Unità d'Italia, quelli che "io non festeggio"

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Separatisti sardi, veneti orgogliosi, altoatesini arrabbiati, fan del "Sud indipendente": tutti d'accordo su Facebook contro la festa nazionale del 17 marzo e a favore di una lotta comune per frammentare la "nazione farlocca"

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di Cristina Bassi

Al grido di “Italia disunita!” si danno appuntamento su Internet. Dopo la decisione del governo di proclamare il 17 marzo Festa dell’unità d’Italia, su Facebook sono nati diversi gruppi contro. È vero che all’indomani del monologo di Roberto Benigni a Sanremo sull’Inno di Mameli centinaia di migliaia di persone hanno visto il video su Youtube. Ma è anche vero che il seguito di quelli che “io non festeggio l’unità d’Italia” è forse più numeroso di quanto si pensi. Il gruppo “2011: io non festeggio” ha superato i 3.600 iscritti e continua a crescere. Non ci sono solo leghisti e anti italiani a prescindere, a scrivere sono anche appassionati di storia e persone che invece nell’unità ci credono. Il dibattito sull’identità nazionale (tra le inevitabili divagazioni che lasciano il tempo che trovano) ha preso una piega quanto mai seria.

Quanto è forte la spinta indipendentista di alcune regioni? A giudicare dai social network non si tratta solo di trovate goliardiche (o per lo meno non lo è per i promotori di certi gruppi). Il gruppo contro il 17 marzo si appella a “Valdostani, Arpitani, Piemontesi, Valsesiani”, giù giù fino a “Siciliani e Sardi”: “Insorgete”, invocano i creatori del gruppo. Definito “trasversale politicamente, che non intende offendere nessuno, ma solo affermare il nostro diritto a non festeggiare questa unità”. Secondo gli amministratori, le polemiche sulla festa nazionale lasciano indifferenti i più, perché “la penisola non ha mai avuto tante sciagure come da quando è politicamente unita. Non è mai riuscita a garantire ai suoi cittadini i livelli di vita che – contestualizzati – avevano gli Stati pre-unitari”. Poi l’invito (sottoscritto già da 2.700 persone) a mobilitarsi sul web il 17 marzo, mettendo come foto del proprio profilo la scritta “Io non festeggio” con a fianco una fascia nera. “Un segnale – si legge nella presentazione – pacifico, silenzioso, ma che vuole dimostrare come i Popoli che compongono questa penisola sono più vivi che mai e non si lasciano abbindolare da quello che non è altro che una forzatura storica e uno sperpero di denaro pubblico”.

Ma non manca chi cerca di offrire un punto di vista diverso. Andrea per esempio chiede: “In quanto italiani come è possibile non voler ricordare il giorno in cui la nostra nazione ha visto la luce? Io capisco che l’Italia del 2011 non piaccia e sono il primo a dire che all’estero si vive meglio. Ma mentre si parla di abbattere i confini nazionali, di cosmopolitismo, di giovani che si sentono europei e cosmopoliti, voi propugnate il ritorno della Repubblica delle due Sicilie?”. La maggior parte dei post, su questo gruppo, però sono contro la festa del 17 marzo: “Noi di Veneto Stato – ribatte un altro –, sezione Venezia capitale, festeggiamo i 1590 anni dalla nascita della gloriosa Repubblica serenissima di San Marco”.
E ancora: “Fatta l’Italia bisogna fare gli Italiani... ma gli italiani, di per sé, non sono mai esistiti... ognuno pensa alla propria Regione”. “Regione? Per me la Lombardia è la mia unica nazione io non mi sento meglio di un napoletano o laziale, semplicemente diverso e orgoglioso di esserlo e non voglio essere accumunato a loro semplicemente perché non abbiamo niente in comune”.

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