è un incitamento al razzismo. Ma la Lega spiega a Sky.it: "Se chiama un cinese in regola può usufruire pure lui del servizio"

di David Saltuari

Fa discutere la nuova iniziativa della Lega Nord del Friuli Venezia Giulia: un numero di telefono per segnalare eventuali violazioni delle leggi regionali che privilegiano i residenti. Per il carroccio un'iniziativa che si chiama "Dillo alla Lega", un modo per far rispettare leggi che esistono. Per l'opposizione un brutto caso di istigazione alla delazione, con l'ombra del razzismo. Danilo Narduzzi, capogruppo del Carroccio in Regione ci tiene però a precisare a Sky.it che non si tratta di un'iniziativa xenofoba: "Le nostre leggi premiano la residenza. Se per caso un cinese risiede da tot anni può usufruire anche lui del servizio".

L'iniziativa non è estemporanea. Il modelle welfare del Friuli, fortemente voluto dalla Lega ha subito parecchi stop negli ultimi mesi, sia da sentenze della magistratura che da stop del governo, tanto da spingere il Carroccio a prendere iniziative nel tentativo di radicalizzare la propria posizione. A tutt'oggi, nella regione autonoma per fare richiesta per una case popolare o ricevere il bonus bebè bisogna risiedere in regione da almeno cinque anni, così come in molte graduatorie chi risiede da più tempo viene premiato. Due sentenze di giudici del lavoro di Udine hanno però recentemente eccepito dubbio di anticostituzionalità e il 7 febbraio la Consulta ha bocciato la norma che escludeva gli stranieri dal fondo anti povertà. La decisione dei giudici della Corte costituzionale, anche se riferita a una norma soltanto, rischia però di avere un effetto domino su tutte le leggi ispirate allo stesso principio.

E così la Lega, sentendo il bisogno di mettere i paletti davanti alla possibilità che alcuni amministratori locali, in via di autotutela, decidano di sospendere le norme regionali, ha deciso di creare lanciare un segnale creando uno sportello di denuncia. "Se ci segnalano un caso noi valutiamo se la norma regionale è stata disapplicata in maniera arbitraria - spiega Narduzzi - e nel caso segnaliamo la cosa all'autorità giudiziaria. Si tratta di un diritto negato, una sentenza di un giudice su un singolo caso non può diventare l'alibi per non applicarla". 

Un'idea che non è però piaciuta al Pd, che, per bocca di Debora Serracchiani, ironizza sull'iniziativa: "sia chiaro che una roba del genere è fallita ancor prima di partire". Per la Serracchiani però "resta il fatto gravissimo che la Lega istiga i cittadini a diffidare dello Stato e della pubblica amministrazione a tutti i livelli, e chiede in sostanza di fare liste di proscrizione in base all'obbedienza al verbo padano".

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