Boni (Lega Nord): "La Lombardia ha bisogno di una sua festa"

Davide Boni (ultimo a destra) insieme a Matteo Salvini e al presidente della provincia di Milano Guido Podestà
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Il presidente del Consiglio regionale è soddisfatto dopo la decisione di istituire la festa della Lombardia, forse il 29 maggio. E a Sky.it dice: “Nessuna ripicca per l’Unità d’Italia, ma un compromesso politico. Il Pil? Potremmo festeggiare di domenica”

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di Daniele Troilo

“La nostra regione aveva bisogno di una festa per celebrare l’anniversario della liberazione della Lombardia dagli invasori”. Parola di Davide Boni (Lega Nord), presidente del Consiglio regionale. Martedì, al termine di una seduta carica di tensione in cui si doveva discutere l’ok alla legge bipartisan per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il Consiglio (a maggioranza di centrodestra) ha approvato la proposta della Lega: dare alla Regione una propria festa e anche una propria bandiera in nome dell'identità territoriale. Un diktat, accettato in cambio della rinuncia all’ostruzionismo dei leghisti, che ha però lasciato diversi strascichi polemici. Non solo nel centrosinistra, ma anche tra gli alleati del Pdl. Per il giorno da dedicare alle celebrazioni in molti hanno pensato al 29 maggio, data in cui fu combattuta nel 1176 la battaglia di Legnano.

Presidente Boni, anche la Lombardia avrà la sua festa. È soddisfatto di questa decisione?
Certo, credo sia una buona idea. La nostra regione aveva bisogno di una festa che celebrasse l’anniversario della liberazione della Lombardia dagli invasori.

Sarà una festa annuale e si pensa di celebrarla il 29 maggio. Ma non era stata proprio la Lega a criticare la festa del 17 marzo per l’Unità d’Italia dicendo che così si sarebbe perso un giorno di lavoro a discapito della produttività e del Pil (il prodotto interno lordo)?
Da questo punto di vista io sono d’accordo con il sindaco di Legnano che (dopo le polemiche divampate anche nel centrodestra, ndr) ha avanzato la proposta di festeggiare questa ricorrenza l’ultima domenica di maggio. A noi non interessa non lavorare quel giorno, noi abbiamo invece bisogno soprattutto di simboli. E non credo che quelli relativi alle nostre radici entrino in contrasto con altri.

La decisione di istituire questa festa non ha un po’ il sapore della ripicca? Come a dire, dopo l’Unità d’Italia ecco la festa della Lega…

Con la decisione presa martedì in Consiglio regionale si è voluto solo dare un’accelerazione a un programma che era già previsto nello Statuto della Lombardia. Non abbiamo inventato niente, era tutto già scritto. Certo, martedì sono prevalse le logiche politiche e si è trovato un compromesso.

Cosa pensa invece della festa del 17 marzo per l’Unità d’Italia?
Penso che si sia voluto imporre a tutti i costi questa data.

Lei cosa farà quel giorno?
Lavorerò, ci sarà un convegno e in questi giorni stiamo tirando fuori delle idee. Non ho voglia di celebrare il 17 marzo perché credo che una nuova festa non serva. Poi, sono contrario all’idea del ponte e mi sembra che si sia voluto a tutti i costi tirare fuori questa festività il giovedì per poter stare a casa anche il venerdì.

Come la prenderebbe se alcuni cittadini decidessero di non lavorare nel giorno della festa della Lombardia?
Ribadisco che per me non è importante stare a casa. Si può festeggiare una ricorrenza, come detto, anche di domenica. E comunque credo si possa sempre trovare un compromesso.

Quale sarà l’iter che porterà alla scelta definitiva del giorno per celebrare questa ricorrenza?
Adesso si insedierà un comitato tecnico-scientifico che valuterà la proposta e credo che entro 60 giorni lavoreremo su un testo da presentare in Consiglio. I tempo sono molto rapidi.

E se adesso, seguendo l’esempio della Lombardia, anche altre regioni decidessero di istituire una festa annuale?
Non ci vedo niente di male, in fondo tutti i comuni ogni anno celebrano il loro Santo Patrono.

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