La Russa contro tutti: il ministro che ama la polemica

Ignazio La Russa insieme a Maurizio Gasparri, il 10 marzo del 2010, durante una conferenza stampa di Silvio Berlusconi
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L'ultimo battibecco è avvenuto a Montecitorio sull'Afghanistan, ma si contano ormai a decine gli scontri al "calor bianco" del coordinatore Pdl con politici, giornalisti, scrittori e intellettuali. GUARDA TUTTI I VIDEO

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di Filippo Maria Battaglia


L’ultimo exploit, in ordine di tempo, si è consumato sull’Afghanistan: “Anche gli sciacalli hanno diritto di parlare”, ha detto rivolgendosi a un deputato dell’Idv che lo accusava di retorica, durante la relazione sulla morte del capitano Ranzani, il 2 marzo 2011.
Ma è solo l’ultimo episodio, appunto. La Russa e lo scontro (verbale) hanno infatti un lungo e consolidato rapporto.
Difficile fare un inventario, persino solo sommario. Anche perché non è affatto insolito che quando si parla col ministro, la discussione si faccia infuocata: negli ultimi anni è capitato, tra l'altro, sulla Dc, sul crocefisso, sugli studenti, sul fisco, sul ruolo dei giornalisti. E ancora sul caso Ruby e sui rifiuti.
La Russa si infiamma: "E' la passione", dice lui, quasi a giustificarsi. E non importa da chi arriva quella critica.
Capita, ad esempio, con Ciriaco De Mita: corre l’anno 2002, alla Camera si discute il disegno di legge Cirami. L'allora esponente di An parla di Dc e Tangentopoli, l'ex presidente del Conisiglio non gliele manda a dire e solo l’arrivo dei commessi evita il peggio.

E capita con Rosy Bindi: è il 2010, in una trasmissione di Rai3 il tema è la pressione fiscale, ma il coordinatore Pdl vuole parlare a tutti i costi dell’esperienza di ministro della Sanità dell’ex popolare nel primo governo Prodi : “Ti hanno cacciata, ti hanno cacciata” ripete e, visto che la Bindi controbatte, aggiunge: “Sta’ zitta un attimino”, prima che la giornalista Bianca Berlinguer smorzi i toni con una battuta: “Fortuna che siete lontani: una a Perugia e uno a Milano”.
Scena quasi replicata sempre con Bianca Berlinguer, ma stavolta con Di Pietro nel ruolo di avversario: “Si potrà parlare liberamente o c’è uno Stato di polizia?”, si chiede La Russa dopo uno scontro con l’ex magistrato, che va via dalla studio, non senza sentirsi rifilare un “non fare il buffone”. E ce ne è anche per la giornalista. “Siccome adesso siamo tenuti ad avere una voce del governo e una dell’opposizione io non posso andare avanti col dibattito”, dice la Berlinguer. E lui di rimando: “E c’è già lei a fare l’opposizione, no?”.

Ma gli scontri con i cronisti non si fermano qui. È il 28 ottobre 2008, quando Concita De Gregorio, direttore dell’Unità, si sente chiamare dal ministro “Concitina”: “Si vergogni con la sua faccina educata, non parli dei militari morti con quel tono, ignorante che non è altro. Vergognati, Concita! Con quella faccettina così! Si tappi la bocca con un turacciolo, Concitina!”.
Passa poco più di un anno e stavolta a finire negli strali dell’ex missino è il freelance Rocco Carlomagno che dopo un botta e risposta con Berlusconi in una conferenza stampa, riceve il caldo invito (si fa per dire) del ministro. “Adesso vieni con me” si sente dire da La Russa, mentre lo prende dalla giacca, prima di sentirsi replicare con un “lei è un picchiatore fascista”.

E poi ancora l'inviato di Annozero Corrado Formigli che sabato 12 febbraio, dopo aver ricevuto una riposta ruvida sui festini ad Arcore ("se non lo sai tu, chi era tua sorella....") viene fatto allontanare e identificato dagli agenti della Digos in seguito a una breve discussione con il ministro della Difesa.
Ma nella lista di La Russa trova spazio anche il matematico Piergiorgio Odifreddi, a cui dopo un’uscita fuori dalle righe sulle ministre del governo Berlusconi, rifila un “Mi fa schifo”; e uno studente, Luca Cafagna, che ad Annozero, parlando degli scontri del 14 dicembre scorso viene bollato con un “Vigliacco, incapace, fifone”.
Un exploit di uscite e intemerate passionali che ormai da tempo su diversi siti e blog hanno trasformato La Russa in "La Rissa".
"Passione, solo passione", dice il ministro, "e niente di più".

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