Berlusconi: Napolitano non pensa a sciogliere le Camere

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Nessun rischio di voto anticipato assicura il premier, che in risposta alla sfida di Fini dichiara. "Dimissioni? Proposta irricevibile". Poi commenta la mobilitazione delle donne: "Manifestazione faziosa, vergogna". VIDEO

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Le Camere non si sciolgono, parola di Silvio Berlusconi. Il premier apre la settimana politica (quella che sarà condizionata dalle decisioni del gip sul rito abbreviato per il caso Ruby) intervenendo al telefono su canale 5. Si dice sicuro che la maggioranza verrà presto allargata fino a contare ben 325 deputati, afferma che il presidente della Repubblica Napolitano non ha alcuna intenzione di sciogliere il Parlamento, ribadisce che, se anche così fosse, lui sarebbe contrario, e la sua firma in calce al decreto non ci finirebbe. Infine giudica una vergogna la manifestazione che domenica ha portato in piazza in tutta Italia un milione di donne a protestare per un maggiore rispetto della loro dignità. (GUARDA LE FOTO).

"Tutte le donne che hanno avuto modo di conoscermi sanno con quanta considerazione e rispetto io mi rapporto con loro", dice il premier. "Le donne sanno quanta considerazione ho per loro. Nei loro confronti mi sono sempre comportato con grande attenzione e con grande rispetto, nelle mie aziende e nel governo". Poi, in merito alle indagini condotte dai pm milanesi nell'ambito dell'inchiesta Rubygate, dichiara: "La Procura di Milano, al contrario, e i media hanno calpestato la dignità delle mie ospiti, esponendole al pubblico ludibrio senza  alcuna ragione, senza alcun riguardo, calpestando la verità. E'  davvero una vergogna - ha concluso Berlusconi - una grande vergogna".

Gli rispondono Rosy Bindi e Anna Finocchiaro, rispettivamente presidente dell'assemblea del Pd e del gruppo del Pd al Senato, ed entrambe  chiedono che i premier abbandoni la carica quanto prima.
Il capogruppo di Idv alla Camera, Massimo Donadi, lo rimbecca parlando di una "pagina
straordinaria" scritta da quante non accettano la logica da "utilizzatore finale" tipicamente berlusconiana.
A replicare alla professione di fede del premier sulla tenuta del governo è per primo Pier Ferdinando Casini, che sfida l'esecutivo a governare, se è in grado, invece di riempirsi la bocca di promesse come all'Aquila. Altrimenti ammetta la sconfitta, e si preceda con il ricorso alle urne. E Pier Luigi Bersani torna sulla proposta lanciata da Gianfranco Fini, che si è detto pronto a lasciare la presidenza della Camera se il premier contemporaneamente
abbandonasse Palazzo Chigi e chiamasse il popolo non a raccolta, ma alle elezioni. Si tratta, per il segretario del Pd, di una proposta utile per un necessario chiarimento politico. Quanto alle riforme, e soprattutto al federalismo, nessuno si illuda: "Con questo governo si può portare a casa solo il federalismo delle chiacchiere".
La Lega è avvisata.




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