Renzo Bossi nel nome del padre: crocifisso in ogni ufficio

I manifesti di una campagna del 2009 della Lega per il crocifisso
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Il figlio del leader della Lega porta avanti in Lombardia una delle tradizionali battaglie del suo partito. E si fa relatore di una legge per rendere obbligatoria l'espozione di un'icona cattolica in ogni edificio della Regione. Multe fino a 1200 euro

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Obbligo di esporre “l’immagine del crocifisso” o anche altra “icona cattolica” in ogni edificio, “nonché in ogni locale”, della Regione Lombardia. Anche quelli “dati in uso” a privati. Torna uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord. E se ne fa paladino il figlio del “capo”, il suo delfino o, come preferisce definirlo lui, il “trota”. Renzo Bossi sarà relatore per il Carroccio di una proposta di legge regionale presentata il 2 febbraio e il cui testo è adesso consultabile on-line. E se riuscirà a condurre in porto la sua legge, con l’approvazione definitiva del Pirellone, il crocifisso o l’immagine della Madonna o di un santo, dovranno essere esposti in ogni singola stanza degli edifici di proprietà della Regione, pena una multa dai 120 ai 1.200 euro.

“Il crocifisso, con il suo valore spirituale, contiene in sé anche i valori della identità storica e culturale, il concetto di fratellanza, di pace e di giustizia”, si legge all’articolo 1 del progetto di legge. Un simbolo non solo religioso, dunque. I leghisti da sempre ne fanno un baluardo nella difesa dell’identità cristiana d’Europa contro gli integralismi.

E così nel 2002 approdò con clamore in Parlamento un testo di legge, firmato da tutto lo stato maggiore della Lega, che chiedeva d’imporre, pena l’arresto fino a sei mesi, il crocifisso in tutti i luoghi pubblici. Per evitare equivoci, il Carroccio aveva preparato un elenco puntuale: dalle “aule di scuola di ogni ordine e grado”, incluse “le università” e le “accademie”, agli “uffici della Pubblica amministrazione in ogni sua branca”, dai seggi elettorali a tribunali, carceri e ospedali, fino alle sedi diplomatiche e a “tutte le stazioni, autostazioni, porti e aeroporti”. Il Cristo in croce sarebbe dovuto comparire anche nelle Aule di Camera e Senato

Ma quel progetto non è mai andato in porto. E adesso Bossi jr ci riprova in Lombardia, dov'è consigliere regionale. Cimentandosi nella sua seconda uscita da relatore di un provvedimento. Nel solco tracciato dal padre Umberto, che qualche anno fa in un’intervista a Telepadania, proclamò: “Io sono per il crocifisso, sono un cristiano tradizionalista”.

Comunque vada, il segnale è dato. La Lega non abbandona le sue battaglie per i simboli da cui si sente rappresentata. Battaglie di cui non mancano esempi, negli archivi dei giornali. Solo qualche mese fa si è concluso il lungo braccio di ferro ad Adro, per quel Sole delle Alpi che marchiava ogni angolo del nuovo edificio scolastico. Mentre a marzo 2010 il presidente (leghista) della provincia di Bergamo, Ettore Pivorano, ha issato tra le polemiche il nuovo vessillo provinciale, con scritta “Berghem” in dialetto su sfondo verde (prima era giallo-rosso).

Giace invece ancora al Senato, senza che sia mai iniziato l’esame, la proposta di riforma Costituzionale presentata dal gruppo del Carroccio per inserire all’articolo 12, accanto al riconoscimento come bandiera della Repubblica del tricolore (poco caro a Bossi, che nel ’97 dichiarò come voleva usarlo: “per pulirmi il c…”), le parole: “Ciascuna regione ha come simboli la bandiera e l’inno”. Anche in questo caso, niente da fare, almeno per ora. La proposta leghista è lettera morta. Ma il Carroccio va avanti. E dove non arriva a livello nazionale, è pronto ad arrivare a livello regionale: “La bandiera veneta - proclamava lo scorso agosto il governatore leghista Luca Zaia - deve essere esposta dappertutto, chi non la espone non è un veneto, cambi casa”.

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