Pdl: procura di Milano è avanguardia politica rivoluzionaria

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
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Il partito del premier attacca i pm meneghini: "Si sta consumando un caso gravissimo di uso politico della giustizia". Allo studio un dl per limitare le intercettazioni. Pd: "Toni da organizzazione terroristica". IL VIDEO

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Il Pdl preme sull'acceleratore nello scontro con la procura di Milano, che ha chiesto il rito immediato contro il premier, e alla fine di un ufficio di presidenza con Silvio Berlusconi, emana una nota durissima contro i magistrati milanesi, definiti "una sorta di avanguardia politica rivoluzionaria".
Per il Pdl, i pm del capoluogo lombardo agiscono "come un vero e proprio partito politico calibrando la tempistica delle sue iniziative in base al potenziale mediatico (è il caso della richiesta di giudizio immediato in concomitanza con l'annunciato Consiglio dei ministri sul rilancio dell'economia) o alla dirompenza istituzionale (è il caso dell'invito a comparire notificato all'indomani di una sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe potuto contribuire al ripristino di un equilibrio tra poteri dello Stato)".

E così, nonostante gli inviti alla moderazione arrivati dalle colombe del partito (in testa Giuliano Ferrara e Gianni Letta), il partito del premier decide di attaccare a testa bassa. "La decisione della procura di Milano - prosegue la nota - di procedere alla richiesta di giudizio immediato nonostante la restituzione degli atti da parte della Camera dei Deputati per manifesta incompetenza denota disprezzo per il Parlamento e per le istituzioni democratiche e disattende gravemente il principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato".

Nel documento, l'Ufficio di presidenza del Pdl esprime "pieno sostegno al premier Berlusconi, vittima da 17 anni di una persecuzione che non ha precedenti nella storia dell'Occidente", e stabilisce "di avviare tutte le iniziative politiche necessarie per difendere il diritto di tutti i cittadini ad una giustizia giusta e di intraprendere tutte le opportune iniziative parlamentari per scongiurare un nuovo 1994 o, ancor peggio, che a determinare le sorti dell'Italia sia una sentenza giudiziaria e non il libero voto dei cittadini".

Dura la reazione delle opposizioni.
Andrea Orlando del Pd, dichiara: "Il comunicato emanato dall'ufficio di presidenza del Pdl, ribadendo le tesi complottistiche a cui la destra ci ha abituato, presenta toni, sintassi e lessico più vicini a quelli utilizzati da un'organizzazione terroristica che non a quelli che dovrebbero essere propri del principale partito di governo del Paese".
Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, parla invece di "ennesimo schiaffo alla democrazia": Non è stata la procura di Milano ad aver dimostrato disprezzo per il Parlamento, ma è lo stesso
Parlamento che si è arrogato la pretesa di individuare la competenza funzionale o territoriale dei giudici. I parlamentari del Pdl hanno firmato un documento di cui si devono vergognare. E' l'ennesimo schiaffo alla democrazia".
"E' lo spasmo finale di un potere che non ha nessun intenzione di cedere le armi" è stato, invece, il commento di Anna Finocchiaro a Otto e Mezzo. Secondo la presidente del gruppo del Pd al Senato "il documento è insensato e irresponsabile: dal '94 a oggi sono cambiati i vertici e i giudici della procura di Milano ed è casomai il presidente del Consiglio che da 17 anni attacca la giustizia italiana".
E aggiunge: "Trovo poi assurdo richiamare continuamente la volontà popolare come discrimine. Si può essere eletti con il 90% dei consensi ma di fronte alla legge tutti i cittadini sono uguali. Se ci sono dei procedimenti in corso - conclude - è il caso che Berlusconi si faccia processare come tutti".

Intercettazioni - La nota del Pdl, però, critica anche l'uso delle intercettazioni, la loro diffusione e il mancato intervento da parte del Garante della Privacy.
A questo proposito, dunque, Silvio Berlusconi intender sottoporre al capo dello Stato un decreto legge per frenarne l'abuso.
"Il bombardamento mediatico - viene infatti scritto dal Pdl nel documento - compiuto attraverso la diffusione illegale, arbitraria e rateizzata di atti unilaterali e privi di qualsiasi rilevanza penale mette a repentaglio il diritto dei cittadini alla riservatezza, che nessuna facoltà di indagine e nessun diritto di cronaca, pur sacrosanti, potrà mai compiere del tutto fino ad annullarlo. A tal proposito - conclude il documento - dispiace rilevare l'assoluta inadeguatezza delle prese di posizione del Garante per la Privacy rispetto al diritto costituzionalmente protetto che tale Autorità è chiamata a tutelare".

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