Nicole Minetti: "Non mi dimetto. Silvio è il mio mito"

Nicole Minetti al Pirellone durante una seduta del consiglio regionale della Lombardia
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La consigliera regionale del Pdl, indagata per sfruttamento della prostituzione minorile nell’inchiesta sul caso Ruby, si difende in un’intervista al Giornale: “Gli insulti a Berlusconi al telefono? Erano soltanto uno sfogo". INTERCETTAZIONI, FOTO, VIDEO

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“Non mi dimetto, sarebbe un’ammissione di colpevolezza”. Nicole Minetti (guarda le foto), già igienista dentale, ora consigliera regionale del Pdl finita nella bufera del caso Ruby (indagata per sfruttamento della prostituzione), ripete ancora una volta che non lascerà la sua poltrona. Lo fa (il giorno dopo il nuovo videomessaggio del premier) concedendo un’intervista al Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, in cui parla della sua esperienza politica e dei guai che l’hanno travolta nelle ultime settimane. “Io non reclutavo ragazze. Tantomeno facevo sesso col Presidente o con qualcun altro. Io sono una ragazza normale di 25 anni, ho un fidanzato e una laurea”, si difende la giovane esponente del Pdl. Che non ci sta a passare per una che non ha fatto la gavetta (come sostengono alcuni giovani del suo stesso partito che hanno organizzato una raccolta di firme per invitarla a dimettersi): “Sono arrivata a Milano. Ho superato il test al San Raffaele, ho studiato per tre anni, mi sono laureata a novembre 2009 con 110 e lode. La tesi l’ho fatta sulla prevenzione del tumore della bocca. E su questo tema ho tenuta anche una relazione in lingua inglese ad un convegno scientifico in Svizzera”.

Nelle intercettazioni finite nei documenti che la Procura ha inviato alla Camera sono spuntate però anche alcune dichiarazioni della Minetti che di sicuro non avranno fatto piacere al premier: “Gli insulti a Berlusconi? Solo uno sfogo. Sono in giro con mio padre, per Milano. Entriamo in libreria, compro Mignottocrazia di Paolo Guzzanti. Lo sfoglio: c’è un capitolo su di me dove mi dipinge come una maîtresse e c’è una foto del mio lato B. Anche se in realtà non sono io, ma non importa. Papà, così orgoglioso della figlia consigliere regionale, quasi si sente male, io m’incavolo. Perdo le staffe, chiamo Clotilde, la mia assistente, e urlo la mia rabbia”. In ogni caso, conclude lei, "sto con il premier". Per me "è un mito".

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