Caso Ruby, quella voglia bipartisan di immunità

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Tra le file del Pd sono in molti a considerare in modo positivo il ripristino di una protezione per i parlamentari. Per Sircana "serve a evitare altre forzature in materia di giustizia"

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Tra tutte le proposte contenute nella riforma di Giustizia portata avanti da Silvio Berlusconi c'è un tema che trova inaspettate aperture all'interno del Partito democratico. Sull'immunità parlamentare, infatti, diversi esponenti, soprattutto dell'ex area cattolica, si dimostrano più che possibilisti. E così, mentre l'Udc fa sapere di non essere necessariamente contraria (anche se, sottolineano,le priorità sono altre) dalla pagine del Corriere un primo tentativo di apertura arriva dal senatore democratico Silvio Sircana. L'esponente dell'opposizione spiega che questo testo "andava approvato quando venne presentato, un anno fa. Serviva a tranquillizzare la situazione". E invece, aggiunge, "siamo arrivati al giro di boa del terzo anno della legislatura e ci siamo incartati tutti ancora sui problemi della giustizia". "La reintroduzione dell'immunità - prosegue - non deve essere vissuta come una legge che fa fare un passo indietro, ma un passo avanti. Si tratta di un passaggio tattico e non strategico. Da affrontare con spirito bipartisan". Sarebbe un provvedimento, spiega per "evitare altre forzature in materia di giustizia". Una posizione che, sempre secondo il quotidiano di via Solferino, nei giorni scorsi avrebbe trovato anche l'appoggio di Franco Marino. "Se i padri costituenti l'avevano introdotta un motivo c'è" avrebbe detto l'ex Ppi.

Da parte del Pdl, invece, l'immunità resta uno dei tanti punti di una riforma che va portata avanti il più velocemente possibile. Maurizio Sacconi, in un'intervista al Corriere della Sera, parla di un'anomalia che va avanti da oltre vent'anni.  "Non si tratta di salvare una persona o un governo ma di superare un'anomalia che condiziona la politica, l'economia e la società italiana da 20 anni". Il ministro del Welfare rivolge anche un appello alle "massime autorità civili e spirituali del Paese perché escano dalla prudenza", auspicando che questa stagione porti a un nuovo contenitore politico "di tutti i moderati e i riformisti".

"Chiunque dopo Tangentopoli ha provato ad affrontare la riforma della giustizia e' stato intimidito", aggiunge. La "presenza di Berlusconi" è, a suo avviso, "necessaria" per il "successo" di un'operazione simile, mentre "chi coltivasse di sostituirlo continuando la battaglia sarebbe analogamente maltrattato e crollerebbe prima delle 30 indagini a cui lui e' stato sottoposto. Chi invece - prosegue - gli subentrasse rinunciando al riordino istituzionale, si siederebbe su una pentola destinata ad esplodere".

"La grande maggioranza delle forze sociali - spiega Sacconi - si è impegnata in percorsi di responsabilità che la portano a individuare alleati e avversari. Al punto che diventa praticabile offrire a queste forze l'obiettivo politico dell'unità di tutti i moderati e i riformisti". Per questo, sottolinea, "c'è bisogno di una ricomposizione dei moderati e dei riformisti, che sia poi un partito unico o un 'rassemblement' non so dirlo oggi". In questo senso la riforma della giustizia è una "cartina di tornasole decisiva": la "disponibilità di Casini a discutere dell'immunità parlamentare è importante e lo separa dal giustizialismo, oltre che dal laicismo, di Fini e della sinistra".

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